Conte e Francese: Contro di noi una regia politica - Le Cronache Attualità
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Conte e Francese: Contro di noi una regia politica

Conte e Francese: Contro di noi una regia politica

EBOLI-BATTIPAGLIA – Due amministrazioni interrotte prima della scadenza naturale, due città strategiche della Piana del Sele accomunate da una crisi politica che ha lasciato il segno e acceso il dibattito sul futuro degli assetti locali. Mario Conte a Eboli e Cecilia Francese a Battipaglia tornano a parlare delle rispettive esperienze amministrative, delle circostanze che hanno determinato la fine anticipata dei loro mandati e dei possibili scenari in vista delle elezioni comunali del 2027. Lo hanno fatto nel corso di una doppia intervista ai microfoni di Radio Città 105, nella nuova trasmissione «Microfoni Aperti», condotta dal giornalista Eugenio Verdini, che ha messo a confronto i due ex primi cittadini su una vicenda politica che coinvolge anche il più ampio territorio della Piana del Sele. Due epiloghi differenti sul piano procedurale, ma secondo gli intervistati riconducibili a dinamiche politiche che presenterebbero diversi punti di contatto. A Battipaglia la sfiducia è arrivata attraverso una mozione sottoscritta da dodici consiglieri e approvata il 1° ottobre con tredici voti favorevoli, compreso quello della consigliera di maggioranza Maria Gabriella Nicastro. A Eboli, invece, la crisi si è consumata con la mancata approvazione del rendiconto di gestione 2025, dopo diverse sedute consiliari andate deserte e l’intervento della Prefettura, che ha avviato la procedura di scioglimento dell’assise. Una vicenda sulla quale Conte punta il dito contro una parte della sua stessa maggioranza, accusata di aver fatto mancare deliberatamente il numero legale. Ad aprire il confronto è stata Cecilia Francese, che ha ricostruito le ultime settimane della propria amministrazione, respingendo le motivazioni politiche addotte dai promotori della sfiducia. «Questa mozione parte da lontano, dal livore di poche persone, soprattutto tre consiglieri comunali che ce l’hanno sempre avuta nei miei confronti», ha dichiarato l’ex sindaca, secondo la quale il documento avrebbe affrontato questioni, come la sicurezza urbana e la carenza di servizi, senza entrare realmente nel merito dell’attività amministrativa. Francese ha contestato soprattutto la tempistica dell’operazione, arrivata a pochi mesi dalla conclusione del mandato, quando erano in corso numerosi interventi pubblici. Tra quelli rivendicati figurano il mercato coperto, i parcheggi, la scuola Marconi, gli asili, le strutture per l’accoglienza delle donne vittime di violenza e quelle destinate ai minori. L’ex prima cittadina ha inoltre ricordato il tentativo di ricomporre la maggioranza attraverso l’azzeramento della Giunta e la disponibilità a un confronto politico, senza tuttavia riuscire a evitare la caduta dell’amministrazione. Il ragionamento si è poi spostato sull’ipotesi di una regia politica più ampia, che secondo Francese avrebbe interessato anche altri Comuni del comprensorio. «In politica le coincidenze sono un po’ strane», ha osservato, sostenendo che dietro le crisi amministrative di Eboli, Battipaglia, Campagna e Capaccio Paestum possano esserci interessi e strategie riconducibili a un sistema di potere radicato sul territorio. L’ex sindaca ha chiamato in causa anche le dinamiche interne ai partiti, criticando l’ingerenza delle segreterie provinciali nelle scelte delle comunità locali. «Il popolo battipagliese non permetterà che il prossimo candidato sindaco venga deciso nelle sedi delle segreterie provinciali», ha affermato, rivendicando l’autonomia delle esperienze civiche. Sulla stessa lunghezza d’onda Mario Conte, che ha definito contraddittoria la vicenda politica e amministrativa che ha portato alla fine della sua esperienza a Palazzo di Città. «Chi ha predisposto il documento che sarebbe il consuntivo è lo stesso assessore che poi ha voluto e fatto in modo che cadesse la maggioranza», ha sostenuto, riferendosi alle dinamiche interne al gruppo consiliare Eboli Domani. Secondo l’ex sindaco, alla base della rottura ci sarebbero state soprattutto ambizioni personali legate alla futura candidatura a sindaco. Conte ha quindi ricordato il lavoro svolto durante i cinque anni di amministrazione, rivendicando una programmazione che, a suo dire, avrebbe lasciato in eredità alla città circa 40-50 milioni di euro di opere pubbliche appaltate o in corso di realizzazione. Dagli impianti sportivi agli alloggi popolari, passando per gli interventi nei quartieri, gli asili nido e la riqualificazione urbana, l’ex primo cittadino ha sottolineato come il Comune abbia avviato progetti e recuperato finanziamenti che, a suo giudizio, erano rimasti fermi negli anni precedenti. Particolarmente duro il passaggio sulle presunte pressioni esercitate sui consiglieri comunali per impedire l’approvazione del rendiconto. Conte ha riferito di riunioni e interlocuzioni politiche, anche presso la segreteria provinciale del Partito Democratico, finalizzate, secondo la sua ricostruzione, a convincere alcuni esponenti della maggioranza a non partecipare al voto. Ha inoltre citato presunti interventi su singoli consiglieri e pressioni riconducibili ad altri esponenti politici. Accuse che rappresentano la sua versione dei fatti e che hanno alimentato un confronto destinato a proseguire nel dibattito politico cittadino. Nel corso dell’intervista Conte ha rivendicato soprattutto l’autonomia dimostrata su alcune battaglie territoriali, a partire dalla difesa dell’ospedale di Eboli. «Se ci fosse stato un sindaco legato al Partito Democratico, forse non avrebbe impugnato gli atti della Regione e dell’Asl per difendere i 152 posti letto», ha dichiarato, ricordando i ricorsi presentati al Tar. Altro capitolo quello della contestata bretella Eboli-Agropoli, contro la quale Conte si è schierato per le conseguenze che avrebbe potuto produrre sulle aziende agricole del territorio, con numerosi espropri e un investimento stimato in circa un miliardo e 800 milioni di euro. Insieme a Cecilia Francese, ha inoltre ricordato la battaglia contro il trasferimento delle ecoballe a Persano, sottolineando la convergenza istituzionale che in quella circostanza aveva coinvolto diversi sindaci della zona. Due ex amministratori che, dunque, rivendicano la propria indipendenza dai tradizionali circuiti politici e che individuano proprio nella libertà di scelta dei sindaci uno degli elementi centrali della questione. Ampio spazio anche alla reazione delle rispettive comunità. Francese ha raccontato di aver ricevuto numerose manifestazioni di solidarietà da cittadini che, pur non avendola votata, avrebbero giudicato ingiustificata la conclusione anticipata del mandato. Conte ha parlato di una maggioranza silenziosa che, dopo la caduta dell’amministrazione, avrebbe iniziato a manifestare pubblicamente il proprio dissenso, anche rispetto alle critiche circolate sui social network. Entrambi hanno contestato l’utilizzo di profili falsi e campagne di delegittimazione, ritenendo che il giudizio sull’operato amministrativo debba basarsi sui risultati concreti e non su polemiche virtuali. Sul futuro politico, Cecilia Francese ha annunciato di essere già al lavoro per la costruzione di una nuova proposta civica, insieme agli amministratori e ai consiglieri rimasti al suo fianco. Il movimento Etica per il Buongoverno resta il riferimento della sua esperienza e l’ex sindaca non esclude un nuovo coinvolgimento diretto nella prossima competizione elettorale. A Eboli, Mario Conte punta invece alla costruzione di una coalizione ampia, capace di mettere insieme forze politiche tradizionali e liste civiche. «Credo che debba tornare la politica, perché probabilmente non c’è né da una parte né dall’altra», ha affermato, indicando nella definizione di un programma condiviso il primo passaggio per individuare il futuro candidato sindaco. Non ha escluso una propria candidatura, ma ha spiegato di voler prima verificare la possibilità di una sintesi tra le diverse componenti che intendono proseguire il percorso amministrativo avviato. La conclusione del confronto ha lasciato emergere un messaggio comune: la necessità di restituire centralità alla politica, ai programmi e alla scelta dei cittadini, sottraendo, secondo la loro prospettiva, le decisioni amministrative alle logiche delle segreterie e delle ambizioni personali. Due esperienze finite anzitempo, dunque, ma non due percorsi politici necessariamente conclusi. La partita per il 2027, nella Piana del Sele, è già cominciata. Marco Naponiello