Il pad: questo sconosciuto: terzo atto - Le Cronache Salerno
Salerno

Il pad: questo sconosciuto: terzo atto

Il pad: questo sconosciuto: terzo atto

di Alfonso Malangone*

ERRATA-CORRIGE: per deprecabile errore, nel precedente commento il totale delle spiagge libere balneabili è stato dichiarato pari a 553 metri lineari in luogo dei 965 effettivamente ricalcolati rispetto ai 3.037del PAD. Una disattenzione matematica di cui è doveroso chiedere scusa. Grazie. Andiamo avanti. Le attività turistico-ricreative esistenti nella fascia costiera demaniale sono elencate dal PAD nella tabella delle ‘aree in concessione o in consegna’. Essa comprende non solo le spiagge, ma anche sei attività tra chioschi, chalet e strutture per il diporto, con relativi specchi d’acqua, presenti esclusivamente nella parte storica del Lungomare. Benché l’informazione sia un contributo importante, dimostrando la regolarità delle occupazioni, è indubbio che la massima attenzione dei cittadini si concentri sugli arenili dotati di lidi gestiti da privati. In ogni caso, neppure si può escludere che la segnalazione sia funzionale a prefigurare una futura assegnazione di porzioni della spiaggia ipotizzata da Santa Teresa al Masuccio, sebbene con divieto di balneazione a vita. Si approfondirà quando sarà discussa la parte progettuale del documento. Una premessa: l’elenco è dichiarato come elaborato in conformità ai vincoli già ricordati nello scorso commento per le spiagge libere e nel dichiarato rispetto della delibera di Giunta n. 39 del 30/01/2026 pure già citata. Inutile ripetere. Si inizia con lo stabilimento ‘Conchiglia’ al quale si riconosce un fronte mare di 96,57 metri lineari. Purtroppo, il lido ricade nella fascia costiera che parte dalla foce del Fiume Irno e arriva all’ex Ostello, o un poco prima, certificata di qualità ‘scarsa’ nel rilevamento Arpac del 10/06 scorso e, per Legge, non idonea alla balneazione. In effetti, sulla piantina delle spiagge è segnata in ROSSO. Ora, in presenza di acque ‘scarse’, il Primo Cittadino è obbligato ad emettere un’ordinanza di interdizione per l’intera stagione o almeno fino al verificarsi delle condizioni che ne attestino il risanamento (fonte: Dlgs 116/08). Di fatto, per parlare di balneazione in questo tratto, da sempre inquinato, si deve risalire al 2019 quando l’allora Sindaco, di recente dimissionatosi, dichiarò che significativi interventi di risanamento del corso del Fiume avevano consentito, finalmente, la riapertura dell’arenile e l’inizio di “un nuovo percorso”. Peccato che alla fine di quello stesso anno l’acqua ridivenne ‘scarsa’, sia per gli scarichi urbani non immessi nei collettori fognari, sia per altre schifezze, tipo concimi e scarti di lavorazioni. La pessima qualità è poi rimasta tale, salvo ogni errore, per il 2020, il 2021, il 2022, il 2023, il 2024, il 2025 e, come detto, per l’anno in corso. Un vero disastro perché, secondo la Legge, uno specchio di mare ‘scarso’ per oltre cinque anni deve essere dichiarato PERMANENTEMENTE NON BALNEABILE (fonte: Dlgs cit.). Domanda: “perché il PAD non lo ha rilevato?” Sta di fatto che le sconcezze portate dal fiume continuano a fuoriuscire e a piegare verso est, per la presenza a ovest del muraglione di Piazza della Concordia, allungandosi verso Torrione. Per quanti metri nessuno può dire, visto che in mare non ci sono frontiere, né taverne. Secondo Arpac, dall’ex Ostello in avanti possiamo stare tranquilli. In definitiva, la cosiddetta spiaggia ‘a est dell’Irno’ dovrebbe essere usata solo per stare al sole. Escluso che l’eventuale trasgressore possa essere multato dai vigili, se intercettato in acqua, è possibile che siano gli Enterococchi Fecali a irrogare una sanzione, magari con la restrizione ai domiciliari per qualche giorno. Altra domanda: “il PAD non ha anche la finalità di affrontare le criticità ambientali?” Saltando a piè pari l’elenco degli stabilimenti di Torrione, Pastena e Mercatello, sui quali non c’è da dire, si arriva a Torre Angellara dove, come abbiamo visto l’altra volta, la presenza del Marina di Arechi rende non balneabile la costa per 1.038 metri lineari, cioè la lunghezza dell’approdo più i 100 metri di rispetto disposti dalla Legge per l’imboccatura. In questo fronte sono ricompresi, salvo errore, gli stabilimenti dal ‘Lido di Polizia’ in avanti, fino al ‘Lido dell’Esercito’ che è proprio sotto la copertura della scogliera frangiflutti. Così, l’inclusione nell’area portuale dovrebbe far valere il regime del DIVIETO PERMANENTE. Del resto, sulla strada c’è pure il cartello che, forse, nessuno vede. Anche su questo, qualcuno dovrebbe dire qualcosa. Magari smentire. Riceverebbe le scuse immediate. Ciò posto, se la situazione degli arenili in concessione dovesse essere davvero confermata, allora il ricalcolo del fronte mare porterebbe ad un totale di 1.735,08 metri lineari rispetto ai 2.415,85 dichiarati dal PAD. Di conseguenza, tenuto conto che la costa balneabile libera è lunga 965ml, come visto l’altra volta, la somma complessivo degli arenili utilizzabili scenderebbe da 5.452,85 metri lineari ad appena 2.700,08 (965+1735,08). A seguire, il rapporto liberi/in concessione si ridurrebbe al 35%. Su questo si dovrebbe riflettere. Descritta, fin qui, la situazione di fatto, per la quale sembra ci siano diverse criticità da affrontare, prima di passare all’esame delle proposte per il futuro, che saranno valutate nel prossimo commento, appare utile sottolineare che il PAD è un documento di grande rilevanza solo se riesce realmente a soddisfare le funzioni amministrative e di tutela ambientale che ne giustificano l’adozione. Altrimenti, è un documento del tutto inutile. Pura perdita di tempo. Sotto l’aspetto amministrativo, deve fornire le direttive per la gestione delle aree Demaniali; per il rilascio delle concessioni; per il calcolo dei canoni da versare allo Stato e alla Regione; per disporre i servizi minimi di spiaggia; per effettuare la classificazione dei lidi; per fissare i parametri estetici degli insediamenti; per regolare gli accessi a beneficio di tutti. Sotto l’spetto ambientale, deve assicurare la protezione dell’ecosistema contro cementificazioni e alterazioni dei profili naturali; deve difendere il mare come bene comune e ricchezza di tutta la Comunità acquisita per diritto di nascita. Visto l’esito della sezione dello stato di fatto, la scommessa adesso è sulla presenza di proposte di interventi concreti e reali nella sezione dedicata alla progettualità per il futuro. Chissà chi la vincerà. Resta ferma una convinzione: Salerno ha bisogno di vero amore. *Ali per la Città P.S.: si tratta di una ricostruzione in cerca di verità, non per avanzare accuse. In ogni caso, per la complessità della materia, si fa salvo ogni errore.