di Armando Zambrano*
Lavorare su un’idea giusta per rendere fruibile ai cittadini ogni edificio pubblico non ancora utilizzato al meglio, recuperare quelli abbandonati, monitorando e valorizzando le abitazioni private, saranno tra i primi impegni che ci sentiamo di assumere con la cittadinanza. Lo sviluppo di Salerno parte da lontano ed è tutto leggibile lungo le strade della città: dalle viuzze longobarde ai rettifili ottocenteschi, alla crescita abitativa degli anni cinquanta fino all’aumento di edifici di questi ultimi anni, tutto è visibile a occhio nudo durante una passeggiata. Ciò che una intelligente amministrazione può e deve fare di fronte a una simile ricchezza di strati è conservare e valorizzare il patrimonio monumentale, seguendo con competenza l’aumento delle abitazioni, perché corrisponda al fabbisogno e non deturpi il panorama che varia in maniera armoniosa, nel tempo, secondo regole che a noi tecnici sono chiare ed evidenti. A Salerno dunque emergono tre grandi temi: il primo è il recupero di edifici storici abbandonati come palazzo San Massimo, le ex carceri e un po’ tutto il centro antico, soprattutto la parte alta, bellissima e unica (dimenticarla è un errore) fino a piccoli gioielli come l’ex Casino Sociale peraltro inglobato nell’edificio del teatro Verdi; l’altro tema è l’utilizzo di quegli stabili di grande valore storico e artistico già recuperati come palazzo Fruscione e il complesso di Santa Sofia oppure di quelli in parte ancora da ristrutturare come la ex casa del combattente sul cui utilizzo infuria in questi giorni polemica; l’ultimo tema è il controllo delle unità abitative in una città in cui la proprietà immobiliare è un valore importante, ma ha anche un peso notevole, in cui le famiglie tendono a restare e i giovani e le fasce di popolazione più svantaggiate devono trovare la giusta collocazione. Se partiamo da quest’ultimo punto non possiamo non ricordare che aspettative disattese, riferite al numero degli abitanti e a una crescita economica esponenziale data da un’attività commerciale e imprenditoriale che era stata preannunciata frenetica, ma che poi non lo è stata affatto, ha determinato un aumento del valore degli immobili che ha reso Salerno una città per pochi. Sulle unità abitative del Crescent e dei grattacieli della zona Est hanno investito, senza abitarle, persone non residenti in città; non c’è stata, negli ultimi anni, una politica per l’edilizia popolare e, circa dieci anni fa, la casa a Salerno è diventata un “sogno”. Innumerevoli “vendesi” fino a qualche tempo prima scomparsi e annunciati dal moltiplicarsi delle agenzie immobiliari fecero capolino lungo le strade, sui grandi tabelloni pubblicitari e sulle pagine dei giornali, saltarono fuori negli spot tivvù e rimbalzarono nella giungla della rete. E anche le archistar calate sulla città passarono dal disegno di piazze, infrastrutture o fronte di mare, al progetto di appartamenti ultramoderni e dotati di ogni confort. E non sempre è andato tutto bene. Ma insomma, eleganza, confort, tecnologia, panorama, natura, centralità, piscine, giardini e terrazze nel verde, ascensori panoramici in acciaio inox e vetro per godere della vista del mare di giorno e delle mille luci dello skyline notturno, erano gli spettacolari attributi degli appartamenti pubblicizzati. Ci riconosciamo in questa città? E’ questa la Salerno in cui ci ritroviamo a vivere a circa dieci anni di distanza dal formidabile lancio? Tornare a una dimensione di normalità e di realtà è auspicabile perché tutti i cittadini ricomincino a sentirsi a proprio agio nella propria città, secondo mezzi e desideri davvero realizzabili. Non si deve fermare il lavoro di crescita dato dall’edilizia, ma il consumo eccessivo di suolo pubblico e l’utilizzo di iperboli spacciate per visioni che lasciano dietro di sé macerie o progetti non realizzati o incompiuti, insomma le grandi idee che si trasformano in occasioni mancate. Il nostro sarà il progetto di una città e di un territorio che vuole crescere insieme con la propria economia e con la vita dei propri cittadini e di quelli che verranno. La classica e obsoleta (forse per eccesso di ragionevolezza) città a misura d’uomo. Altro discorso è quello che riguarda l’utilizzo degli edifici pubblici. Una stima dei palazzi e delle sale fruibili per eventi e momenti associativi andrà incrociata con un censimento delle proposte dei creativi; arti figurative, musica, teatro, letteratura. L’offerta culturale avrà la sua casa grazie al lavoro delle stesse associazioni coordinato e diretto dall’amministrazione comunale. E infine la ristrutturazione dei beni storici e culturali, edifici che stanno deperendo e che da soli rappresenterebbero il vanto e l’identità di Salerno. Se la crisi taglia i fondi pubblici, ogni città può conservare il suo dinamismo grazie ai progetti e finanziamenti privati. La collaborazione tra pubblico e privato con il project financing è la strada percorribile per recuperare una parte di città, che è arte, storia, identità e bellezza e a cui non possiamo e non vogliamo rinunciare. *Candidato a Sindaco di Salerno, sostenuto da Azione/Oltre, Base Popolare, Casa Riformista Italia Viva, Noi di Centro, Forza Salerno, Ora!, Partito Liberaldemocratico, Popolari e Moderati, Udc, movimento civico Ali per la città





