Parco del Cilento: il nostro viaggio nella cultura gastronomica - Le Cronache Provincia
Provincia Castellabate

Parco del Cilento: il nostro viaggio nella cultura gastronomica

Parco del Cilento: il nostro viaggio nella cultura gastronomica

Nel cuore autentico del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, tra antichi borghi sospesi nel tempo, paesaggi modellati dal mare e dalla macchia mediterranea c’è una cultura gastronomica che custodisce ancora il valore delle cose semplici. Inizia con Castellabate il nostro viaggio nel mondo della gastronomia nel Parco del Cilento. . Tra Paestum e Velia, questo borgo insignito del riconoscimento UNESCO e inserito tra i Borghi più belli d’Italia, domina la costa cilentana con la sua anima doppia: quella medievale del centro storico arroccato sulla collina e quella marinara delle sue frazioni affacciate sul Tirreno. Reso celebre anche dal film Benvenuti al Sud, Castellabate oggi continua a raccontare il Cilento più autentico, fatto di ospitalità, tradizioni e identità territoriali ancora vive. Ed è proprio nel cuore più antico del borgo, tra vicoli in pietra, silenzi eleganti e scorci che profumano di mare, che sorge Palazzo Gentilcore, dimora storica di charme che sembra custodire l’anima stessa del territorio. Le origini del palazzo risalgono addirittura al XII secolo, quando nacque come opificio e fabbrica nei primi anni del 1100, in una Castellabate ancora agli albori della sua storia. Nei secoli successivi l’edificio venne ampliato fino a diventare, nel 1745, elegante residenza gentilizia della famiglia De Angelis.Negli anni Sessanta iniziò invece la sua vocazione all’ospitalità, culminata con un importante restauro concluso nel 2018 che ha riportato alla luce pietra viva, dettagli architettonici originali e l’antico fascino del palazzo. Oggi Palazzo Gentilcore è molto più di un boutique hotel: è un’esperienza immersiva nel Cilento contemporaneo, capace di coniugare storia, eleganza e valorizzazione del territorio. Un luogo nato dall’amore profondo della professoressa Chiara Fontana per la sua terra, divisa tra l’insegnamento universitario e la volontà di costruire un modello di ospitalità che racconti davvero il Cilento attraverso i suoi produttori, i suoi sapori e le sue storie. All’interno del palazzo trova spazio Locanda Pancrazio, ristorante che interpreta la cucina cilentana in chiave identitaria ed elegante, senza mai perdere il contatto con la memoria e la semplicità della tradizione. Qui si cena all’ombra dei fichi, tra luci calde e atmosfere intime, in un ambiente raffinato ma mai costruito, dove il lusso diventa accoglienza sincera. La nuova stagione della Locanda segna anche l’inizio della collaborazione con lo chef Marco Mattia, figura dalla formazione trasversale, cresciuta tra esperienze territoriali e cucine d’eccellenza, con una filosofia chiara: valorizzare il Cilento attraverso ciò che produce. La sua non è una cucina fatta di eccessi o sovrastrutture gourmet, ma di equilibrio, memoria e materia prima. “Bentornati a casa” è il motto che accompagna l’esperienza della Locanda Pancrazio, e nei piatti questa filosofia si traduce in una cucina diretta, stagionale e profondamente legata al territorio. Dai grani antichi cilentani ai formaggi caprini, dal pescato povero locale alle verdure stagionali, ogni proposta racconta il lavoro silenzioso di piccoli produttori e pescatori che custodiscono ancora il valore dell’autenticità. Anche ingredienti spesso considerati “minori” diventano protagonisti: il gambero rosso cilentano, ad esempio, viene reinterpretato insieme alla mozzarella di bufala locale in un dialogo tra mare e terra che esalta il territorio senza artifici. Non manca una forte attenzione alla sostenibilità e al recupero delle tradizioni contadine: bucce di fave che diventano elemento aromatico, ortaggi stagionali lavorati senza sprechi, pane e frutta che evocano i dolci poveri delle nonne cilentane. Un menù che cambia seguendo la natura e che mantiene vivo il legame con la memoria familiare e con i sapori di un tempo. In un momento storico in cui molte località del Sud combattono ancora contro la stagionalità e il fermo invernale del turismo, realtà come Palazzo Gentilcore e Locanda Pancrazio dimostrano quanto il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni possa diventare un modello di turismo esperienziale autentico, fondato non solo sul mare ma soprattutto sulle relazioni umane, sulla cultura enogastronomica e sulla bellezza diffusa del territorio. Perché il Cilento non è soltanto una destinazione da visitare. È un luogo da vivere lentamente, tra il fresco delle sere estive nei borghi medievali, il profumo della cucina di casa, i racconti dei produttori, il suono del mare poco distante e quell’accoglienza tipica del Sud Italia che riesce ancora a far sentire chiunque parte di una comunità. E Castellabate, con il fascino discreto di Palazzo Gentilcore e la cucina identitaria della Locanda Pancrazio, rappresenta perfettamente questo modo di vivere il territorio: autentico, elegante e profondamente umano. Raffaella D’Andrea