Castel S. Giorgio. Frode milionarie, assolto Romolo Califano - Le Cronache Cronaca
Cronaca Castel San Giorgio

Castel S. Giorgio. Frode milionarie, assolto Romolo Califano

Castel S. Giorgio. Frode milionarie, assolto Romolo Califano

di Luigi Tursi

Castel San Giorgio. Assoluzione per Romolo Califano il 37rnne imprenditore di Castel San Giorgio. Dopo la sostituzione del pool difensivo (agli avvocati Demetrio Fanucciu e Giovanni Sofia sono subentrati gli avvocati Carlo Spinelli e Roberto Lambiase) importante assoluzione innanzi al Tribunale Penale di Locri per Califano. Condivisa la tesi dei nuovi difensori anche dalla Procura di Locri che ha chiesto l’assicurazione dell’imprenditore sangiorgese in ordine ai reati a lui contestati. A Califano erano imputati reati di natura tributaria per circa 400 milioni di euro. Venivano contestate società cartiere per frodare il fisco con il carburante per decine di milioni di euro. A capo dell’organizzazione ci sarebbe stato per la pubblica accusa proprio Califano che all’atto del blitz era finito in carcere a Fuorni. II sodalizio avrebbe avuto stabile sede operativa a Castel San Giorgio che, attraverso la gestione di società di capitali, si sarebbero resi responsabili di una ingente “frode carosello” riguardante la vendita di carburante. In particolare, secondo l’ipotesi accusatoria nell’arco temporale compreso dal 2017 al 2020, nelle scritture contabili delle società coinvolte fatture per operazioni soggettivamente inesistenti, ossia poste in essere realmente ma tra soggetti differenti da quelli indicati sul documento fiscale, per un importo superiore ai 900 milioni di euro, con una sottrazione al pagamento dell’imposta sul valore aggiunto di oltre 160 milioni di euro. Il meccanismo evasivo disvelato coinvolgeva a monte alcune società titolari di depositi fiscali di prodotti petroliferi con sede a Roma che — previo versamento delle accise provvedevano alla cessione di ingenti quantitativi di carburante a società “cartiere”, in quanto prive di una reale operatività e struttura patrimoniale.Tale transazione veniva posta in essere non applicando l’ Iva, sulla base della presentazione di false dichiarazioni di intento con le quali le menzionate “scatole vuote” attestavano in modo non veritiero di essere in possesso dei requisiti di esportatore abituale.ora l’assoluzione.