di Erika Noschese
Il fermento civile che ha animato la giornata di ieri al Porticciolo di Pastena ha segnato un momento di svolta per il presidio locale del comitato “Giù le mani dal Porticciolo”. Dopo l’intenso incontro mattutino con gli equipaggi della Freedom Flotilla Italia – un momento che ha riaffermato la necessità di saldare le vertenze locali con le grandi lotte internazionali – il dibattito si è concentrato sulle vicende urbanistiche che minacciano il litorale. Il legame tra questa vertenza territoriale e i conflitti globali non è affatto casuale; come è emerso chiaramente nei confronti di ieri, “in ogni vertenza, piccola o grande che sia, noi vediamo il riflesso della Palestina”. Questa consapevolezza ha infuso nuova linfa all’assemblea pubblica, un confronto aperto, partecipato e tecnicamente serrato sul futuro del Porticciolo. Alessandra Plaitano, una delle voci del comitato “Giù le mani dal Porticciolo”, ha analizzato con precisione millimetrica il tortuoso percorso tecnico-amministrativo intrapreso dai cittadini nel corso degli ultimi mesi. “Al Porticciolo di Pastena oggi si è tenuta un’altra assemblea pubblica per entrare nel merito delle osservazioni presentate. Queste osservazioni sono scaturite a partire da febbraio, quando il Ministero dell’Ambiente ha riaperto la procedura di valutazione di impatto ambientale. Il comitato si è subito attivato per scendere in piazza, avvertire la cittadinanza e produrre il materiale necessario entro il 10 aprile 2026”. Il processo di partecipazione democratica ha assunto una dimensione collettiva, trasformando la preoccupazione dei singoli cittadini in una forza capace di interloquire direttamente con le istituzioni. “Quando ci siamo riuniti in assemblea, tante realtà – dai singoli cittadini ai professionisti, dagli esperti di vari settori alle associazioni – si sono avvicinate a noi. Uniti in forma collettiva, abbiamo presentato un documento trasmesso al Ministero tramite l’Associazione Italia Nostra. Queste osservazioni, insieme alle decine e decine di documenti presentati autonomamente dai cittadini, sono state accolte dal Ministero, che ha richiesto al promotore del progetto una serie di integrazioni”. L’impatto di tale mobilitazione è stato dirompente, costringendo il Ministero dell’Ambiente a richiedere un supplemento di indagine che mette in seria discussione la solidità del piano presentato dai promotori. “Non si tratta di semplici integrazioni formali, ma di richieste strutturali che vanno a minare le fondamenta del progetto stesso, tanto che viene ipotizzata la possibilità di dover ripartire completamente da zero. Il promotore avrebbe dovuto scardinare le basi del piano, poiché il Ministero, accogliendo le istanze dei cittadini, chiede chiarimenti su come questo intervento possa valorizzare la vita degli abitanti di Pastena e dell’intera città, senza ridursi a mera speculazione economica”. Le criticità sollevate non riguardano solo l’impatto economico o funzionale, ma mettono in luce l’obsolescenza di un progetto che appare totalmente slegato dalle attuali e urgenti esigenze ambientali e sociali della città di Salerno. “Il Ministero ha inoltre contestato le basi normative del progetto, definendolo datato, con riferimenti che risalgono addirittura al 2008 o al 2011, richiedendo contestualmente l’aggiornamento di tutti i dati ambientali, paesaggistici e sociali. Ora restiamo in attesa, guardando costantemente il sito del Ministero e sperando in una risposta favorevole”. L’attenzione resta altissima, con gli occhi costantemente rivolti alle comunicazioni ufficiali, ma il comitato non intende limitarsi a una posizione difensiva. La visione è di lungo periodo e mira alla definitiva messa in sicurezza dell’area. “Tuttavia, questo non ferma la lotta del comitato. Anche se il Ministero dovesse bloccare definitivamente questo specifico progetto, rimane il problema dell’area portuale all’interno del PUC di Salerno. La nostra battaglia proseguirà fino a quando chi governerà la città, dopo le prossime elezioni, si farà carico della responsabilità di cancellare definitivamente questo progetto dal porto e di ripristinare un vincolo paesaggistico su quest’area, che già nel 1957 era tutelata”. La rivendicazione di un vincolo paesaggistico, già attivo negli anni Cinquanta, diventa quindi la parola d’ordine ineludibile per chi desidera preservare l’integrità della costa. “Quel vincolo, poi riassorbito e sfumato dalle nuove normative, è stato di fatto scavalcato dall’utilità del porto. Ma venuta meno tale utilità, è necessario ripristinare la tutela dell’area: questo sarà lo scopo finale della nostra mobilitazione. Il comitato si è configurato come un contenitore di diverse realtà, perché la speculazione a Salerno non riguarda solo il Porticciolo, ma anche il porto commerciale e altre zone cittadine. Continueremo a vigilare affinché chi amministrerà questa città abbia cura e rispetto per i suoi abitanti”. La mobilitazione si estende ben oltre il perimetro del Porticciolo di Pastena. Il comitato ha inteso, sin dalla sua nascita, proporsi come un contenitore di istanze eterogenee, una sentinella pronta a vigilare su ogni tentativo di speculazione che possa compromettere il tessuto vitale di Salerno. La lotta per Pastena, dunque, non è una battaglia isolata, ma un tassello fondamentale di una più ampia resistenza civica che mira a restituire la città ai suoi legittimi abitanti, opponendo al profitto sfrenato il diritto inalienabile al territorio e al paesaggio. La determinazione espressa da Alessandra Plaitano e dagli altri attivisti al termine dell’assemblea di ieri conferma che, al di là dell’esito della singola procedura ministeriale, il presidio umano e politico rimarrà un punto fermo nel panorama cittadino, pronto a sfidare le prossime amministrazioni nel nome della tutela di un bene collettivo che non può e non deve essere sacrificato in nome di un preteso sviluppo economico ormai datato. La resilienza dimostrata in questi mesi dai cittadini di Salerno, capaci di farsi esperti, avvocati e difensori del proprio quartiere, rappresenta una lezione di cittadinanza attiva che ha già, indipendentemente dai verdetti ministeriali, riscritto profondamente le regole del confronto tra amministratori e amministrati in questa città. La strada è ancora lunga, ma la consapevolezza che il Porticciolo sia un bene di tutti, e non una risorsa da privatizzare, è ormai un dato politico consolidato che nessuna amministrazione potrà più ignorare senza pagarne le conseguenze in termini di consenso e legittimità. Il comitato, forte delle proprie ragioni, si prepara ora alle prossime fasi della vertenza, pronto a interloquire con chiunque si candiderà a governare Salerno, pretendendo risposte chiare, vincolanti e, soprattutto, rispettose del territorio.





