Liste dubbie nei piccoli comuni, l'appello di Bruno Tierno - Le Cronache Attualità

di Arturo Calabrese

La questione delle liste composte da militari che hanno fatto la loro comparsa in diversi comuni del Cilento per le prossime amministrative porta nuovamente il dibattito su un tema già discusso negli anni scorsi. Ad alzare la voce è il sindaco di Sant’Angelo a Fasanella, dove lo scorso anno, oltre alla compagine da lui guidata, si sono candidate altre dieci liste, riempite per l’appunto da appartenenti alle forze dell’ordine.

Per chiarire le idee, militari e appartenenti ai vari corpi dello Stato italiano hanno diritto a trenta giorni di congedo pagato, periodo corrispondente alla campagna elettorale, in caso di candidatura. Nei comuni con popolazione inferiore ai mille abitanti, presentare una lista è molto semplice: basta far arrivare all’ufficio elettorale tutti gli incartamenti senza la sottoscrizione dell’elettorato, non essendo necessaria. Il gioco è dunque fatto: dieci candidati per lista più quello alla carica di sindaco possono usufruire di tale vantaggio anche senza mai recarsi in loco. Un paradosso, manco a dirlo, tutto italiano.

Nel merito, il primo cittadino Bruno Tierno esprime il suo pensiero e chiama a raccolta gli omologhi al fine di unire le forze e cercare di cambiare questa legge, anche rivolgendosi ad enti superiori. Il giovane amministratore, tra l’altro, spiega anche un’incresciosa situazione che si trova ad affrontare da un anno a questa parte, e cioè i soldi per il rimborso chilometrico ai tre consiglieri eletti con “Italia dei Diritti”. «Sarebbe necessario che i sindaci dei piccoli comuni di tutta Italia si uniscano per fare fronte comune e chiedere con forza che questa legge venga cambiata – dice il primo cittadino Bruno Tierno – la norma che prevede un aiuto per i piccoli centri alla presentazione delle liste viene aggirata da chi, poi, potrebbe approfittarne per un proprio vantaggio. Basterebbe introdurre un minimo di sottoscrizioni, in percentuale rispetto agli abitanti, onde evitare casi simili.

Lo scorso anno, per effetto della legge elettorale, la lista “Italia dei Diritti” ha eletto tre consiglieri nell’assise comunale – spiega – a loro spetta un rimborso chilometrico ad ogni consiglio comunale, una spesa che si attesta sui mille euro a seduta. Calcolando dieci convocazioni in un anno, a fine consiliatura un piccolo comune come quello che ho l’onore di amministrare avrà speso cinquantamila euro solo per i rimborsi a questi tre consiglieri.

È un loro diritto, ci mancherebbe, però è una cifra che pesa moltissimo sulle non floride casse comunali. Sono soldi dei cittadini che vengono tolti da altri capitoli di spesa, che devono essere previsti nel bilancio e per i quali si deve trovare necessariamente una copertura. Aggiungo che questi consiglieri partecipano ai lavori solo quando è previsto un rimborso spese, mentre quando esso non è previsto non c’è partecipazione. Così facendo, si toglie la possibilità a qualcun altro di dare il proprio contributo.

Approfittando delle ultime presentazioni di queste liste, lancio un appello ai colleghi sindaci di unirsi in un’unica voce, coinvolgendo enti ed istituzioni di più alto livello come Provincia, Regione, il governo centrale, il Prefetto, anche attraverso l’Associazione Nazionale Comuni Italiani – conclude – c’è un’anomalia nel sistema e la norma deve essere necessariamente cambiata».