Alberto Cuomo
Può la democrazia generare tirannia? La cosiddetta crisi odierna della democrazia sembra effettivamente condurre a regimi dispotici, nei quali è comunque mantenuta la consuetudine del voto presunto libero. Già alla sua origine comunque la democrazia appariva soggetta al rischio di generare tiranni. Ad Atene la democrazia non era determinata da leggi o statuti ma si fondava sullo spirito stesso dei cittadini, l’areté, la virtù, nel senso che si era polites se si esercitava l’areté. Questa era intesa inizialmente quale valore nel combattere per difendere la patria, come sarà ancora a Roma, dove la virtus aveva a che fare con vir, l’uomo, ovvero con vis, la forza, mentre successivamente, e qui la democrazia, viene intesa quale disposizione a non togliere all’altro la parola perché nel dialogo emerga la verità il logos. Fu quindi per mantenere fede all’areté che Socrate, rispettando la parola dei cittadini, accettò la condanna e bevve la cicuta. Fu anche per questo che Platone mise in luce, nel IX libro della Repubblica, ritenendo ogni regime conseguenza dell’eccessività di quello precedente, come la tirannia possa nascere paradossalmente da una smoderata applicazione della democrazia. Secondo il filosofo in democrazia, infatti, la libertà può tradursi in una ebbrezza che invoglia a rifiutare ogni autorità, tanto che i figli non rispettano i padri e i maestri temono gli allievi, in una anarchia che invoglia la necessità di un leader il quale, subdolamente, riesce a manipolare i cittadini nell’agorà, ad accattivarseli con la retorica, nel modo in cui era avvenuto con Pericle il quale, secondo la testimonianza di Tucidite “quando si accorgeva che quelli (nell’agorà) si abbandonavano a sconsiderata baldanza, li colpiva con le sue parole, portandoli allo sgomento, per ricondurli poi ad uno stato d’animo di rinnovato coraggio, se li vedeva in preda a una paura irrazionale. Di nome, a parole, era una democrazia, di fatto il potere del primo cittadino”. Platone tratteggia quindi i caratteri del tiranno il quale inizialmente si pone come difensore del popolo poi, al fine di mantenere il potere, alimenta guerre o evoca malattie mostrando di essere indispensabile per fronteggiarle, si circonda di persone di basso valore, anche disoneste, allontanando i cittadini migliori, non ha amici (“vivono dunque per tutta la vita senza essere mai amici di nessuno, sempre come padroni o schiavi di un altro… la natura tirannica non gusta mai la libertà e l’amicizia vera”) ma vede i suoi stessi compagni di cordata quali servi o possibili traditori, infine un “vaso bucato” che quanto più potere o piacere accumuli, non sarà mai sazio, nel terrore folle che tutto quanto ha raggiunto gli possa essere tolto. Anche Machiavelli, sebbene non usi mai il termine tiranno, sia nei “Discorsi” che nel “Principe” sostiene, anche per il Principe, la necessità di usare “modi crudelissimi” nella fondazione di un nuovo ordine mentre, qualora voglia mantenere “la cosa fondata” è costretto ad abbandonare l’iniziale crudeltà straordinaria. Vale a dire che l’autorità, definita dal Machiavelli “assoluta ed eccessiva”, analoga a quella della tirannide, è essenziale solo nell’atto fondativo, non nella “cosa fondata”. È noto Gramsci abbia ipotizzato il partito rivoluzionario quale nuovo Principe, intellettuale collettivo, e ciò anche per sottrarne il “mito” alla cultura liberale e borghese ed altresì al fascismo che ne aveva fatto una propria bandiera, sì che gli oppositori del regime, sia pure interni ai fasci, sostenevano di guardare al “Veltro” dantesco e non all’eroe machiavelliano. Paradossalmente malgrado sostenesse l’uomo essere prigioniero della tirannia delle maschere indossate nella vita sociale che, pur essendo centomila o, proprio per questo, conducono a nessuna vera identità, Luigi Pirandello, nella famosa tirata del “Fu Mattia Pascal” elogia la tirannia contro la democrazia: “Tu non le sai, povero ubriaco filosofo, queste cose…ma la causa vera di tutti i nostri mali, di questa tristezza nostra, sai qual è? La democrazia, mio caro, la democrazia, cioè il governo della maggioranza. Perché quando il potere è in mano d’uno solo, quest’uno sa d’essere uno e di dover contentare molti; ma quando i molti governano, pensano soltanto a contentar sè stessi, e si ha allora la tirannia più balorda e più odiosa: la tirannia mascherata da libertà”. Malgrado si rivolga al “filosofo” in termini critici, Pirandello però non contraddice Platone, e come questi sa che il tiranno è l’essere più malvagio e infelice, dal momento vive solo tra adulatori, nell’ingiustizia, lontano dalla ricerca della verità…ma questo è noto ai salernitani. Leroux Louis-Hector (1829-1900), Visita di Pericle e Aspasia all’atelier di Fidia, Musée Bonnat-Helleu, Bayonne, France.





