E’ stato NO a molte cose. Ora ripartenza, riequilibrio, ricambio - Le Cronache Attualità
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E’ stato NO a molte cose. Ora ripartenza, riequilibrio, ricambio

E’ stato NO a molte cose. Ora  ripartenza, riequilibrio, ricambio

Aldo Primicerio

Il prefisso “ri” dovrebbe apparire eloquente. Non nel senso della ripetizione, ma in quello opposto di cambiamento. Abbiamo letto commenti molto diversi sul significato della vittoria del NO. Il primo NO  è al ridimensionamento del potere giudiziario e alla subordinazione dei pubblici ministeri al potere esecutivo, con conseguente, gravissima distruzione dell’equilibrio dei poteri. Un equilibrio già fortemente alterato con la incorporazione nell’Esecutivo del potere legislativo del Parlamento, attraverso la pratica della sostituzione delle leggi di iniziativa parlamentare con il sistema dei decreti legge sottoposti all’approvazione delle Camere. Dietro, un disegno più ampio di sconvolgimento della Costituzione, con le autonomie differenziate, la separazione delle carriere dei magistrati, e, attenzione, con l’attuazione del disegno di legge costituzionale sul premierato.

 

Molti non sanno che il Ddl costituzionale sulla Meloni futura premier è stato approvato in prima lettura al Senato a giugno 2024

La riforma punta a rafforzare il potere del premier e a garantire la stabilità governativa. Non c’è spazio e tempo ora per approfondire. Lo faremo poi. Ma sarebbe giusto che gli italiani scendano già oggi in piazza per impedire lo scempio della democrazia parlamentare, svenduta alle bizze di chi è ultranazionazionalista, ultrasovranista, ultraantieuropeista, ultraanticostituzionalista. E tutto questo in un assetto politico che ha già visto la abrogazione del reato di abuso di ufficio, proprio quello che l’UE ha inserito tra i gravi reati di corruzione ma che Meloni e Nordio hanno cancellato. Ha visto il  ridimensionamento della giurisdizione della Corte dei Conti, le limitazioni al diritto di manifestazione del proprio pensiero – effettuato con i due decreti sicurezza – l’attuazione di una politica economica e fiscale che ha favorito le grandi evasioni, una tassazione iniqua (la flat tax), che fa pagare il grosso delle tasse ai lavoratori dipendenti, favorendo i ricchi, ha visto inoltre una forza lavoro frantumata in lavoro a termine, precario e flessibile, la mancanza di misure di sicurezza sul lavoro, una povertà assoluta di sei milioni di persone e una povertà relativa di oltre dieci milioni di persone, una sistematica distruzione dell’ambiente con enormi consumi di suolo. Ha già visto infine la distruzione della sanità e le gravissime difficoltà dell’istruzione, l’incremento abnorme di spese militari, con conseguente dipendenza dell’Italia dalla politica dissennata di Trump. In pratica un’Italia in cui la democrazia si è trasformata in autocrazia

 

Il NO al referendum è solo un NO sulla riforma della giustizia? O anche un possibile NO a questo Governo revanchista?

Non lo sappiamo ancora. Ci limitiamo a presumere che per la maggioranza degli italiani, non è stato un incidente di percorso ma un vero e proprio giudizio sul governo. Emerge da un sondaggio di Termometro Politico, agenzia nata nel Salernitano che, in 3mila interviste tra il 24 ed il 26 marzo, getta una luce su quel 53% di NO come un vero e proprio giudizio sul Governo. Chissà, vogliamo sperarlo, gli italiani hanno percepito con sospetto e con una inquietante eco lunga 100 anni  la separazione delle carriere e l’istituzione dell’Alta Corte Disciplinare. Nel lontano 1923, Aldo Oviglio, l’allora Ministro della Giustizia del primo governo Mussolini, con il pretesto di riformare e riorganizzare i tribunali, iniziò ad assoggettare la magistratura al Ministero, epurando i giudici democratici e trasformando il magistrato in un funzionario gerarchicamente dipendente dal governo. Gli italiani che lo ricorderebbero purtroppo non ci sono più. Ma i loro figli, e tutti noi adulti che a scuola abbiamo scelto di studiare la storia, ricordiamo di averlo sentito o letto. L’Alta Corte Disciplinare, con i suoi membri laici di nomina politica, non sarebbe stata altro che la versione moderna di quell’asservimento, uno strumento per condizionare chi, applicando la legge, si fosse trovato a intralciare il manovratore. Nel sondaggio di Termometro Politico il 52,8% degli intervistati legge quel voto come un “No” diretto all’esecutivo. Appena il 28% degli intervistati attribuisce la sconfitta al merito della riforma, il resto vede altro.  In pratica, il governo riesce nell’impresa di perdere senza che la discussione entri nel merito. Come essere bocciati prima di aprire il libro.

 

Quel NO alle urne criticato dai sostenitori del SI perché politico e non nel merito! Ed invece il problema è proprio lì, nella non-credibilità

Lo bocciano perché è stato un NO politico e non nel merito. E vogliamo bocciare 16 milioni di italiani perché interpretano un voto al referemdum come un voto politico? Ma vogliamo scherzare? Noi dobbiamo dir loro 16 milioni di grazie per averlo fatto. Perché hanno capito (e quelli del NO invece non lo hanno capito) che quando il problema non è il merito (il perché della riforma), allora è in gioco la  credibilità di chi governa ed ha fatto la legge. E quindi, ad es., un Nordio non credibile avrebbe dovuto essere proprio lui il primo a dimettersi. Perché totalmente sfiduciato, eppure spudoratamente sottrattosi alle dimissioni Nel sondaggio, un terzo ha risposto che nell’immediato non sarebbe cambiato nulla, ma in seguito sì. La sensazione è che non c’è per ora nessuna crisi formale, in apparenza nessuna perdita di fiducia parlamentare. Ma una progressiva, inesorabile perdita di peso quella sì. E sempre dal sondaggio emerge che la posizione del governo Meloni è troppo filo-Trump e che Israele condiziona la nostra politica estera. Dunque, fiducia bassa, referendum perso per ragioni politiche, percezione di indebolimento, critiche sulla politica estera, insomma segnali tutti nella stessa direzione. E per la signora Meloni ora il compito di ricostruire il rapporto con i cittadini diventa difficile, specie dopo aver ripetuto per mesi che era solidissimo

 

Il NO dei giovani. Precari, senza prospettive, senza futuro. Eppure un vulcano che covava sotto la cenere

“In una società che non li sopporta, a furia di ingannarli, trascurarli, irriderli e poi punirli quando si riuniscono, fermarli quando liberamente manifestano, incarcerarli quando si ribellano, i giovani hanno reagito e, con tutta la rabbia accumulata in corpo, hanno dato al governo Meloni una botta in testa”. L’ha scritto morabilmente Enza Plotico, scrittrice ambientalista. Dalla cui penna esce l’imagine di una signora Giorgia che sbaglia ad ignorarli. Sono la gioventù che non ha sogni perché lusso inaccessibile, lavora sottopagata, non può neanche fittarsi un casa perché un fitto costa quanto uno stipendio, deve ascoltare in tv di miliardi spesi per armi vendute, di stermini di guerre su cui il governo non interviene, deve leggere di ricchi favoriti e di 6 mln.di italiani poveri, e persino di sceneggiate sessuali di alcuni personaggi politici o dei loro figli, che pagano per zittire. Una vergogna.  Il referendum sembrava una passeggiata, accompagnata da false notizie di tv e giornali addomesticati e venduti. Ed invece è capitato in un brutto momento, dove il NO è diventato un segnale politico chiaro. C’è chi saprà interpretarlo meglio? Per ora è difficile scorgerlo.