Il risultato ottenuto alle elezioni di Cassa Forense potrebbe rappresentare soltanto il primo passo verso una nuova stagione per l’avvocatura salernitana. Ne è convinto l’avvocato Vincenzo Vingolo che, a poche settimane dalla tornata elettorale, traccia un bilancio dell’esperienza condivisa con Paola Ianni, eletta grazie al secondo posto conquistato dalla lista, e guarda già al prossimo rinnovo del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Salerno. Al centro della riflessione, la necessità di non disperdere il patrimonio di consensi raccolto e di dare continuità a un progetto di rinnovamento costruito anche grazie al contributo di Sarel Malan. Un percorso che, secondo Vingolo, potrebbe aprire nuovi scenari negli equilibri dell’avvocatura salernitana, superando gli schieramenti tradizionali e valorizzando figure capaci di interpretare le istanze di cambiamento della categoria.
Avvocato Vingolo, a qualche settimana dalle elezioni di Cassa Forense, quale bilancio trae dal risultato ottenuto?
«Un bilancio certamente positivo. La nostra lista, composta da me e da Paola Ianni, ha conquistato il secondo posto, raggiungendo il quorum necessario all’assegnazione di un seggio, che ha consentito l’elezione di Paola. È stato un risultato importante, frutto di un lavoro collettivo e del contributo di tanti colleghi che hanno creduto in questo progetto. Naturalmente, il significativo consenso personale raccolto da Paola ha rappresentato una componente fondamentale del risultato. Ma sarebbe riduttivo dimenticare il percorso che ha reso possibile la nostra partecipazione alla competizione elettorale».
Come è nata questa candidatura?
«In una fase particolarmente complessa, nella quale intorno a Paola erano venuti meno alcuni sostegni, Sarel Malan ha creduto nella possibilità di costruire un progetto autonomo. È stato proprio lui a propormi di affiancarla nella lista. Abbiamo quindi lavorato insieme alla raccolta delle firme, alla presentazione della candidatura e all’organizzazione della campagna elettorale.
È stata una scelta precisa, sostenuta da un gruppo di colleghi che ha deciso di impegnarsi senza adeguarsi agli equilibri già consolidati. Credo sia giusto riconoscere il contributo di tutti coloro che hanno reso possibile quel risultato».
Un risultato che potrebbe avere conseguenze anche sulle prossime elezioni del Consiglio dell’Ordine?
«Credo che sarebbe un errore considerare quella esperienza come una parentesi ormai conclusa. Le elezioni di Cassa Forense hanno dimostrato che esiste uno spazio concreto per costruire percorsi autonomi e per interpretare una domanda di rinnovamento che attraversa una parte significativa dell’avvocatura salernitana. Naturalmente, le due competizioni sono differenti, ma il patrimonio di consenso e di fiducia raccolto non dovrebbe essere disperso. Anzi, ritengo che proprio chi ha ricevuto quella fiducia abbia oggi una responsabilità ulteriore: dimostrare che quel risultato non rappresentava semplicemente il traguardo di una competizione elettorale, ma l’inizio di un percorso più ampio. Un consenso importante non è soltanto un riconoscimento personale. È anche una responsabilità verso chi lo ha espresso e verso il progetto che lo ha reso possibile. La rappresentanza si esercita nelle sedi istituzionali, naturalmente anche a Roma, ma le sue radici e le ragioni del suo successo restano qui, tra i colleghi salernitani».
Quale figura immagina alla guida del prossimo Consiglio dell’Ordine?
«Credo che l’avvocatura salernitana abbia tutte le risorse umane e professionali per aprire una stagione nuova. Le recenti elezioni hanno fatto emergere personalità capaci di raccogliere un consenso significativo, dimostrando che è possibile costruire aggregazioni nuove, anche al di fuori degli schieramenti tradizionali. Mi auguro che questo patrimonio non venga disperso e che chi ha dimostrato di saper interpretare una domanda di cambiamento abbia anche il coraggio di assumersi la responsabilità di guidarlo. Naturalmente, il rinnovamento non è necessariamente una questione anagrafica. Potrebbe essere interpretato anche da una figura di grande esperienza e indiscussa autorevolezza professionale. Del resto, non mi dispiacerebbe affatto vedere alla Presidenza dell’Ordine persino un autorevole “azzeccagarbugli”».
E Sarel Malan? Pensa che sarà nuovamente candidato al Consiglio dell’Ordine?
«È una domanda che andrebbe rivolta direttamente a lui. Quello che posso dire è che Sarel ha avuto un ruolo determinante nella costruzione della nostra lista e nella strategia elettorale che ci ha consentito di raggiungere questo risultato. Per quello che conosco del suo modo di interpretare l’impegno nelle istituzioni, non credo che consideri questa esperienza un episodio isolato o un risultato da archiviare. Credo, piuttosto, che ritenga importante dare continuità al percorso intrapreso, naturalmente nella misura in cui esistano le condizioni per costruire un autentico progetto di rinnovamento. Non avrebbe molto senso aver dimostrato che è possibile superare determinati equilibri per poi tornare semplicemente a riprodurli. Il punto, a mio avviso, non è stabilire oggi chi debba candidarsi, ma comprendere se esista la volontà di proseguire insieme lungo la strada che abbiamo intrapreso».
Dunque, quale auspicio per le prossime elezioni?
«Che non si perda lo spirito che ha animato la nostra esperienza. Abbiamo dimostrato che un gruppo di colleghi, unito da una visione comune e dalla volontà di costruire qualcosa di diverso, può raggiungere risultati importanti. Adesso si tratta di comprendere se quella esperienza debba rimanere soltanto un bel ricordo elettorale oppure diventare il punto di partenza di una stagione nuova per l’avvocatura salernitana. Perché il vero valore di una vittoria non si misura soltanto nel risultato raggiunto, ma anche in ciò che si ha il coraggio di costruire dopo».








