enzo sica
Parlare di Antonio Peluso, anzi del poliedrico Tonino, attore per hobby da tanti anni nonchè collega giornalista diventa relativamente facile dopo aver visto lo spettacolo <morte di Carnevale> andato in scena qualche giorno fa al Piccolo Teatro del Giullare.
Perché potrebbe obiettare qualcuno? Ma si, diciamo visto che il cast in questo omaggio a Raffaele Viviani era di spessore con grandissimi personaggi del teatro salernitano come gli indimenticabili Alessandro Nisivoccia e Regina Senatore che allestirono questa commedia andata in scena 38 anni fa (era il 1988) e dunque, anche la presenza dell’ormai 77enne Peluso proprio nel ruolo di Carnevale rappresenta quel qualcosa in più che ha sempre riguardato il nostro collega nel cimentarsi in teatro. E noi abbiamo voluto scavare a fondo proprio in queste sue apparizioni teatrali chiedendogli: quali sensazioni si prova interpretando questo ruolo primario in una commedia difficile?
<E’ una grande soddisfazione direi, un onore che percepisco sia in teatro, nel corso della commedia stessa e anche dopo sia chiaro. Infatti gli. attestati di stima da parte del pubblico che dopo tanti anni di teatro, giornalismo e altro mi inorgogliscono riempiendomi di gioia>
Come si affronta e ci si cala in un personaggio difficile come è Carnevale nella commedia?
<Diciamo che c’è stato davvero tanto trasporto da parte mia e penso che dopo anni di grande teatro che ho avuto l’onore di vivere accanto ad Alessandro e Regina risentire il profumo dl palcoscenico da parte mia è stato qualcosa di eccezionale>
Dunque la chiamata di Roberto Nisivoccia e della sorella gemella Anna per farti interpretare questo ruolo, aggiungiamo anche difficile, ti ha dato la carica giusta?
<Ma si, non si poteva rispondere no e dunque l’ho fatto con grande passione rivedendomi nei primi anni quando ho iniziato con tanti eccezionali personaggi del mondo teatrale salernitano che hanno scritto la storia da noi, nella nostra città. Ed è stato bello e gratificante avere condiviso questa esperienza con un cast di valore assoluto>
Il canovaccio nell’opera di Raffaele Viviani si svolge a Napoli con il grande commediografo che si cala nell’animo popolare dei napoletani con questa figura di Pasquale Capuozzi detto appunto Carnevale che è il perno della commedia, Antonio?
<Diciamo che è tutto un intreccio di cose che si vivono in quella Napoli dl 1928, nei rioni popolari, in queste figure emblematiche che danno lustro a tutto il lavoro che c’è stato. La mia figura, quella appunto di Carnevale mi ha portato a dare sempre il massimo in questo ruolo difficile ma anche gli altri componenti il cast sono stati davvero eccezionali. E alla fine gli applausi sinceri del pubblico che ci sono stati nelle nove serate in cui ci sono state le repliche della morte di Carnevale è stato qualcosa che di gratificante soprattutto per me che sono tornato al mio primo grande amore che è il teatro. E di ciò ringrazio i Nisivoccia che me lo hanno consentito>.





