“Eh! C’eravamo sentiti una decina di giorni fa. Era ricoverato, stava male. Ma combatteva, come aveva dovuto fare per una gran parte della sua vita. Purtroppo questa volta non ce l’ha fatta. Paolo era vulcanico, simpatico, competente, convincente. Impersonava la politica come passione, come applicazione del “dover essere” e del “dover fare”, come visione di lungo respiro, moderna, come creazione e realizzazione. E poi, certo, anche, come mestiere, come abilità manovriera, ed in qualche modo esercizio di cinismo e di disinvoltura. Un amico di cui piango la scomparsa”. Così Giulio Di Donato, ex vice segretario del Partito Socialista nei primi anni ’90, e protagonista con Pomicino della stagione della Prima Repubblica ricorda l’amico scomparso ieri. Proprio Di Donato e Pomicino – con loro anche il liberale Francesco De Lorenzo – furono per lungo tempo considerati i “i viceré di Napoli” in virtù del peso politico esercitato nel capoluogo partenopeo negli anni ’80 e fino a Tangentopoli. “In passato – ricorda Di Donato – è stato un avversario temibile sul piano politico. Insieme ad Enzo Scotti era l’immagine di una Dc dinamica, moderna, che spesso entrava in collisione con la crescita e l’espansione del Partito Socialista. Quindi un rapporto di collaborazione/competizione, giocato sul filo della correttezza, della stima reciproca e del rispetto delle diverse posizioni politiche. Protagonista della politica degli anni ’80, anni per Napoli la Campania ed il Mezzogiorno, di grandi opere, tangenziale, metropolitana, grandi piani di edilizia popolare, infrastrutture viarie senza le quali oggi l’area metropolitana sarebbe paralizzata, l’idea urbanistica della trasformazione della città in metropoli, il Centro Direzionale, il Palazzo di Giustizia, la seconda Università, i finanziamenti per infrastrutture per progetti tuttora in corso. Anni ingiustamente criminalizzati”. “Ma Paolo – prosegue Di Donato nel suo ricordo – seppe conquistarsi uno spazio anche dopo, nella Seconda Repubblica, con una presenza più che significativa, proiettata nella nuova realtà, senza mai rinnegare il passato. Certo, ha incarnato un periodo in cui la politica contava. Contava anche per la qualità personale di molti protagonisti di allora, e spesso contava anche troppo. Ma certo, se non ci fosse stata Tangentopoli, difficilmente ci avrebbero portato via il Banco di Napoli il patrimonio residenziale del Risanamento, e la deindustrializzazione non avrebbe avuto la meglio. E comunque, oltre a tutto il resto, di Paolo resterà l’esempio umano di un grande combattente per la vita”.





