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Attualità sanità

Università di Salerno sviluppa kit diagnostico ImmunoSAFE

Università di Salerno sviluppa  kit diagnostico ImmunoSAFE

È stato sviluppato nel Laboratorio di Immuno-Oncologia del Dipartimento di Medicina, Chirurgia e Odontoiatria ‘Scuola Medica Salernitana’ dell’Università degli Studi di Salerno, il kit diagnostico, per la predizione dei rischi legati agli eventi avversi immuno-correlati nei pazienti oncologici candidati all’immunoterapia. Tra le progettualità condotte dal Laboratorio di Immuno-Oncologia – diretto dai professori Francesco Sabbatino e Stefano Pepe – c’è l’identificazione di biomarcatori predittivi di risposte di tossicità all’immunoterapia. Negli ultimi anni l’immunoterapia ha rivoluzionato il trattamento di alcuni tumori, tuttavia il 10-15% dei pazienti oncologici può manifestare gravi eventi avversi immuno-correlati (irAEs). “È possibile predire quali sono i pazienti a rischio che possono manifestare questi eventi avversi? La nostra domanda ha avuto una risposta – sottolinea la ricercatrice Unisa Giovanna Polcaro – Abbiamo identificato il biomarcatore che funge da interruttore genetico. Il meccanismo scientifico alla base di ImmunoSAFE è stato pubblicato sul prestigioso Jurnal for ImmunoTherapy of Cancer. Dall’innovazione genetica alla pratica clinica: attraverso il trasferimento tecnologico nasce il kit diagnostico veloce e non invasivo, applicabile in laboratori clinici ed ospedalieri, con tampone salivare patient-friendly, estrazione rapida del DNA, con risultato in meno di 24 ore, altamente sostenibile e riproducibile”. Il kit permette, quindi, di poter effettuare uno screening sul paziente per capire in anticipo se può manifestare o meno effetti collaterali, quindi tossicità all’immunoterapia. Tra i vantaggi il miglioramento della qualità di vita del paziente e la riduzione dei costi per spese sanitarie e per eventuali ricoveri per irAEs gravi. “Questa innovazione diagnostica per l’immunoterapia nel trattamento delle patologie oncologiche dimostra i risultati ottenuti dal nostro gruppo di Oncologia universitaria, in un’ottica di integrazione tra Dipartimento di Medicina e Azienda Ospedaliera Universitaria – spiega Francesco Sabbatino, professore associato di Oncologia presso il Dipartimento di Medicina e l’Unità Operativa Complessa di Oncologia dell’AOU ‘San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona’. – Ci permette di identificare nuovi fattori in grado di predire, da un lato, la tossicità ai trattamenti immunoterapici e, dall’altro, i pazienti che possono realmente beneficiare di queste terapie. Risultati che possono rappresentare un traguardo importante nel campo oncologico, soprattutto nella fase metastatica, che in alcuni casi può evolvere verso la guarigione. Il nostro gruppo è nato negli ultimi 10 anni, composto da giovani che si impegnano sia nella cura dei pazienti che nella ricerca scientifica”. La forte valenza applicativa di ImmunoSAFE è stata riconosciuta anche a livello nazionale: per questa innovazione la dott.ssa Giovanna Polcaro ha ricevuto il Premio ITWIIN 2025 – Miglior Innovazione, assegnato da ITWIIN (Italian Women Inventors and Innovators Network), rete che valorizza il contributo delle donne nella ricerca e nell’innovazione tecnologica. “Il kit è stato è tutelato da un brevetto nazionale e internazionale – sottolinea il professor Orlando Troisi, delegato del rettore Virgilio D’Antonio alla Terza Missione di Ateneo – Rappresenta quel ponte ideale tra ricerca scientifica universitaria e strumento concreto per migliorare la gestione dei pazienti. Utile anche per ridurre i costi delle spese sanitarie. La nostra mission è aprire i nostri laboratori e far conoscere la ricchezza e le innovazioni di rilevanza internazionale che vengono prodotte dai ricercatori dell’Università di Salerno, con effetti importanti in questo caso sulla salute pubblica. Significa investire per cambiare gli standard di cura globale”. “Anime diverse che lavorano in sinergia possano produrre dei risultati di eccellenza – insiste il direttore del Dipartimento di Medicina Annibale Puca – In questo caso abbiamo un esempio di medicina personalizzata: vengono identificate le varianti geniche che permettono di cucire ad hoc sul paziente una terapia senza effetti avversi. Come Dipartimento stiamo facendo enormi sforzi nell’oncologia, con ricerche in ambito cardiovascolare e neurologico, expertise in biologia molecolare e cellulare, oltre a studi traslazionali sul paziente”.