di Alfonso Malangone*
In principio fu Milano, Poi, Barcellona. Poi, Montecarlo. Poi, Dubai. Adesso, è pure un’area medio-orientale martoriata che, almeno per pietà umana, dovrebbe essere tenuta fuori da qualsiasi commento. Per la Spiaggia di Santa Teresa, pur ridotta a circa ¼ dell’originaria estensione (3.000mq su ex 11.000), è divenuta ‘Salifornia’, anche se qualcuno ha parlato di Salifogna per i reflui di varia natura che tuttora fuoriescono dal Fusandola e dal vicino scolmatore fognario. Per il nuovo arenile aperto l’altro giorno, è divenuta Cannes o le Maldive benché, con i ciottoli di Benevento ‘sfrantumati’ e usati come sabbia, non sembra ci sia una qualità paragonabile a quella delle spiagge dorate di quei luoghi. Forse, se ne parla davvero a sproposito, a parte l’utilità dell’opera. Di fatto, dopo le principali spese di investimento, Salerno è sempre stata ‘messa a confronto’ con realtà decisamente ‘superiori’ per dimensioni e condizioni sociali ed economiche, come se la finalità perseguita con le nuove realizzazioni fosse stata quella di colmare le differenze urbanistiche, non di eguagliare i livelli delle qualità delle vite. E, ancora oggi, per dimostrare di ‘essere all’altezza’, si formulano confronti improbabili, talora anche impossibili, sotto la spinta di una inferiorità sottesa tale da indurre ad opere maestose, magari pure copia e incolla, senza verificarne né la compatibilità con l’ambiente e il territorio, né la coerenza con i bisogni veri della ‘nostra’ Comunità. Cioè, si pensa alle cose più grandi e invasive come prova di ineguagliabile potenza progettuale e realizzativa, non alle più necessarie e rispettose di una particolarità identitaria frutto della storia bimillenaria, della cultura, del sapere, della tradizione, dei costumi, dell’umanità, pure colpevolmente sottovalutate perché ritenute prove di inadeguatezza quantitativa e qualitativa. E’ evidente che, da buoni meridionali, alcuni ancora ritengono di essere vittime della storia e dello sfruttamento dei piemontesi di Cavour, continuando a ‘guardare in bocca agli altri’ nonostante siano passati decenni e siano stati dismessi i ‘pantaloncini corti’. Di più. La volontà di una ‘rivincita pubblica’ sembra emergere da decisioni davvero stupefacenti, come quella della costruzione di una piscina da 50milioni di euro per fare i film con i pescecani che potrà metterci ‘da sopra’, dimostrando la qualità di vera Città europea abitata da tanti animalisti. In effetti, sarebbero le Città ‘inferiori’ a fare ancora le piscine per i cittadini, per i giovani e per i bimbi. Così, potremo finalmente ‘deridere’ quel piccolo Comune di 9.000 abitanti, si chiama Roncadelle, che nelle Olimpiadi di Parigi ha dato all’Italia tre medaglie d’oro in tre diverse discipline. Arrossirà di invidia, quel paesino, dove fu realizzato negli anni 80 del secolo scorso un grande Centro Sportivo Comunale per 14 discipline, tra cui: basket, judo, karate, pallavolo, rugby, con l’aggiunta di due campi di calcio, un bocciodromo e un lago per la pesca sportiva. Se, poi, a ‘spizzichi e spetacci’ anche da noi si farà un palazzetto, allora ci sarà chi dirà di essere a Boston che viene ritenuta la Città più avanzata nell’offerta di centri sportivi. La verità è una sola: Salerno è tuttora alla ricerca di una condizione che ha perso per sua scelta, senza che nessuno le abbia mai tolto niente. Oggi, si fa il giusto ripascimento delle spiagge, dimenticando che era la ‘Città delle Spiagge’ e sorvolando sul fatto che i fenomeni di erosione avrebbero dovuto essere fronteggiati per tempo. Poi, si parla di Maldive, omettendo che era la ‘Città del mare’ e che gli interventi sulla rete fognaria andavano fatti da almeno due decenni. Poi, si parla di verde pubblico, scordando che era la ‘Città dei fiori, degli odori e dei colori’ e che la recente cementificazione ha pochi eguali in Italia. Per metterci ‘alla pari’, sono stati gettati in discarica ricchezze che molte località farebbero ‘carte false’ pur di averle. Perché, oggi, la funzione di traino nei confronti dei flussi turistici è svolta in prevalenza da luoghi che rilasciano un’emozione, che trasmettono una sensazione, che prospettano il sacrificio di chi li ha costruiti e di chi li ha consegnati a noi. Invece di trasmettere la luce della civiltà meridionale e mediterranea, ci sforziamo di emulare le luci delle illusioni e del falso, vuote e senza perché. Eppure, non sono molte le località nelle quali duemilacinquecento anni si possano rivivere nel volgere di poche ore. A condizione che ci si ricordi della presenza degli Etruschi. In sostanza, Salerno è Salerno, e non dovrebbe essere altro che Salerno. Purtroppo, sembra non si sia ben compreso che i mille-mila-milioni spesi in opere ‘faraoniche’, destinate ad arricchire i prenditori, non hanno impedito l’insorgere di preoccupanti indicatori in qualsiasi statistica nazionale con riferimento ad una decadente condizione economica, e a un progressivo degrado sociale, in un contesto di evidente deterioramento del tessuto urbano, di profonda decrescita demografica, di insopportabile disordine e di umiliante livello della qualità della vita. Basta leggere il Sole24Ore. Oggi, peraltro, tali difficoltà appaiono ulteriormente aggravate dall’inasprimento del carico impositivo volto all’assorbimento dell’elevatissimo squilibrio finanziario presente nel Bilancio e frutto INEQUIVOCABILE di quegli investimenti che avrebbero dovuto consentire l’ingresso nella ristretta classe delle Città ‘elitarie’ e che, nei fatti, impongono di mettere le toppe ai gomiti della giacca o al retro dei pantaloni. Lo stesso che può capitare a chi sgomiti per sedere alla tavola del principe indossando un vestito di gala, ma senza avere i soldi per acquistare l’intimo. Su questo, e solo su questo, possiamo davvero vantarci di essere stati i primi in Italia. Lo ha detto il Sole24Ore. E, purtroppo, nonostante l’esperienza maturata, si continua a elencare progetti stupefacenti per tenere vivo il confronto con i primi della classe senza sapere ciò che davvero è necessario fare per ‘recuperare il futuro’ attraverso linee di indirizzo utili alla progettazione di ‘percorsi originari di sviluppo’. Per questo una vitalità nuova dovrebbe attraversare ogni componente attiva, alimentare la fiducia, accrescere l’impegno e la speranza dei giovani con proposte innovative basate su logiche operative volte a concretizzare, finalmente, il ‘fondamentale diritto al benessere diffuso’. Salerno non ha bisogno di opere inutilmente costose per dimostrare qualcosa, ma di quelle in grado di contrastare il vergognoso posizionamento in ambito nazionale, in quello europeo neppure a parlarne, per vergogna, ed evitare che le sue nuove generazioni siano offese nella dignità ed essere costrette a percorrere le strade del dolore per un giusto futuro. Salerno ha bisogno di progetti in grado di renderla ‘Città Semplice’ e, per questo, ‘Intelligente’, grazie ad una moderna struttura amministrativa, opportunamente decentrata, a un complesso di funzionali opere e infrastrutture, alla completa digitalizzazione dei processi, all’utilizzo dell’Economia Circolare dei macro-dati, all’’Internet delle cose’, per essere in grado di dimostrarsi ‘campione’ di efficienza, di sostenibilità, di innovazione, nel rispetto dei principi di libertà, di equità, di giustizia, di solidarietà, di coesione sociale e nella esaltazione degli equilibri ambientali e dei punti di forza territoriali. Di certo, Salerno non è il disgraziato territorio medio-orientale che il difetto del tutto meridionale di trovare un confronto può indurre a citare, per quanto doloroso possa essere. No, Salerno non vive quelle distruzioni fisiche. Vive, però, e purtroppo, le conseguenze di una progettazione ondivaga, dettata da esigenze tempo per tempo dominanti, che hanno compromesso la sua stabilità identitaria e svilito la forza della sua vocazione. A questo, si può rimediare solo con un progetto complessivo per una Città Nuova, non mettendo qualche pezza colorata per un nuovo vestito da Arlecchino. Giusto per fare un confronto, da meridionale, anche per questo. *Ali per la Città





