Carla Avarista, il teatro l'aveva scelta - Le Cronache Ultimora
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Carla Avarista, il teatro l’aveva scelta

Carla Avarista, il teatro l’aveva scelta

di Pasquale De Cristoforo

Nel lontanissimo 1997 dovendo mettere in scena Agamennone di Eschilo nella traduzione di Pier Paolo Pasolini, con Renato De Carmine protagonista, non ebbi alcuna esitazione nel chiedere a Carla Avarista, giovanissima, di ricoprire il ruolo di Clitennestra. Personaggio difficilissimo da far tremare i polsi ad attrici anche più esperte di Carla. Ricordo la sua apprensione nel vedersi proiettata così di botto affianco ad un attore del calibro di De Carmine, primo attore del Piccolo di Giorgio Strehler. Ma io, Carla, Rosanna e un gruppo di altri attori che mi seguivano da qualche tempo, eravamo giovani e incoscienti abbastanza per accettare la sfida. Un azzardo vinto, però. Lo spettacolo girò con successo per due lunghe stagioni nei maggiori teatri italiani riservandole grandi soddisfazioni. Sia il pubblico che la critica colse la sua forza impetuosa, il suo temperamento e la sua disponibilità a mettersi in gioco nell’affrontare un personaggio così complesso e difficile. Dopo di allora, moltissime sono state le occasioni che ci hanno visto insieme sulle scene. Aveva, tra le sue tante doti, un talento naturale e una tecnica molto efficace, affinata e maturata in tanti anni di apprendistato in quella che è stata una fucina per tanti giovani salernitani, il San Genesio di Alessandro Nisivoccia e Regina Senatore. Carla, nipote di Regina, in scena aveva la sua stessa forza e la sua grande versatilità. Un’attrice con una personalità spiccata e una memoria leggendaria che sicuro avrebbe avuto spazio nel teatro italiano se solo l’avesse voluto e cercato. In realtà, Carla tanto era forte in scena, tanto era riservata e modesta nella vita. Disponibile, gentile, generosa, mai una parola di troppo. Lavoro, lavoro, lavoro. Instancabile, in movimento perpetuo. In questi ultimi anni, molto aveva dedicato alla formazione dei giovani. Conduceva vari laboratori e più volte a Rosanna, mia moglie e sua amica cara, aveva confidato che più che recitare, ora, le piaceva pensare allo spettacolo da regista. Aveva cominciato a dirigere e dai risultati mi sembra che avesse in breve tempo acquisito competenza e grande perizia. Il teatro salernitano perde molto con la sua uscita di scena. Resterà in tutti coloro che l’hanno conosciuta e frequentata il suo sorriso dolce e la sua grazia giovanile, la sua voglia di viaggiare e conoscere, il suo desiderio di dialogo e apertura verso l’altro, l’utopia di un mondo più libero grazie alla forza del teatro. Lei non aveva scelto il teatro, il teatro l’aveva scelta. La sua tenace passione, la sua ferma fedeltà a quel sogno che è stata la scena per tanti di noi è un insegnamento, un’eredità che Carla ci lascia e che continuerà a tenerla viva nei nostri cuori.