di Erika Noschese
Ieri mattina, al Porticciolo di Pastena, si è tenuta la presentazione di Freedom Flotilla Italia con equipaggi, comitati e associazioni. “Ieri l’equipaggio era a Salerno per l’iniziativa ‘100 porti 100 città'”, ha esordito Shokri Hroub, responsabile logistica. “La nostra è una missione di denuncia in navigazione attraverso i porti italiani, per contestare la complicità del governo italiano e dei governi europei nei confronti del genocidio che continua a consumarsi in Palestina”. “Denunciamo la guerra, il riarmo e ci uniamo alle vertenze territoriali. Qui, al porticciolo di Salerno”, ha proseguito Hroub, “ci sono state importanti lotte per far valere i principi della nautica sociale. In ogni vertenza, piccola o grande che sia, noi vediamo il riflesso della Palestina. Ci uniamo alla cittadinanza per fare rete sul territorio nazionale, perché l’obiettivo è cambiare le cose, e noi le cambieremo”. “Fare rete significa mettere insieme tutto il fronte del rifiuto, il fronte del ‘no’ nel Paese, per determinare una svolta. Siamo stanchi degli abusi dei governi in Europa”, ha aggiunto l’esponente della Flotilla, “e soprattutto dell’esecutivo di Roma, che obbedisce in modo servile ai diktat di New York e di Israele. Hanno persino arrestato dei ragazzi palestinesi con l’unica colpa di essere tali, e continuano a sostenere uno Stato sussidiato dall’Europa e dagli Stati Uniti attraverso protezione economica, diplomatica e un totale sostegno militare. In questo Paese non ci viene risparmiato nulla”. “Il popolo italiano”, ha affermato Hroub con convinzione, “che si è espresso chiaramente con i referendum e con manifestazioni oceaniche come il corteo da un milione di persone a Roma, ha già deciso di cambiare rotta, gridando ‘non nel nostro nome’. La nostra missione non fa altro che confermare questa volontà. Invitiamo la cittadinanza a mobilitarsi sui territori per un cambiamento reale che serve all’umanità intera, non solo alla Palestina”. “Attualmente il popolo palestinese sta pagando il prezzo per tutti: se questa logica passa in Palestina, purtroppo si estenderà altrove, come già vediamo in Libano, dove intere città e villaggi vengono rasi al suolo. In questo mondo il bersaglio principale sono diventati i bambini”, ha avvertito. “Si parla spesso di ventimila morti, ma si dimentica che ci sono oltre centodiecimila mutilati, persone che porteranno i segni di questo genocidio sulla propria pelle per i prossimi ottant’anni. È così che il dramma si manifesta nelle nostre terre”. “Il popolo palestinese non chiede altro che il rispetto della legalità internazionale e il riconoscimento del diritto all’autodeterminazione sulla propria terra, un principio sancito dal diritto internazionale. Denunciamo inoltre il tentativo di israelizzare il Mediterraneo con la complicità europea”, ha ribadito il logista, “rapendo i nostri attivisti per recluderli in modo umiliante nelle loro carceri. Qui con noi c’è Vincenzo Fullone, che può testimoniare direttamente quanto accaduto l’anno scorso a bordo della nave Conscience, dove gli attivisti hanno subito ogni genere di abuso immaginabile”. “Ho vissuto a Gaza per un anno nel 2013 e ho visto con i miei occhi le condizioni della Striscia. Se ancora ci cercano di far credere che tutto sia iniziato il 7 ottobre, significa che sono tutti complici”, ha esordito Vincenzo Fullone. “Tredici anni fa Gaza era già sotto assedio e completamente isolata; veniva persino calcolato il quantitativo di cibo e il numero di calorie che potevano entrare nella Striscia”. “L’anno scorso mi trovavo a bordo della Conscience, la nave della Freedom Flotilla che trasportava un ospedale, medici e giornalisti. Siamo stati abbordati e sequestrati attraverso un vero e proprio atto di pirateria in acque internazionali”, ha ricordato l’attivista. “Sono stato uno dei primi a essere catturato e isolato a bordo, per poi essere trasferito ad Ashdod. Lì sono stato interrogato e ho subito torture e abusi fisici”. “Successivamente sono stato condotto a Ktzi’ot, nella prigione del Negev, dove le violenze sono continuate. In quella stessa struttura sono detenuti moltissimi palestinesi, tra cui trecento operatori sanitari prelevati a Gaza”, ha denunciato, “come Osama Bu Safia, il pediatra considerato il protettore del nord della Striscia. Ciò che accade in quei centri di detenzione è assimilabile a veri e propri lager, luoghi in cui le persone vengono letteralmente sepolte vive. Se hanno inflitto simili trattamenti sul mio corpo, non oso immaginare cosa possano fare ai palestinesi rinchiusi lì dentro. E oggi il governo cade dalle nuvole solo perché vede scorrere le immagini”. “Ho presentato una denuncia estremamente dettagliata ai Carabinieri del Comando di Mirto Crosia, il comune in cui risiedo. L’atto è stato depositato anche da un team di avvocati in Italia”, ha spiegato ancora Fullone, “ma le autorità nazionali non se ne sono mai occupate. Al contrario, l’unico a muoversi è stato il governo spagnolo: sono stato contattato da un loro legale che sta portando la mia testimonianza davanti alla Corte Penale Internazionale”. “In tre, io e altri due ragazzi, siamo stati abusati, picchiati e violati per cinque giorni consecutivi, ma all’epoca quelle immagini non furono diffuse. Attualmente, invece, i video circolano”, ha proseguito. “Israele non fa nulla per caso: la diffusione di determinati contenuti risponde sempre a una strategia precisa, a volte offrono una carota affinché tutti la inseguano”. “Ma il governo italiano sa tutto perfettamente. Sono settantotto anni che i palestinesi subiscono questo trattamento, che vengono tenuti sotto tiro e rinchiusi nei lager, subendo abusi indicibili che arrivano fino all’espianto di organi e tessuti. Con l’iniziativa ‘100 porti 100 città’, ieri la Freedom Flotilla Italia ha cambiato rotta ed è entrata direttamente nei porti italiani, i porti della complicità”, ha accusato l’attivista. “Eravamo a Salerno perché da lì partono navi che riforniscono lo Stato di Israele. Non sappiamo cosa farcene delle dichiarazioni di Tajani o di Meloni, che si dicono sconvolti in questo momento perché le immagini sono diventate pubbliche, e non per gli eventi in sé”. “Tajani afferma che l’IDF, il ministro Ben Gvir, i coloni e Netanyahu non rappresentano Israele”, ha incalzato Fullone. “Ma allora chi rappresenta questo Stato? Dobbiamo smetterla di pensare che il problema siano i singoli individui. La realtà è che da settantotto anni la questione risiede nella natura stessa dello Stato di Israele: finché esisterà in quella forma in quel pezzo di terra e nella Mezzaluna Fertile, non ci sarà alcuna pace. E il conflitto si sta già esportando ovunque nel Mediterraneo”.





