Vietri: Il gioco della bottega della ceramica - Le Cronache Provincia
Provincia Vietri sul Mare

Vietri: Il gioco della bottega della ceramica

Vietri: Il gioco della bottega della ceramica

di Vito Pinto

Non sono certamente molti coloro che, semplici acquirenti o amanti della ceramica, si pongono la domanda di cosa ci sia dietro ad ogni opera, artistica o artigianale che sia. Una domanda che sembra banale e che certamente porta la mente alla bottega delle mani, quel complesso di ambiente, località, tradizione, inventiva artigianale insita in ogni oggetto di produzione ceramica. Ma il non porsi una domanda è destino di quel fare successivo di gesti e attenzioni che ogni artigiano riserva ad ogni singola opera che realizza; una lacuna che non riguarda soltanto il mondo della ceramica, ma anche quello della carta a mano amalfitana e degli altri centri produttori di carta pregiata, quello della lavorazione del vetro a Murano, solo per citare le più note produzioni artigianali, e tutte quelle lavorazioni dove l’uomo non ha ancora ceduto il passo all’automazione. E sono settori dove difficilmente il robot o la tanto di moda Intelligenza Artificiale possono avere una valenza. Nella bottega delle mani vi è qualcosa in più che non potrà mai essere sostituita dalle machine o altra diavoleria di modernità scientifica: il cuore e quello che esso, come emozioni, riesce a carpire dalla materia che lavora e poi a trasmettere all’acquirente. Idee ed emozioni che ogni tanto bisognerebbe fermarsi ad assaporare, per una migliore comprensione dell’oggetto di cui, a vario titolo, si viene in possesso. Per stimolare gli acquirenti e gli amanti della ceramica ad una riflessione sul come nasce un oggetto (sia esso un piatto, un bicchiere, un vaso, un pannello o una riggiola) Massimiliano Sabato, bravo informatico salernitano, aiutato dal ceramista Antonio Solimene, uno dei numerosi eredi della famiglia che ha segnato una parte della vietrese storia fatta di argilla, si è “inventata” una moderna diavoleria che affonda le radici nella storia dell’uomo: un gioco, nel quale protagonista è un laboratorio ceramico dove si affronta la quotidianità tra torni, modellazioni, torniette, decori, cotture di oggetti che, alla fine, vanno ad allietare le case degli italiani e non solo. Non ha ancora un nome, questo gioco (ci è stato mostrato un prototipo), ma da come è stato spiegato il suo meccanismo ben potrebbe chiamarsi la “bottega delle mani”. Un gioco che «nasce – dice Massimiliano Sabato – per trasmette un messaggio di cultura, ma anche un messaggio su questo territorio ricco di storia e tradizioni ceramiche». La collaborazione tra l’informatico e il ceramista è stato un elemento primario per la nascita di questo gioco che vuole mettere i partecipanti nella condizione simulata di gestire una bottega ceramica con tutto quello che essa comporta: l’acquisto delle materie prime (argilla, smalto, colori, refrattari), la manipolazione dell’argilla, la pazienza dell’asciugatura dell’oggetto, la smaltatura, il decoro, l’attesa delle cotture. Un gioco in definitiva che porta i partecipanti dentro un mondo di cui, come si diceva all’inizio, non ci si pone mai la domanda di cosa c’è dietro ad ogni oggetto che l’artigiano realizza, giorno dopo giorno, costruendo, nel silenzio e tra i sacrifici del quotidiano presenti in ogni lavoro, una tradizione, una cultura, un messaggio ricco di quel patos che solo opere e iniziative umane possono concedere. A guardare il gioco «E’ ancora un prototipo», ammonisce l’informatico, sembra rifarsi al mondiale gioco del Monopoli; qui però non vi è la cupidigia dell’arricchimento, bensì l’accortezza propria dell’esistenza della bottega, della sua continuità fatta di acquisti attenti, lavorazioni intelligenti, vendite di prodotti finiti. In definitiva si tende a stimolare, con il gioco (antica eppure necessaria “diavoleria”), la riflessione su quello che c’è dietro, dando così una spinta alla valorizzazione della ceramica. Inutile dire che sul quadrato di gioco (è un gioco da tavolo) vi è rappresentata una bottega ceramica vietrese, la cupola della parrocchiale di San Giovanni, la piazza, il fiume Bonea e soprattutto quelle immagini che fanno del terreno di gioco una piacevole visione di prodotti della tradizione ceramica. Oggetti (dal piatto alla riggiola e per finire al ciucciariello) rappresentati anche sulle tessere che riportano i motivi della lavorazione cui ogni giocatore deve applicarsi per la sua realizzazione. «E’ un gioco che sembra difficile – dice l’informatico – ma alla fine si dimostrerà avvincente, perché stimolerà la mente dei giocatori a farsi carico di una bottega». A proposito, il segnaposto a disposizione di ogni giocatore, da posizionare sul terreno di gioco per l’avanzamento nelle sessanta caselle del percorso è, ovviamente, il “ciucciariello” vietrese piccolo e grazioso, in legno sagomato, come in legno sono i cubetti rappresentanti l’argilla e i colori che vanno acquistati e utilizzati per il funzionamento della bottega, nonché i “ragazzi di bottega” (tre a disposizione per ogni giocatore) che hanno vari compiti. Un gioco che si svolge su un tempo ipotetico di sette giorni. Preziosità è il simpatico galletto di inizio gioco, rigorosamente in ceramica decorata. Un lavoro lungo è stata la sua ideazione e realizzazione, ma incontrerà il favore dei tanti che amano trascorrere qualche ora intorno al tavolo familiare per un gioco divertente quanto impegnativo? Per amor di patria ci auguriamo di sì, ma…intanto bisogna trovare una casa editrice che voglia produrlo e commercializzarlo.