Da Amendolara, in Calabria, dove un mese fa sono stati uccisi quattro braccianti, bruciati vivi, alla Piana del Sele, in Campania. La Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia ha concluso oggi, a Salerno, una missione di due giorni dedicata ad approfondire il fenomeno del caporalato in agricoltura e nel Mezzogiorno. «Siamo andati ad Amendolara, abbiamo visto la stazione di servizio dove sono stati arsi vivi i quattro immigrati. Era un segnale forte da parte dei caporali: dovevano avere paura se si fossero ribellati», spiega, a margine dell’incontro in Prefettura a Salerno, Andrea Quartini, vicepresidente della Commissione. «Poi siamo venuti qui, a Campolongo. Sono situazioni del tutto diverse, però sono situazioni rispetto alle quali lo Stato non può abdicare, non può lasciare un vuoto così importante, che viene colmato da un caporalato che non è più quello di una volta». Nel corso della visita nella Piana del Sele, la presidente della Commissione, Chiara Gribaudo, ha richiamato anche il tema del decreto Flussi: «Di fatto si generano nuovi clandestini. E questo è un problema per il nostro Paese, oltre al fatto che consegna queste persone all’illegalità. Noi dobbiamo combattere l’illegalità e assicurare giustizia, abitazioni dignitose e trasporti che non siano oggetto della speculazione dei caporali ai danni di questi lavoratori e di queste lavoratrici». Franco Mari, segretario della Commissione, ha sottolineato che sono stati «due giorni intensi, sia ad Amendolara sia a Salerno, pur trattandosi di realtà diverse per il modo in cui si manifesta il fenomeno del caporalato e dello sfruttamento lavorativo». «Quello che accomuna queste realtà – osserva – sono le proposte, i suggerimenti e le analisi emerse dai livelli istituzionali, dalle parti sociali, comprese quelle datoriali, dalle organizzazioni di rappresentanza dei lavoratori e da tutte le istituzioni che si occupano di sfruttamento del lavoro, sicurezza e caporalato. Tutti concordano sul fatto che il caporalato riempie i vuoti determinati dall’assenza dello Stato: dal collocamento pubblico ai trasporti, fino ai servizi e agli alloggi». Per Marcello Coppo, componente della Commissione, «il Governo molto ha fatto e sta facendo, anche solo denunciando nel 2024 quella prassi – chiamiamola così, per non dire elusione – di molte aziende che richiamavano lavoratori extracomunitari e poi non li assumevano». «Avendo già eliminato questa possibilità – aggiunge – il Governo ha già compiuto un passo importante, ma continuerà il suo lavoro». Secondo il deputato è inoltre fondamentale «capire che, se tanti lavoratori devono raggiungere le aziende agricole, devono poterlo fare e, quando non lavorano, devono anche avere un posto dove dormire. Se oggi a soddisfare queste esigenze sono i caporali, significa che esiste un problema. Queste risposte non possono essere affidate al puro assistenzialismo, ma, poiché riguardano un costo che è parte integrante del costo del lavoro, anche su questo bisogna fare valutazioni condivise e ragionare insieme». Tra le informazioni acquisite dalla Commissione nella tappa salernitana, Franco Mari ha citato anche il report del professor Gennaro Avallone dell’Università di Salerno, che ha censito 24 episodi tra decessi e infortuni sul lavoro che hanno coinvolto cittadini stranieri tra novembre 2024 e aprile 2026 nella Piana del Sele e, più in generale, in provincia di Salerno. Si tratta di episodi che non rappresentano la totalità dei casi, ma soltanto quelli riportati dai media locali. I casi documentati evidenziano una significativa ricorrenza di incidenti stradali, in particolare investimenti di lavoratori costretti a spostarsi in bicicletta lungo arterie pericolose, come la SS18 e diverse strade provinciali, in assenza di trasporti pubblici o di servizi di trasporto messi a disposizione dalle aziende agricole. Diversi episodi riguardano inoltre morti o gravi incidenti avvenuti in contesti produttivi, soprattutto nel settore agricolo e nello smaltimento illecito dei rifiuti effettuato dalle stesse aziende. Altri casi coinvolgono persone senza fissa dimora o costrette a vivere in condizioni di estrema marginalità: uomini trovati morti in strada, in abitazioni precarie o in luoghi isolati, talvolta senza essere immediatamente identificati. In alcuni casi le cause restano incerte, tra incidenti, malori, suicidi o possibili responsabilità di terzi. Non mancano infine episodi di violenza o di forte allarme sociale, come gli spari contro un centro di accoglienza per migranti ad Agropoli o il ritrovamento di corpi in circostanze sospette. Dal report del professor Gennaro Avallone emerge inoltre, dati alla mano, che il decreto Flussi si sta rivelando un dispositivo che produce nuova irregolarità. Di seguito un passaggio del report sulle ricadute del decreto Flussi in provincia di Salerno: «In provincia di Salerno le conversioni in permessi di soggiorno sono ancora più basse di quelle regionali. Nel 2024, a fronte di un numero molto elevato di domande per lavoro stagionale (27.129), i nulla osta rilasciati sono stati 2.699. Il dato si riduce ulteriormente se si considerano i permessi di soggiorno effettivamente rilasciati, pari a 180. Una dinamica analoga si osserva anche per il lavoro subordinato non stagionale: su 14.276 domande presentate, i nulla osta concessi sono stati 733, ma i permessi di soggiorno richiesti risultano solo 40. Nel 2025 emerge un quadro ancora più critico. Le domande per lavoro stagionale scendono a 3.977, ma i nulla osta rilasciati sono appena 31 e i permessi di soggiorno effettivamente concessi si fermano a 2. Per il lavoro non stagionale, su 3.441 domande presentate, risultano rilasciati solo 2 nulla osta e nessun permesso di soggiorno. Complessivamente, nel 2025, il totale dei permessi di soggiorno rilasciati in provincia è pari a zero. Un ulteriore elemento significativo riguarda il ruolo delle organizzazioni datoriali. In entrambi gli anni, una quota rilevante delle domande passa attraverso questi canali (8.577 nel 2024 e 3.799 nel 2025 per il lavoro stagionale; 1.827 e 3.354 per il lavoro non stagionale), ma ciò non si traduce in un corrispondente numero di permessi di soggiorno effettivamente rilasciati. Le richieste di permesso di soggiorno formalmente presentate risultano infatti estremamente basse rispetto al numero iniziale delle istanze».






