Scafafi. Ancora la partecipata Acse a tenere banco sulla scena politica cittadina: dopo la relazione della commissione trasparenza e legalità dalla quale sarebbe emerso un quadro a tinte fosche, le dimissioni del presidente Cirillo, arriva la presa di posizione di un altro membro della minoranza consiliare, Francesco Carotenuto, che chiama la Corte dei Conti sulla società partecipata in house. Alla azienda aveva chiesto una serie di quesiti sul lavoro in somministrazione, l’Acse aveva risposto evidenziando i costi esorbitanti e dal precariato che si è generato in questi anni. E aveva deciso di trasmettere alla Procura regionale della Corte dei Conti una dettagliata relazione sulla gestione del personale di Acse. “Non faccio processi mediatici e non emetto sentenze. Chiedo semplicemente che un organo terzo verifichi se le risorse pubbliche siano state gestite nel modo più corretto ed efficiente”. Dagli atti che Carotenuto ha acquisito emergerebbe che nel solo 2025 Acse ha speso oltre un milione e 279 mila euro per il lavoro in somministrazione. Solo nel primo trimestre del 2026 sono stati spesi altri 346 mila euro. “Parliamo di somme enormi, distribuite tra diverse agenzie interinali, con continui affidamenti e nuovi contratti. E tutto questo mentre la stessa società continua a giustificare tali procedure con l’urgenza. Ricordiamo che l’affidamento diretto deve essere di 149mila euro e sistematicamente lo è”. Per Carotenuto la domanda è semplice: “se la carenza di personale va avanti da anni, siamo davvero davanti a un’emergenza o piuttosto ad una criticità strutturale che avrebbe richiesto una programmazione seria? Senza considerare che si sfonda il muro della percentuale tra tempi indeterminati e personale in somministrazione”. Ancora più sorprendente per il consigliere è il confronto dei costi. “Acse sostiene che un lavoratore in somministrazione costa mediamente 23 euro l’ora, contro i quasi 29 euro di un dipendente assunto. Ma questo confronto appare quantomeno discutibile, perché nel costo del dipendente vengono conteggiati straordinari, turni notturni, festivi e altri oneri che non vengono chiaramente comparati con il costo reale della somministrazione”. Inoltre, oltre al costo del lavoratore, bisogna considerare i margini riconosciuti alle agenzie interinali e chiedersi se, a fronte di una necessità permanente di personale, non sarebbe stato più conveniente e più efficiente programmare diversamente. “Per questo ho chiesto alla Corte dei Conti di verificare se vi sia stata una corretta gestione delle risorse pubbliche, se il continuo ricorso agli affidamenti diretti in emergenza fosse realmente giustificato e se vi siano stati costi maggiori che potevano essere evitati”.





