Di Antonio Manzo
A Massimo Cariello, arrestato dopo la seconda plebiscitaria elezione a sindaco di Eboli, arriva l’assoluzione piena “perché il fatto non sussiste” sulla presunta turbativa d’asta nelle politiche sociali. Nel procedimento inizialmente erano stati contestati 18 capi d’imputazione: 17 sono stati successivamente archiviati e, per la vicenda relativa alla turbativa, è arrivata ora l’assoluzione. L’ex sindaco commenta il giorno dopo: “Posso però raccontare il peso che tutto questo ha avuto sulla mia vita e sulla mia esperienza amministrativa. oltre 80 esposti. più di 40 procedimenti giudiziari. una pressione che ha segnato me e la mia famiglia. Il bilancio che ho ricostruito comprende 33 archiviazioni, 5 assoluzioni, 2 procedimenti ancora in corso e una condanna definitiva”. Sulla gestione delle politiche sociali e del Piano di Zona che era un corposo dossier dei Carabinieri alla Procura della Repubblica era stata coinvolta anche Antonella Giarletta, titolare di un’associazione del terzo settore, anche lei assolta. Che commenta: “La sentenza rappresenta un punto fermo e una tappa importante di un percorso umano e giudiziario estremamente difficile nel quale erano stati coinvolti anche i miei affetti più cari. Mio padre, il compianto Aldo Giarletta”. Assolti anche l’ex direttore del piano di zona Giovanni Russo, la dipendente comunale Erminia Pendino e Raffaele Forte. Il pubblico ministero Elena Cosentino aveva chiesto l’’assoluzione. Quando ieri sera è giunta la notizia dell’assoluzione Massimo Cariello, attorniato dai suoi amici, ha giudicato la sua esistenza. “Credo di aver pagato, e di continuare a pagare, un prezzo altissimo per essere stato un sindaco nato tra la gente e sostenuto dalla gente, senza dinastie politiche né cognomi capaci di aprire le porte del potere. A Eboli, la mia libertà da certe appartenenze sembra essere diventata, per alcuni, un ostacolo da colpire”. La carriera politica di Massimo Cariello nasce in Rifondazione Comunista, giovane assessore comunale, poi assessore provinciale ed infine, due volte sindaco di Eboli. Pur avendo dismesso ogni tessera di partito Cariello è stato dato in quota politica Pd negli ultimi anni tranne a coltivare formazioni civiche. “Sono stato vittima di decine e decine di denunce ed esposti, il danno non è stato solo personale – aggiunge – È questa la ferita che porto dentro: aver dovuto difendere non solo il mio operato, ma anche la libertà di fare politica senza padrini, senza appartenenze e senza rinunciare al legame più importante, quello con la mia gente”. Nel percorso giudiziario, la Procura generale presso la Corte di Cassazione aveva chiesto l’assoluzione, richiesta che non era stata accolta. Mssimo Cariello è stato condannato per corruzione e abuso d’ufficio a quattro anni e sei mesi di reclusione e l’interdizione dai pubblici uffici. Si tratta di vicende relative a concorsi presso il comune di Cava dei Tirreni e l’abuso d’ufficio contestato per aver concesso un maggiore indice di edificabilità ad un suo amico costruttore. “Nonostante la sentenza definitiva e in attesa che la condanna venga eseguita, non mi fermerò – conclude Massimo Cariello – Continuerò a percorrere tutte le strade che ritengo legittime per far valere le mie ragioni, valutando anche il ricorso agli strumenti di tutela previsti in ambito europeo e la presentazione di una domanda di grazia al Presidente della Repubblica. Ringrazio di cuore i miei avvocati, Cacciatore Cecchino e Costantino Cardiello, per il lavoro svolto e per avermi accompagnato in questo percorso”.






