Salerno, Il futuro delle Pisano è agli sgoccioli - Le Cronache Salerno
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Salerno, Il futuro delle Pisano è agli sgoccioli

Salerno, Il futuro delle Pisano è agli sgoccioli

di Erika Noschese

Il tempo delle attese sembra ormai scaduto per le Fonderie Pisano, un dossier che da decenni agita il panorama produttivo e sociale del Salernitano e che ieri ha vissuto un nuovo, drammatico capitolo presso la sede della Regione Campania. L’incontro, convocato nel pomeriggio di ieri su sollecitazione delle organizzazioni sindacali, ha messo a nudo la fragilità di un equilibrio che minaccia di spezzarsi definitivamente, trascinando con sé non solo lo storico stabilimento di Fratte, ma un intero indotto che si estende ben oltre i confini provinciali. Al tavolo istituzionale, che ha visto la partecipazione degli assessori Fulvio Buonavitacola alle Attività Produttive, Angelica Saggese al Lavoro e Formazione, e Claudia Pecoraro all’Ambiente, le segreterie regionali e provinciali di CGIL e FIOM, unitamente alla RSU aziendale, hanno ribadito con forza l’urgenza di una svolta concreta. La vertenza non riguarda più soltanto una disputa tra produzione e territorio, ma si è trasformata in una corsa contro il tempo per la sopravvivenza di oltre cento maestranze dirette, la cui quotidianità è oggi segnata da un clima di incertezza definito drammatico dai rappresentanti dei lavoratori. Il confronto di ieri è stato ampio e ha cercato di sviscerare ogni aspetto di una vicenda complessa, dove la necessità di una transizione ecologica si scontra con la realtà di un mercato che non ammette vuoti operativi. Il punto nodale della discussione resta la localizzazione di una nuova fonderia completamente decarbonizzata all’interno di un’area industriale del territorio salernitano. Questa proposta, che i sindacati formulano ormai da tempo, rappresenta l’unica via d’uscita credibile per coniugare lo sviluppo industriale con il diritto alla salute dei cittadini, superando finalmente le criticità ambientali legate al vecchio sito di Fratte. Tuttavia, il rischio di un collasso imminente è stato reso plastico dalle recenti comunicazioni della proprietà. L’azienda ha infatti preannunciato che, qualora non venisse garantita una reale continuità produttiva durante la fase di transizione, si vedrebbe costretta ad aprire formalmente lo stato di crisi. Tale scenario aprirebbe una voragine occupazionale spaventosa, poiché l’impatto non si limiterebbe a Salerno ma colpirebbe a catena tutti gli stabilimenti correlati gestiti dal gruppo a Napoli, a Luogosano nell’Avellinese e perfino a Foggia, mettendo a rischio immediato oltre centoquaranta posti di lavoro. Si tratterebbe di un colpo durissimo per il tessuto economico del Mezzogiorno, che perderebbe un’eccellenza produttiva e una fetta importante della propria capacità di trasformazione industriale. Di fronte a questa prospettiva, gli esponenti della giunta regionale hanno espresso una vicinanza immediata alle preoccupazioni dei lavoratori, assicurando che l’istituzione farà tutto quanto in proprio potere affinché nessuno venga lasciato senza una prospettiva futura. La Regione ha comunque sottolineato la necessità di procedere a un approfondimento tecnico del progetto della nuova fonderia. Tale passaggio è ritenuto indispensabile per verificare la fattibilità concreta dell’insediamento e la sua compatibilità con i vincoli territoriali e ambientali, un iter che i sindacati auspicano possa concludersi nel minor tempo possibile. La richiesta emersa con forza dall’incontro di ieri è quella di una forte accelerazione di tutto il percorso burocratico e decisionale, attraverso l’attivazione di un tavolo permanente che includa non solo le istituzioni regionali, ma anche le altre autorità competenti e la parte datoriale in un confronto a più voci. La sensazione diffusa al termine del vertice è che non ci sia più spazio per la retorica o per impegni vaghi. Le organizzazioni sindacali hanno infatti sottolineato come si sia ormai giunti agli sgoccioli del tempo a disposizione e che lo sforzo di interesse richiesto alle istituzioni debba tradursi immediatamente in atti concreti. La posta in gioco è altissima: da un lato la salvaguardia dell’ambiente e della salute pubblica, dall’altro la tenuta sociale di un territorio che non può permettersi di perdere ulteriori asset produttivi. La sfida di tenere insieme salute e lavoro è dunque il cuore della vertenza Pisano, una battaglia che i rappresentanti di CGIL e FIOM hanno promesso di continuare a rivendicare con determinazione in ogni sede opportuna, pronti a mobilitarsi qualora le risposte attese non dovessero arrivare con la rapidità necessaria a scongiurare il disastro occupazionale. Il prossimo passaggio sarà cruciale per capire se la volontà politica espressa ieri in Regione troverà una sponda operativa efficace. La comunità salernitana osserva con apprensione, consapevole che la chiusura definitiva delle fonderie senza un piano di ricollocamento industriale significherebbe non solo la perdita di reddito per centinaia di famiglie, ma anche la fine di una secolare tradizione metallurgica. L’impegno e la concretezza sono i due binari su cui deve muoversi l’azione istituzionale nei prossimi giorni per evitare che lo sviluppo e il futuro del territorio svaniscano in un soffio, travolti da una crisi che appare sempre più imminente e distruttiva.