Zito: Cosmi non adatta per la Salernitana - Le Cronache Salernitana
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Zito: Cosmi non adatta per la Salernitana

Zito: Cosmi non adatta per la Salernitana
Nel gennaio del 2016 fece una scelta molto coraggiosa, lasciando l’Avellino per accasarsi in una Salernitana fortemente a rischio retrocessione. Troppa, però, era la voglia di essere protagonista in uno stadio in cui, da avversario, aveva sempre lasciato il segno. A distanza di anni da un’esperienza intensa e, tutto sommato, soddisfacente, Antonio Zito segue ancora con affetto le sorti della Bersagliera ed è rammaricato per un avvio di stagione non all’altezza del blasone della piazza. Ecco quanto ha dichiarato in un’intervista esclusiva rilasciata a Cronache:
Si aspettava una partenza così negativa della Salernitana, distante già 11 punti dal primo posto?
“Devo essere sincero: non sono sorpreso. Sin dai primi giorni di ritiro percepivo ci fosse qualcosa che non andava. I calciatori sono arrivati in ritardo, l’allenatore manifestava una certa insoddisfazione e non vedevo un’organizzazione all’altezza di un club che punta a vincere il campionato. Quando si sommano tutti questi fattori è chiaro che i giocatori sono negativamente condizionati e l’attuale posizione anonima di classifica è lo specchio di una programmazione che non è mai decollata. A Salerno sembra quasi che non si riesca più ad alzare l’asticella, si rischia davvero di disperdere il patrimonio d’entusiasmo rappresentato dalla tifoseria”.
Cosmi furioso dopo la gara con la Scafatese: gesti contro i tifosi, sfogo verso i giornalisti, rischio esonero e ora una riconferma contro il parare degli ultras…
“Mi ha ricordato un po’ quello che successe con Sannino nel 2016. In quel caso, però, la società intervenne immediatamente cambiando allenatore anche per restituire serenità all’ambiente. Probabilmente Cosmi è esploso dopo aver accumulato una serie di tensioni che, alla lunga, non è riuscito a reggere. I calciatori, come detto, sono arrivati in ritardo e non è da escludere che non siano state mantenute tutte le promesse che erano state fatte. Per me non era il tecnico adeguato per una squadra che punta a vincere il campionato”.
Lei si sarebbe dimesso se gli ultras le avessero chiesto di farsi da parte?
“In questo caso devo dire che Cosmi ha fatto bene a non rassegnare le dimissioni. Toccava alla società intervenire valutando con attenzione la situazione e provvedendo a esonerare l’allenatore. In questo caso, però, saranno entrati in gioco anche fattori di tipo economico. In fondo il primo posto è lontanissimo e qualificarsi ai playoff è piuttosto semplice: perché cambiare guida tecnica e mettere un altro mister a busta paga? Credo che la riconferma nasca anzitutto da un ragionamento di questo tipo”.
Il ds ha contattato altri allenatori, gli ultras hanno “scaricato” l’allenatore. C’è il rischio che il gruppo si adagi sulla situazione e che prepari male la gara di Picerno?
“Anzitutto dico con sincerità che, se l’alternativa è Toscano, tanto vale tenersi Cosmi. Non è un tecnico che gode della mia stima calcistica e non mi pare che di recente abbia fatto grosse cose in una piazza altrettanto importante come Catania. Aggiungo: i giocatori sono professionisti e non credo che in campo si facciano poi condizionare da vicende esterne. Rappresentano un pubblico speciale ed è d’obbligo sudare la maglia”.
Lei diceva che Cosmi resta anche per una questione di budget. E pensare che questa società prospettava Europa e investimenti milionari…
“Io però non me la sento di dare tutta la colpa a Iervolino. E’ chiaro, però, che se nella tua mente hai un progetto top devi affidarlo a professionisti di spessore assoluto. Se da 2-3 anni l’andamento è sempre uguali e passi repentinamente dalla A alla C qualche domanda devi fartela. Lui ha delegato troppo spesso e, rispetto a risultati economici e sportivi così negativi, dovrebbe riprendere in mano la situazione e agire in prima persona ricordando che Salerno ha una tifoseria che deve calcare palcoscenici diversi. Tre indizi fanno una prova e questa serie di annate negative lasciano in eredità una serie di interrogativi ai quali solo lui potrà rispondere”.
Si può parlare di programmazione quando viene rinnovato il contratto a un ds che non vince e che cambia decine e decine di giocatori in 12 mesi sconfessando il suo stesso operato?
“Ritengo Faggiano un dirigente valido per questa categoria. Avrà commesso i suoi errori, però dobbiamo chiederci quali siano gli obiettivi, quale sia stato il budget e se abbia avuto carta bianca nella gestione complessiva. Nel calcio contano unicamente i risultati, ma non bisogna mai dimenticare come sia nata questa stagione”.
A questa Salernitana mancano leader?
“Vi faccio l’esempio della mia Salernitana. Nella stagione 2016-17 vedevo cose che non mi piacevano ed ebbi il coraggio e la personalità di incontrare un dirigente come Fabiani per dirgli chiaramente che mister Sannino e Rosina rappresentassero un problema. Mi assunsi una bella responsabilità, consapevole che in quella rosa nessuno avesse la forza per fare un discorso del genere a una società così navigata. Sarà un caso, ma quando andarono via o furono allontanati iniziammo a divertirci e conseguimmo risultati importanti. In questo gruppo manca una figura del genere. Tascone capitano? Un bravo ragazzo, indubbiamente. Ma per vincere serve altro alla Salernitana”.
Apriamo l’angolo amarcord…
“Presi una decisione coraggiosa: lasciai Avellino, con una buona classifica e una maglia da titolare, per accettare i “rivali” granata a rischio retrocessione. Era una sfida che mi intrigava ed era il mio sogno giocare a cospetto di una tifoseria tra le migliori in Italia. Alla lunga la mia scelta è stata capita e rispettata, ho sempre dato l’anima per le maglie che ho rappresentato e ricordo ancora con piacere lo striscione “Zito non si tocca” che fu esposto all’esterno dello stadio quando si parlava di un mio addio alla Salernitana. Ci siamo tolti belle soddisfazioni, con salvezze ai playout ma anche vittorie che sono rimaste nel cuore. Per le potenzialità di quegli organici avremmo potuto fare ancora meglio”.
E ora cosa fa Zito?
“Mi sarebbe piaciuto e mi piacerebbe impormi come allenatore, ma è un ambiente molto difficile. Nel calcio di oggi non si capisce più nulla, ci sono dinamiche antipatiche e proprio per questo posso capire l’insofferenza di Cosmi che ha vissuto un’epoca totalmente diversa e sicuramente migliore. Se non scendi a compromessi fai fatica, ma io non ho mai barattato con nulla la mia dignità umana e professionale. In determinate categorie il 90% degli allenatori si presenta ai dirigenti con uno sponsor. Il mio sponsor, invece, è il lavoro. A me piacciono il rapporto con la squadra, la quotidianità nello spogliatoio, le pressioni dei tifosi, i giudizi della stampa. Vivo di adrenalina e di emozioni. Questo sport invece sta andando in una direzione opposta”.
Gaetano Ferraiuolo