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E’ morto Ngugi wa Thiong’o, gigante della letteratura africana

E’ morto Ngugi wa Thiong’o, gigante della letteratura africana

(Adnkronos) – Lo scrittore keniota Ngũgĩ wa Thiong'o, censurato, imprigionato e costretto all'esilio dal dittatore Daniel Arap Moi, candidato di lunga data al Premio Nobel per la Letteratura e uno dei pochi autori che ha scritto in una lingua africana indigena, è morto all'età di 87 anni ad Atlanta, negli Stati Uniti. "È con grande dolore che annunciamo la scomparsa di nostro padre, Ngũgĩ wa Thiong’o, questa mattina di mercoledì", ha scritto sua figlia Wanjiku wa Ngũgĩ su Facebook. "Ha vissuto una vita piena, ha combattuto una buona battaglia". Era uno dei più grandi scrittori africani contemporanei, intellettuale instancabile che ha attraversato sei decenni di storia, dalla lotta contro il colonialismo britannico fino alle sfide della democrazia in Kenya,  Nato nel 1938 a Limuru, in Kenya, all’epoca colonia britannica, Ngũgĩ ha raccontato con le sue opere la trasformazione profonda del suo Paese, facendo della letteratura uno strumento di denuncia sociale e politica. Cresciuto in una famiglia di agricoltori a basso reddito, ha studiato grazie ai sacrifici dei genitori in un collegio gestito da missionari britannici, ma la sua vita fu segnata dall’esperienza della repressione coloniale, tra cui l'uccisione del fratello Gitogo durante la rivolta Mau Mau. La sua prima opera, "Weep Not, Child" (1964; tradotto in italiano con il titolo "Se ne andranno le nuvole devastatrici" da Jaca Book nel 1975) fu il primo romanzo in lingua inglese scritto da un autore dell'Africa orientale e gli valse riconoscimenti immediati. Seguì una produzione letteraria intensa, con titoli come "Petals of Blood" (1977; "Petali di sangue, apparso da Jaka Book nel 1979), che segnò una svolta nella sua carriera: Ngũgĩ abbandonò il suo nome inglese James e scelse di scrivere solo nella sua lingua madre, il kikuyu, per combattere l'eredità culturale coloniale. Nel 1977 fu arrestato e trascorse un anno in carcere senza processo per il suo impegno politico e le sue opere critiche nei confronti del nuovo regime post-indipendenza. In prigione scrisse il romanzo "Devil on the Cross", utilizzando carta igienica per trascrivere le sue idee, un simbolo della sua resistenza. Tra i suoi libri tradotti da Jaca Book, primo editore italiano, figurano: "Un chicco di grano" (1977), "Sogni in tempo di guerra" (2010) e "Decolonizzare la mente" (2015). In anni recenti le sue opere sono state pubblicate da La nave di Teseo: "Scrivere per la pace" (2017) e "Il Mago dei corvi" (2019). In italiano sono apparsi anche "Spostare il centro del mondo. La lotta per le libertà culturali" (Meltemi Editore, 2000) e "Un matrimonio benedetto" (Quarup, 2015). Costretto all'esilio nel 1982 dopo un tentativo di omicidio, Ngũgĩ wa Thiong'o visse tra Londra e gli Stati Uniti, dove insegnò in importanti università, tra cui Yale e la University of California Irvine. Pur lontano, continuò a battersi per la valorizzazione delle lingue africane nella letteratura, denunciando il dominio del colonialismo culturale e sostenendo un'arte radicata nelle tradizioni e nei linguaggi autoctoni. Rientrò in Kenya nel 2004 accolto come un eroe, ma fu vittima di un brutale attacco che colpì anche la sua famiglia. Poco dopo ritornò di nuovo negli Stati Uniti dove è rimasto fino alla fine della sua vita. La sua opera – che include romanzi, saggi, autobiografie e opere teatrali – ha influenzato generazioni di lettori e scrittori, ponendosi come faro della letteratura post-coloniale africana. Ngũgĩ wa Thiong'o lascia un’eredità culturale e politica profonda: quella di un uomo che, nonostante carcere, esilio, minacce e malattie, non ha mai smesso di raccontare, di denunciare e di lottare per la libertà di espressione e per l’identità africana. (di Paolo Martini) —culturawebinfo@adnkronos.com (Web Info)