2017: quando Alfieri (non) ha riaperto il pronto soccorso - Le Cronache Attualità

di Arturo Calabrese

“Riapre il pronto soccorso dell’ospedale di Agropoli” e “Ospedale di Agropoli, si riparte”. Recitavano così due manifesti affissi per le strade cittadine nel maggio del 2017.

Il Comune di Agropoli, allora guidato dal sindaco già ospite delle patrie galere Franco Alfieri, e la Regione Campania annunciavano urbi et orbi il taglio del nastro del pronto soccorso. Il servizio, in effetti, c’è stato, ma per circa tre anni: poi è stato trasformato in reparto Covid e infine chiuso. A guidare il reparto di emergenza per far fronte all’epidemia è stata l’attuale assessore all’ambiente e vicesindaco, già assessore alla sanità, Rosa Lampasona.

Manifesti, quelli affissi ormai nove anni fa, che col senno di poi fanno tanta rabbia, ma soprattutto parlano di un’azione politica che non è mai stata forte e seria, ma approssimativa e limitata nel tempo. Doveroso inserire il fatto nel periodo storico: Agropoli era chiamata a rinnovare il consiglio comunale e dunque c’era una campagna elettorale in corso.

“È ufficiale – si leggeva – da oggi riapre il pronto soccorso di Agropoli, in conformità a quanto previsto dal nuovo piano ospedaliero approvato dal D.M. 70/2015, a cui sono seguiti il DCA 33/2016 e l’atto aziendale dell’Asl Salerno approvato con DCA 1/2017. È stato attivato come presidio ospedaliero in zona particolarmente disagiata, dotato di pronto soccorso con disponibilità dei servizi di supporto, presidiato da organico dedicato all’emergenza-urgenza, e di un reparto di 20 posti letto di medicina generale.

È la risposta concreta – continuava lo scritto – a un territorio mortificato nel 2013 da un’autentica rappresaglia politica dell’allora Giunta regionale di centrodestra guidata da Caldoro, che eliminò Agropoli dalla rete dell’emergenza del piano ospedaliero, negando di fatto il diritto alla salute di migliaia di cittadini. Un’offesa – l’attacco di Alfieri – non solo alla comunità agropolese, ma all’intero comprensorio. Una vergogna che ora trova un’adeguata soluzione e che apre nuovi positivi scenari per il futuro”.

Non sono mancati nemmeno allora la solita genuflessione e il solito ringraziamento. “Riteniamo doveroso – nero su bianco – ringraziare il Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, per aver voluto con fermezza e decisione la riapertura dell’ospedale di Agropoli”. Seguiva poi il ringraziamento all’Asl.

Il manifesto chiudeva con un monito: “È un risultato che ci insegna, ancora una volta, che la condizione umana dipende esclusivamente dalla classe dirigente e da scelte responsabili e orientate al bene comune. C’è chi negli anni scorsi ha strappato un diritto. C’è chi ora, finalmente, ha ridato dignità alla nostra comunità. Non ci fermiamo. La storia del nostro ospedale non si ferma qui. Con il Presidente De Luca siamo convinti che la moderna struttura ospedaliera possa essere utilizzata pienamente con un suo ulteriore rafforzamento”.

Parole che risultano una presa in giro e che non possono essere dimenticate. L’ulteriore rafforzamento non è mai arrivato, nonostante quella politica osannata abbia continuato ad amministrare.