di Aldo Primicerio
In queste settimane di campagna elettorale a Salerno abbiamo scritto d’altro. Oggi, a campagna chiusa, è il momento migliore per scrivere su cosa si è visto e sentito. Salvo qualche rarissima eccezione, abbiamo assistito ad una stagione del copia-incolla. I programmi, se qualcuno se ne è visto, sono apparsi redatti con l’entusiasmo di un libretto di istruzioni per un elettrodomestico. In questo caso meglio restare sotto traccia. E qualcuno l’ha fatto. Nessuno ce ne voglia. Anche perché tra i candidati-sindaco c’è anche qualche vecchio (e valoroso) amico. Ma io faccio come Brignano, ed aggiungo: “Candidato dico a te. No, non a te, ma a quello a fianco..”
Una città è un organismo vivo, non una lista di delibere. Occupati spazi, ed invece bisognava “occupare pensieri”. La città come una piramide
Ho sempre pensato che consolidare, rilanciare o ricostruire una città è come percorrere una piramide. E se è così, allora partiamo dalla sua base. Dove avrei scritto a carattere cubitali “Per Salerno, un Contratto del Decoro”. Infatti, non si può parlare di città del futuro se il presente è sporco o al buio, o inquinato da troppi rumori o da troppi led. La prima cosa che un cittadino chiede è la manutenzione dell’ordinario. Ed allora, da candidato, avrei detto e scritto “Cittadini, ecco il mio piano. Propongo un piano d’urto nei primi 100 giorni per buche, rumori, illuminazione e rifiuti. Ma non con promesse generiche: piuttosto con obiettivi misurabili e un sistema di rendicontazione trasparente” (es. un’App dove il cittadino vede lo stato di avanzamento del lavoro segnalato). Perché avrebbe funzionato? Perché restituisce credibilità. Se sai gestire un marciapiede, posso fidarmi a darti in mano il PNRR. E questo non mi pare di averlo sentito. Salendo un pò sul crinale della piramide, avrei detto e scritto: “Nella Città dei 15 minuti ecco il Welfare di Prossimità”. Ma che diavolo significa? L’avrei spiegato. In un’Italia che invecchia e dove il lavoro cambia, la vera sfida è la capillarità. Come? Spostando molti servizi dal centro alle immediate periferie. L’obiettivo è: Ogni cittadino deve poter accedere ad alcuni servizi essenziali in 20 minuti, a piedi, in bici, o anche in auto. E sì, perché il parcheggio facile e gratuito (e non a € 3 all’ora, un furto) non lo puoi trovare al centro. Con l’aiuto di chi? Del Manager di Quartiere, un punto di riferimento fisico, un ponte tra cittadini e burocrazia comunale: E questo neanche l’ho sentito.
E poi la Messa a Terra del Pnrr. I cittadini vedono cantieri ovunque, ma spesso non ne capiscono il senso o temono le cattedrali nel deserto
Con quali azioni? Parlando non di fondi, ma di funzioni. Invece di dire “abbiamo preso 10 milioni per l’ex caserma”, avrei detto e scritto : “Ecco come questo spazio diventerà un hub per il lavoro giovanile o una residenza per anziani autosufficienti. Con quale impatto? Avrei trasformato la percezione del cantiere da “fastidio” ad “investimento per i miei figli o a “gratitudine per i miei genitori”.” Ed infine, al vertice della Piramide, l’”Identità Competitiva. Cioè? La visione identitaria di una città. La sua mancanza è il buco nero di molti programmi . Come la vogliamo? Turistica, tecnologica, agricola, artigianale? O, perché no, logistica? Infatti, se la città non ha spazio per altre strade, per alberghi, se hai un porto commerciale nello stomaco, come fa ad essere turistica? Quindi città logistica. La gente arriva su una nave da crociera per spostarsi subito altrove, le costiere, le aree archeologiche, per poi rimbalzare indietro e ripartire. Un turismo sì spicciolo, di ore, ma che può far girare comunque bene la ruota dell’economia, senza il pensiero di voler fare cose che non puoi fare.
Lo schema del Progetto città. Ma quale stile per convincere? E perché non puntare sulla salute, invece che sulla sicurezza o sul lavoro?
Si dirà: “Ma oggi e domani si vota, è già quasi tutto finito, non ha più senso”. Ed invece ce l’ha ancora. Perché chi vince può sempre farlo. Perché chi vince non è perfetto, ma semplicemente autentico. Quindi basta con unbanale “Per una città più bella”. Meglio: “Tre nuovi parchi entro il 2028”. E bene ha fatto chi ai palchi ed alle piazze ha preferito la strada, i mercati, i condomìni. Bisogna consumare le suole, non i social o i microfoni a fre stupidate. E poi occhio alla salute nervosa dei cittadini. Per la politca la salute è diventata un accessorio. Un esempio ne è il governo italiano ed il suo Presidente del Consiglio. Massima attenzione a relazioni internazionaali, industrie, lavoro, produttività, ma attenzione quasi zero per la salute dei cittadini. E’ l’gnoranza. Se non mai studiato nella vita parlerai anche un pò di inglese spiaccicato, ma resti sempre senza spessore. E quindi non leggi e non ti rendi conto, – tu come i candidati sindaci – che nel 2050, cioè dietro l’angolo, gli ultra65enni saranno 4 su 10.
La Tossicità Urbana Invisibile. Ci siamo abituati a vivere in un costante stato di aggressione sensoriale, accettandola come il “prezzo della modernità”
Ma non deve essere così. E quindi contro l’inquinamento luminoso, ecco il diritto al buio ed al riposo. Più di altre città, Salerno è diventata un flipper luminoso, con, in pieno centro, insegne LED a luminosità sparata e schermi pubblicitari che proiettano luce stroboscopica a lampi (vietati dal Regolamento) nelle camere da letto o negli uffici. Una forma di violenza privata. Anche qui l’ignoranza. Si è lasciato ammuffire nel cassetto un Regolamento Comunale sulle Insegne Commerciali Luminose. Va rivisto, corretto, reso più rigoroso sui flipper del centro città. E già quello di oggi viene ignorato nel silenzio degli assessorati alla sicurezza, all’ambiente, al commercio, e nelle dormite della Polizia Municipale. Lo abbiamo denunciato più volte allo Sportello Unico Attività Produttive, al Comando della Polizia Municipale, alla Procura, indicando con precisione, ed in lingua italiana, le norme violate. Niente. E poi l’inquinamento acustico, il rumore di fondo perenne, che genera stress cronico e ipertensione, la massima tolleranza per le trombe abusate dagli autisti di Busitalia e Sita, non dico a voi ma a quelli prepotenti ed incivili. E poi gli scarichi delle moto modificati, dove c’è una norma precisa contro la manomissione del DBKiller della moto originale (ma la Polizia Municipale e la Polizia Stradale la conoscono, hanno i mezzi per una verifica tecnica?). E poi i lavori che non finiscono mai. A piazza Cavour, nel tunnel sotto i binari in via Martiri Salernitani, nella zona industriale. E che dire delle abnormità edilizie? Con quel mastodonte che copre i tre quarti della collina di Giovi. Si faccia più ordine e più rispetto degli equilibri urbanistici. E la raccolta differenziata dei rifiuti? Stendiamo un velo pietoso su un disservizio totale, che parte da un telefono al quale non risponde mai nessuno a Salerno Pulita se si vuol segnalare rifiuti abbandonati o non raccolti. Lì qualcuno va demansionato.
Insomma, caro futuro sindaco, chiunque tu sia (ma molti già immaginano chi) ne hai strada da fare. Per progettare crescita e rilancio di questa città meravigliosa, e non per limitarti a gestirne il lento declino. Aspettiamo tutti le verità. E non quelle parlate con la retorica, ma quelle realizzate con i fatti.
In ogni caso, e comunque, auguri ed in bocca al lupo. E non perché crepi, ma piuttosto perché viva.





