Pagani, i motivi dello scioglimento - Le Cronache Attualità
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Pagani, i motivi dello scioglimento

Pagani, i motivi dello scioglimento

Il Comune di Pagani è stato sciolto per infiltrazioni della criminalità organizzata. La decisione è arrivata al termine del Consiglio dei Ministri, che ha recepito la relazione della commissione di accesso incaricata di verificare eventuali condizionamenti da parte della camorra. Secondo quanto emerso, l’azione amministrativa dell’ente sarebbe risultata compromessa da interferenze riconducibili alla criminalità organizzata, rendendo inevitabile il provvedimento straordinario previsto dalla normativa vigente. Lo scioglimento comporta l’avvio di un periodo di commissariamento della durata di 18 mesi, durante il quale la gestione del Comune sarà affidata a una commissione prefettizia. Tra le conseguenze immediate del provvedimento vi è anche l’annullamento delle elezioni amministrative che erano state fissate per il prossimo 24 e 25 maggio. I cittadini di Pagani, dunque, non saranno chiamati alle urne fino al termine della gestione commissariale, salvo eventuali proroghe. Il provvedimento si inserisce nel quadro delle misure adottate dallo Stato per contrastare le infiltrazioni mafiose negli enti locali e ristabilire condizioni di legalità e trasparenza nella pubblica amministrazione. La decisione arriva al termine dell’attività ispettiva avviata lo scorso giugno dal prefetto di Salerno, Francesco Esposito, su delega del Ministero dell’Interno. Il prefetto aveva nominato una commissione d’indagine composta dal viceprefetto Anna De Luna, dal capitano dei carabinieri Giovanni Cappa e dal funzionario dell’amministrazione dell’Interno Sergio Rivetti, con il compito di accertare possibili collegamenti tra l’amministrazione comunale e ambienti della criminalità organizzata. La vicenda era arrivata dopo il blitz anti camorra sull’operatività imprenditoriale ed economica del clan Fezza-De Vivo che-secondo la Dda- attraverso l’imprenditore Alfonso Marrazzo (per il quale però il tribunale aveva escluso il vincolo associativo) nonché consigliere comunale di Pagani per circa venti anni ed assessore all’ambiente fino al 2016, mediante la cooperativa Pedema di cui era presidente, società che sarebbe stata utilizzata dal clan Fezza-De Vivo, per infiltrarsi nel tessuto economico ed amministrativo della amministrazione comunale. Nell’inchiesta dello scorso anno furono coinvolti anche il sindaco De Prisco, prosciolto dalle accuse e l’ex assessore Pietro Sessa anche lui estraneo alle contestazioni come stabilito dal giudice. “Questo decreto di scioglimento ci lascia profondamente amareggiati e sorpresi – dice Lello De Prisco, ex sindaco ormai, anche perchè avvenuto a pochi giorni dalla presentazione delle candidature. Restiamo in attesa di conoscerne nel dettaglio le motivazioni, riservandoci ogni opportuna iniziativa giuridica e politica nelle sedi competenti”. Poi lo stesso avvocato si augura che la gestione commissariale possa garantire il completamento delle opere avviate e assicurare alla città l’attenzione che merita. “Siamo addolorati se questo ennesimo commissariamento possa rallentare la crescita di una comunità che solo ora, dopo tanti sacrifici, stava riprendendo una normalità, dopo essere uscita da un dissesto e dalle macerie morali dei precedenti scioglimenti. Le considerazioni personali su questa vicenda riteniamo opportuno mantenerle in una dimensione privata”.