Pagani. Quello deciso dal consiglio dei ministri martedì è il terzo scioglimento del consiglio comunale in 33 anni di attività a Palazzo San Carlo. E ancora una volta per infiltrazioni camorristiche all’interno dell”Ente di piazza D’Arezzo a Pagani. Si attendono le motivazioni che hanno indotto il governo a decretare la fine dell’esperienza amministrativa e politica dopo la relazione dei commissari prefettizi arrivati a giugno 2025 e andati via sei mesi più tardi. Una volta reso pubblico il provvedimento, e se ci saranno i margini, il sindaco uscente Lello De Prisco potrebbe percorrere la strada del ricorso contro la decisione del governo, come si vocifera negli ambienti vicini all’ex primo cittadino che è anche avvocato e come la stessa ex fascia tricolore ha dichiarato. L’esperienza amministrativa targata De Prisco era stata avviata nel 2020, in pieno covid, con l’obiettivo di portare a Pagani ventate di novità e trasparenze. Tra liti politiche e cambi di banco a Palazzo San Carlo, arrivano i blitz del 2022 e soprattutto dell’autunno 2024 (dopo la cantata dei pentiti) contro il clan Fezza/De Vivo. A giugno dello scorso anno, poi, il prefetto di Salerno Francesco Esposito aveva nominato una commissione d’indagine composta dal viceprefetto Anna De Luna, dal capitano dei carabinieri Giovanni Cappa e dal funzionario dell’amministrazione dell’Interno Sergio Rivetti, con il compito di accertare possibili collegamenti tra l’amministrazione comunale e ambienti della criminalità organizzata. Atti, verifiche e gare d’appalto sono passati sotto i Raggi X dei controllori che alla fine hanno redatto una relazione giunta nelle mani del Governo. Che martedì ha sancito la fine della consiliatura. La commissione di indagine era arrivata dopo il blitz anti camorra sull’operatività imprenditoriale ed economica del clan Fezza-De Vivo che-secondo la Dda- attraverso un imprenditore (per il quale il tribunale aveva escluso il vincolo associativo) nonché consigliere comunale di Pagani per circa venti anni ed assessore all’ambiente fino al 2016, mediante una cooperativa di cui era presidente, società che sarebbe stata utilizzata dal clan Fezza-De Vivo, di sarebbe infiltrata nel tessuto economico ed amministrativo dell’ente comunale. Un’inchiesta seguitava quella del 2022 con arresti e indagati per la cosca della Lamia. Per l’ex sindaco, prosciolto da ogni accusa perché estraneo alle contestazioni mosse dal pm della Dda Elena Guarino, il decreto di scioglimento porta amarezza “ma resto in attesa di conoscerne nel dettaglio le motivazioni, riservandoci ogni opportuna iniziativa giuridica e politica nelle sedi competenti”. Per Massimo D’ Onofrio uno dei 4 candidati a sindaco e con alle spalle uno scioglimento quando faceva parte della maggioranza Gambino. I paganesi sono persone perbene, “la città non è terra di Camorra per colpa di pochi. Voglio ricordare che qui ci sono professionisti e imprenditori seri oltre che veri”. Si attende, dunque, la notifica del provvedimento che dovrebbe arrivare a breve per capire le mosse di De Prisco. Nel frattempo il prefetto di Salerno Francesco Esposito dovrà nominare un commissario che sarà a Palazzo San Carlo per 18 mesi.





