Le parole, nei palazzi arcivescovili, hanno il peso dell’autorità e della fiducia. O almeno così dovrebbe essere. A Salerno, invece, la distanza tra le dichiarazioni ufficiali e la realtà dei fatti si fa ogni giorno più stridente, assumendo i contorni di una vera e propria presa in giro orchestrata ai danni di un’intera diocesi e del suo presbiterio. “Il Seminario non si tocca, l’Ente Seminario non chiuderà”: questa era la linea ufficiale, la rassicurazione dispensata a sacerdoti e fedeli per placare gli animi e sopire i malumori. Una narrazione rassicurante, dietro la quale si nascondeva un copione completamente diverso. Mentre l’Arcivescovo Andrea Bellandi rassicurava la piazza, nei corridoi si decideva il destino dell’immobile e dell’istituzione. Una struttura pensata e destinata originariamente ad accogliere i sacerdoti anziani si avvia così a cambiare pelle. Una parte dell’edificio verrà riconvertita per fare spazio a uno studentato universitario. Non un’opera di carità, ma un’operazione commerciale in piena regola: si parla di entrate che vanno dai 24mila euro a stanza. A questo punto si pone una questione non solo pastorale, ma etica e giuridica. Che fine fa la volontà dei benefattori? Il terreno su cui sorge il Seminario non fu regalato alla Diocesi per fare speculazione, ma per erigere un’opera prettamente educativa per la formazione delle vocazioni. Un vincolo morale e testamentario in virtù del quale l’allora Arcivescovo promosse la costruzione del complesso. La farsa della commissione e del Consiglio Presbiterale Ciò che rende la vicenda ancora più grave non è solo la decisione in sé, ma il metodo. Bellandi ha trascinato il Consiglio Presbiterale in un teatrino democratico, chiamando i sacerdoti a votare per l’istituzione di una commissione ad hoc. Un organo che avrebbe dovuto studiare, analizzare e proporre soluzioni sul futuro della struttura. Un passaggio che oggi si rivela per quello che era realmente: una cortina di fumo. A cosa è servito far votare il clero se le decisioni erano già state prese altrove? Perché simulare un processo partecipativo se il destino del Seminario era già segnato? La sensazione diffusa tra i sacerdoti è quella di essere stati usati come mero paravento per legittimare scelte calate dall’alto, sotto la regia del Vescovo e della sua presunta “ombra” operativa son Alfonso Gentile. I cantieri e le ombre sulla gestione: chi c’è dietro i lavori? Mentre il dibattito veniva soffocato nelle aule delle riunioni, all’esterno sono iniziati i fatti. I lavori per lo smembramento della struttura stanno partendo o sono già in corso, segnando l’inizio della fine per un simbolo storico della diocesi. E qui gli interrogativi si moltiplicano, trasformandosi in vere e proprie questioni di trasparenza aziendale e amministrativa: Chi è la ditta incaricata di effettuare i lavori di smembramento e ristrutturazione? Con quale metodo e attraverso quali criteri di selezione è stata scelta? Si è ricorsi a una gara trasparente o si è proceduto per affidamento diretto, lontano da occhi indiscreti? Qual è la destinazione d’uso reale degli spazi che verranno sottratti alla comunità diocesana? Un clero tradito Governance autoritaria e mancanza di rispetto per le dinamiche presbiterali non sono dettagli secondari nella gestione di una Chiesa locale. Dire una cosa e farne un’altra, sapendo di mentire, incrina l’alleanza tra il Pastore e i suoi collaboratori più stretti. Salerno non ha bisogno di decisioni calate nel segreto delle stanze episcopali né di commissioni farsa istituite per coprire operazioni già deliberate. Il clero e i cittadini meritano risposte chiare, immediate e documentate: sui costi, sulle ditte, sulle procedure e, soprattutto, sul futuro di ciò che resta del Seminario. Tra consultazioni farsa e manovre speculative, la gestione della vicenda lascia un’amarezza profonda nella comunità e tra i tanti presbiteri che credono ancora in una Chiesa trasparente. La sensazione è che a Salerno la logica del bilancio e dell’opportunismo abbia definitivamente travolto l’ascolto sincero e il rispetto per la storia della diocesi.






