Pagani/Sant’Egidio. Tanta gente per l’estremo saluto a Francesco Vitolo, l’imprenditore trovato morto domenica scorsa con una coltellata nel costato nel bagno della propria abitazione in viale Aranci a Sant’Egidio del Monte Albino. Esequie ieri nella Basilica di Sant’Alfonso a Pagani. La Basilica paganese di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori non è riuscita a contenere i numerosi partecipanti, che hanno mostrato la loro vicinanza a Maria e a Luigi Vitolo, i figli del 62enne, ricordato da tutti per la sua simpatia, la garbatezza e i modi gentili. Nessun riferimento ieri, durante le esequie, alla consorte, che è rimasta in carcere dopo la decisione del gip Giovanni Pipola. Quest’ultimo, pur non convalidando il fermo del magistrato titolare del fascicolo aperto dalla Procura nocerina, Gianluca Caputo, non ha creduto alla versione della 54enne di Angri. In chiesa era presente una rappresentanza della FederJudo italiana, insieme a tanti atleti e maestri, che hanno reso omaggio a Vitolo, il quale da sempre ha contribuito alla crescita di questa disciplina in tutta la Campania, formando generazioni di atleti e trasmettendo i valori del rispetto e della disciplina. A dare l’ultimo saluto all’imprenditore c’erano anche l’ex sindaco di Sant’Egidio del Monte Albino, Nunzio Carpentieri, e l’ex primo cittadino di Pagani, Salvatore Bottone. Sul muro adiacente alla Basilica, i suoi allievi hanno affisso uno striscione con la scritta: «Ovunque tu sia… sarai sempre il nostro maestro».Semplice ma potente il messaggio lanciato, durante l’omelia, dal sacerdote che ha officiato le esequie, padre Paolo Saturno. “Francesco è in paradiso e vi darà la forza per andare avanti”. Toccanti, sono stati i messaggi di amici e familiari. Tra questi, c’è sicuramente quello dell’amico Rino Ferri, che ha affidato il suo saluto a una lettera letta dall’ambone della Basilica. Un’amicizia nata dal judo, dai ricordi delle gare e delle trasferte vissute insieme: “Era generoso. Veniva da una famiglia di lavoratori, ma la sua impresa non aveva cambiato la sua indole. Il tempo ci ha portato altrove, lontano dai migliori anni della nostra vita, quando credevamo che indossare la cintura nera fosse l’obiettivo, il coronamento finale di un sogno. Avevi la capacità di entrare in sintonia con le persone”. A lavoro non eri uno che si tirava indietro – ha ricordato una delle nipoti, commossa, leggendo una lettera -. A lavoro ci dicevi sempre: non vi preoccupate, voi siete giovani. Avete il tempo per poter e dover sbagliare. Eri un uomo duro, che non risparmiava critiche, ma eri anche il primo a riconoscerci i meriti quando li avevamo. Siamo sempre stati una famiglia unita”. Ad attendere la bara all’uscita dalla Basilica paganese c’era la comunità sportiva del judo campano, che ha salutato il maestro con il “Ritsu-rei”, il tipico saluto in piedi della disciplina. Sulla bara sono stati posti il kimono bianco con la scritta “Vitolo” e la cintura bianca e rossa, simboli della vita del 62enne, il cui ricordo resterà indelebile. Sul fronte delle indagini, intanto, in settimana potrebbero esserci altre novità dopo l’autopsia che si è svolta nel pomeriggio di venerdì con primi esiti finiti nelle mani del sostituto procuratore titolare del fascicolo.





