di Erika Noschese
Lo chiamavano tutti “Friccolo”. Un soprannome nato quasi per gioco, tra i banchi di scuola e le giornate trascorse insieme agli amici, diventato negli anni il simbolo di un legame che neppure la distanza era riuscita a spezzare. Simone Ruggia, 36 anni, era rimasto quel ragazzo solare, generoso, sempre pronto a tendere una mano. Un amico sincero, uno di quelli che, anche dopo aver lasciato la propria città, non dimenticano le persone con cui sono cresciuti. Oggi, però, a Salerno restano soltanto i ricordi e un dolore difficile da raccontare. Simone è una delle quattro vittime dell’incidente che ha coinvolto un elicottero CH-47 dell’Esercito italiano, precipitato nei pressi di Brčko, in Bosnia-Erzegovina, durante la missione europea Eufor Althea. In via Pietro de Ciccio, nel quartiere Mariconda, il silenzio ha preso il posto della quotidianità. Al secondo piano del civico 7, parenti e amici si stringono attorno alla famiglia del militare, cercando parole di conforto che sembrano impossibili da trovare. Nessuno ha voglia di parlare. Gli anziani del quartiere ricordano Simone come un ragazzo perbene, simpatico e rispettoso, che non aveva mai dimenticato le proprie radici. Nonostante vivesse ormai da anni a Viterbo, dove prestava servizio presso il primo reggimento Antares dell’Aviazione dell’Esercito, continuava a tornare a Salerno durante le festività e le ferie. Ogni ritorno era un’occasione per riabbracciare la madre Gina, la sorella Ilenia, i due nipoti e gli amici di sempre. Tra questi c’è Andrea Mattei, amico d’infanzia, che fatica ancora a credere a quanto accaduto. «Simone, per me e per il nostro gruppo, era semplicemente Friccolo. Un nomignolo nato dal nulla e da allora legato alla sua splendida persona. Siamo cresciuti insieme e ogni volta che tornava a Salerno ci riunivamo tutti. Eravamo inseparabili», racconta con commozione. Una storia di amicizia cominciata da ragazzini, quando frequentavano scuole diverse ma trovavano sempre il modo di trascorrere del tempo insieme. «Quando marinavamo le lezioni, passavamo le mattinate insieme. Era una persona perbene, un amico caro che sentivo sempre con piacere», ricorda Andrea. Simone aveva lasciato Salerno nel 2011 per inseguire la sua passione per il volo e costruire la propria carriera nell’Esercito. A Viterbo aveva trovato una nuova dimensione di vita, senza mai recidere il legame con la città d’origine. Lo scorso maggio aveva sposato Chiara, dando inizio a un nuovo capitolo della propria esistenza. Un futuro interrotto improvvisamente nei cieli della Bosnia. «Sicuramente durante le festività natalizie ci saremmo incontrati di nuovo tutti insieme, anche con Fabio, Marco e Davide, che vivono fuori. Ancora non mi capacito che un giovane brillante, generoso e leale come lui non ci sia più», aggiunge Mattei. Simone avrebbe compiuto 37 anni il prossimo 21 febbraio. Un compleanno che oggi diventa un’altra data dolorosa per chi gli voleva bene. La tragedia ha profondamente scosso l’intera comunità salernitana. Insieme a Simone Ruggia hanno perso la vita il sergente maggiore Claudio Marchesi, il tenente Franco Adriano Zecchillo e il sergente Laura Procacci, questi ultimi due appartenenti al Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana. Numerosi i messaggi di cordoglio arrivati dalle istituzioni. Il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, ha voluto ricordare il sacrificio dei quattro militari, sottolineando il valore del loro impegno lontano dall’Italia. «Questi giovani ci ricordano le tante persone impegnate in ogni parte del mondo a fare un lavoro prezioso, straordinario, silenzioso, per difendere la pace e le condizioni della convivenza fra popoli e individui». Il primo cittadino ha poi rivolto un pensiero particolare al sergente salernitano. «Fra questi caduti c’era anche un nostro concittadino, il sergente Simone Ruggia, che ha vissuto per lungo tempo a Salerno, nel quartiere di Pastena, prima di trasferirsi a Viterbo. Parliamo di un giovane che è caduto in una terra lontana per fare il proprio dovere, e lo ricorderemo anche nei prossimi giorni». Commosso anche il ricordo del viceministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Edmondo Cirielli. «La morte del sergente Simone Ruggia nell’incidente in Bosnia-Erzegovina mi colpisce profondamente. Alla sua famiglia e a tutte le persone che gli volevano bene esprimo il mio cordoglio e la mia vicinanza. Mi unisco al dolore di Pastena, dove era cresciuto, e di tutta Salerno». Cirielli ha ricordato la passione del giovane militare per il volo e la scelta di servire il Paese attraverso l’Esercito, esprimendo vicinanza anche alle famiglie delle altre vittime. Al dolore della città si è unito l’arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno, monsignor Andrea Bellandi. «Siamo vicini con la preghiera ai familiari delle quattro vittime dell’incidente accaduto in Bosnia-Erzegovina. In particolar modo esprimiamo la nostra vicinanza alla famiglia di Simone Ruggia, originario di Salerno. Che il Signore possa confortare i familiari e gli amici in questo momento di grande dolore». Parole di cordoglio anche dal consigliere comunale Marco Mazzeo, che ha espresso profonda partecipazione alla tragedia. «Mi stringo con sincera partecipazione alla famiglia del sergente Simone Ruggia, originario del quartiere Pastena di Salerno e in servizio a Viterbo. Hanno sacrificato la propria vita nell’adempimento del dovere», ha dichiarato, rivolgendo un pensiero alle altre vittime e un augurio di pronta guarigione ai militari feriti. Vicinanza alle famiglie è stata manifestata anche dal movimento Futuro Nazionale Campania, attraverso il coordinatore regionale Lello Di Capua e il coordinatore provinciale Franco Cardiello. «Ci stringiamo con commozione e rispetto attorno alle famiglie delle vittime e ai colleghi in questo momento di grande dolore. Ai feriti rivolgiamo il nostro più sincero augurio di pronta guarigione. Onore alla loro memoria». Ma al di là dei messaggi istituzionali, delle parole di cordoglio e degli omaggi al militare caduto nell’adempimento del proprio dovere, a Salerno resta soprattutto il dolore per Simone. Quello della madre Gina, della sorella Ilenia, della moglie Chiara, sposata appena pochi mesi fa, e degli amici che già immaginavano il prossimo incontro durante le festività natalizie. In via Pietro de Ciccio il silenzio continua ad accompagnare le ore di una famiglia distrutta dal dolore. E tra chi lo ha conosciuto resta il ricordo di quel ragazzo che amava tornare a casa, ritrovare gli amici e raccontare la propria vita lontano da Salerno. Per tutti loro Simone non sarà soltanto il sergente dell’Esercito morto in una missione internazionale. Resterà Friccolo, l’amico di sempre, quello che non mancava mai agli appuntamenti quando tornava in città. E che questa volta, purtroppo, non tornerà.






