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Cronaca Agropoli

Agropoli, Centro di accoglienza. Pesce chiede gli atti

Agropoli, Centro di accoglienza. Pesce chiede gli atti

di Erika Noschese

Torna al centro del dibattito politico ad Agropoli la questione dei Centri di accoglienza straordinaria destinati ai richiedenti asilo. Dopo le polemiche e il contenzioso legati alla struttura di contrada Moio Alto, a sollevare nuovi interrogativi è il consigliere comunale di opposizione Raffaele Pesce, esponente di Liberi e Forti, che punta il dito contro l’amministrazione comunale per la presunta mancanza di trasparenza sulla nuova struttura individuata in contrada Acqua di Gorga, al confine con Ogliastro Cilento. A far discutere è soprattutto la circostanza, riportata dal quotidiano Le Cronache, secondo cui l’immobile destinato all’accoglienza sarebbe di proprietà di un familiare del presidente dell’Agropoli Cilento Servizi oppure sarebbe già stato ceduto alla società incaricata della gestione dei CAS. Una situazione sulla quale il consigliere chiede di fare piena luce, annunciando l’intenzione di acquisire tutta la documentazione amministrativa relativa alla struttura. «Le vicende del CAS, centro di accoglienza straordinaria, ad Agropoli continuano a essere materia top secret, tenuta celata dall’amministrazione ai consiglieri comunali di minoranza», denuncia Pesce, evidenziando come la questione coinvolga aspetti delicati, dalla sicurezza e dall’ordine pubblico fino alle condizioni di accoglienza e al benessere degli ospiti. Il consigliere richiama quindi il precedente di contrada Moio Alto, dove l’apertura di un centro di accoglienza aveva dato origine a un contenzioso legato a questioni edilizie e urbanistiche. Una vicenda che, secondo l’esponente di opposizione, avrebbe dovuto indurre l’amministrazione a prestare maggiore attenzione alle procedure e alla comunicazione istituzionale. «A Moio, ricordo, nessun rappresentante dell’ente fu presente al sopralluogo della commissione prefettizia, con Asl e Vigili del Fuoco, pur trattandosi di una materia così importante e delicata. Poi i soliti provvedimenti successivi e la causa. Tanto a pagare sono sempre i cittadini», afferma Pesce, manifestando il timore che situazioni analoghe possano essersi verificate anche nel nuovo caso. Al centro delle contestazioni non c’è soltanto l’iter amministrativo, ma anche il mancato coinvolgimento dei rappresentanti istituzionali e della popolazione residente. Secondo Pesce, infatti, il Comune avrebbe dovuto informare preventivamente almeno i consiglieri comunali dell’individuazione della nuova struttura, soprattutto alla luce delle criticità emerse nella precedente esperienza. «Il Comune, almeno questa volta, dopo la precedente esperienza, avrebbe potuto avvisare la popolazione o, almeno, i consiglieri eletti dalla stessa», sottolinea l’esponente di Liberi e Forti. Un altro aspetto sul quale il consigliere sollecita verifiche riguarda le condizioni di ospitalità. Secondo le informazioni da lui richiamate, la struttura potrebbe accogliere circa cento persone, distribuite in quattro appartamenti con una media di 25 ospiti ciascuno. Numeri che, qualora confermati, renderebbero necessario approfondire l’effettiva capacità ricettiva degli immobili e il rispetto dei requisiti previsti per l’accoglienza. «Le condizioni di disagio, a quanto leggo circa 25 ospiti ad appartamento, per quattro appartamenti, non credo siano tollerabili», osserva Pesce, chiedendo implicitamente attenzione anche alla dignità e al benessere dei richiedenti asilo. Il consigliere tiene però a distinguere le richieste di trasparenza e sicurezza da qualsiasi posizione contraria all’accoglienza. «Gli agropolesi non sono e non vogliono apparire xenofobi, razzisti, egoisti», precisa, evidenziando come le preoccupazioni manifestate da alcuni residenti derivino soprattutto dalla carenza di informazioni. La questione, secondo l’esponente di opposizione, riguarda anche la necessità di verificare eventuali interessi economici collegati alla gestione delle strutture, distinguendo gli aspetti di legittimità amministrativa dalle valutazioni di opportunità politica. Pesce richiama, a questo proposito, il ruolo degli organi competenti, ai quali spetta accertare la regolarità degli affidamenti e delle procedure, mentre alla politica compete valutare l’opportunità delle scelte e garantire un adeguato livello di trasparenza. Pur riconoscendo che l’individuazione e l’attivazione dei Centri di accoglienza straordinaria rientrano nelle competenze prefettizie, il consigliere ritiene che questo non escluda la necessità di un confronto con il territorio e con i rappresentanti eletti. Da qui l’annuncio della richiesta di accesso agli atti per acquisire la documentazione relativa al nuovo CAS di contrada Acqua di Gorga e verificare gli aspetti amministrativi e autorizzativi della vicenda. Una nuova polemica, dunque, che riaccende il confronto politico ad Agropoli sul sistema dell’accoglienza, sulla trasparenza delle procedure e sul rapporto tra amministrazione comunale e cittadini. In attesa di chiarimenti ufficiali, restano aperti gli interrogativi sollevati dall’opposizione sulla struttura, sulla sua capacità ricettiva e sulle modalità con cui è stata individuata.