Pasquale Scaldaferri
Le idee sono molto chiare” -afferma con enfasi il presidente federale, Giovanni Malagò, tra i dirigenti sportivi italiani più fortunati. Anche se stavolta la dea bendata gli ha giocato un meschino scherzetto, facendolo infrangere come un pirla contro lo scoglio della scommessa Pirlo. Una figuraccia cosmica che neppure l’esangue Gravina, il depresso e recalcitrante predecessore, avrebbe saputo rimediare, da autentico recordman di esclusioni Mondiali. L’ex presidente del Coni, sin dall’avvento in via Allegri a Roma accolto come il taumaturgo del calcio italiano, ha già battuto il primato di insuccessi del signore di Castellaneta, ma abruzzese d’adozione: sconfitto prima di scendere in campo. In principio ha partorito l’ideona, in stile menagramo, Maldini&Leonardo (alias Gianni&Pinotto), licenziati rispettivamente da Milan e Paris Saint Germain e mai rimpianti dalla prima società italiana laureata Campione d’Europa e dall’attuale detentrice del titolo continentale per club. Eccitato dalla grancassa degli stonati pifferai salamelecchi dell’informazione sportiva, Giovannino per tutte le stagioni ha approvato la missione esplorativa della coppia italo-brasiliana per contattare il miglior allenatore in circolazione, Pep Guardiola, sperando di dissuaderne i chiari propositi di un anno sabbatico: piano mestamente fallito. Gianni&Pinotto, rientrati in Italia senza sprezzo del ridicolo, hanno virato sull’inesperto e impalpabile Andrea Pirlo, ignari del ruolo di Global Ambassador di un sito di scommesse russo. Quando i pirl(a) sono rimasti coinvolti in polemiche politiche, il siparietto grottesco aveva già fatto il giro del mondo. Con il benservito alla coppia scoppiata -che per decenza ha rimesso il mandato- Malagò ripensando agli sport invernali o alla torcia olimpica, ribadisce la volontà di lavorare per la rinascita del calcio italiano. Un nome plausibile potrebbe essere Thiago Motta, bravo allenatore dalla precisa identità, bruciato sull’altare dei risultati dall’incompetenza dirigenziale della Juventus. Ma il risorgimento della Nazionale non potrà mai esserci se non verrà varato un radicale format dei campionati (serie A con 18 o 16 squadre) per ridurre un calendario compresso e asfissiante. E soprattutto se non si apporteranno modifiche nell’approccio a programmi e strategie. In nome di coraggio, credibilità e sana filiera produttiva. Con buona pace di Maldini&Leonardo che da oggi potranno godersi un’estate in famiglia. Senza stress!








