di Erika Noschese
Una giornata di festa, musica e profonda riflessione ha animato l’Ateneo salernitano, dove il mondo accademico e la grande passione popolare si sono incontrati per celebrare uno dei più grandi protagonisti della discografia italiana. Nella giornata di ieri, l’Università degli Studi di Salerno ha conferito a Vasco Rossi il Dottorato di Ricerca Honoris Causa in Politica e Comunicazione. Un riconoscimento che intende mettere al centro non soltanto i numeri straordinari di una carriera cinquantennale, ma la straordinaria capacità dell’artista di edificare, nel tempo, un linguaggio originale, una poetica e una relazione con il proprio pubblico divenuta a tutti gli effetti un fenomeno culturale di rilevanza sociale. La cerimonia si è svolta all’interno dell’Aula Magna “Vincenzo Buonocore”, gremita in ogni ordine di posto da studenti, docenti, autorità e tantissimi appassionati. Nel corso della sua attesissima lectio magistralis, il rocker di Zocca ha affrontato con profonda sincerità il legame profondo che intercorre tra il linguaggio musicale, la sfera della comunicazione e la dimensione politica della vita quotidiana. «Un dottorato di ricerca honoris causa in Politica e Comunicazione per me? Questa proprio non me l’aspettavo. Dottorato significa che potrei anche insegnare, ma tranquillizzo subito i miei affezionati detrattori: continuerò a fare concerti», ha esordito scherzando il cantautore prima di addentrarsi nei contenuti della sua lezione. «Politica e comunicazione non le ho studiate sui libri, all’università ho fatto Economia e Commercio. Però le ho vissute, le ho subite e qualche volta, lo ammetto, anche provocate. Ho scritto canzoni e basta. Dopo quasi cinquant’anni scopro che possono diventare perfino una tesi di laurea, ed è davvero una meraviglia». Entrando nel merito del valore della canzone come veicolo sociologico, Vasco Rossi ha sottolineato la forza comunicativa della composizione musicale, capace di abbattere le barriere formali. «Sono molto emozionato, non me lo aspettavo. Una canzone non è soltanto una canzone, è un messaggio che viaggia senza bisogno di un ufficio stampa. Entra direttamente nelle case, nelle automobili, nelle cuffie e nelle piazze. Arriva a chi magari non leggerebbe un editoriale e non seguirebbe un dibattito politico, ma riconosce una frase perché quella frase parla esattamente di lui. La musica fa ciò che la comunicazione ufficiale spesso dimentica: non si limita ad informare, ma muove emozioni, ricordi e domande». Un passaggio cruciale dell’intervento è stato dedicato alla distinzione tra l’arte e l’indottrinamento, evidenziando come il brano musicale sia prima di tutto un luogo di incontro e di presa di coscienza collettiva. «Questo non significa trasformare una canzone in un comizio, non ho mai pensato di avere la verità in tasca, anche perché le mie tasche dei jeans sono già povere di certezze e piene di cose inutili. Una canzone non dà istruzioni per vivere, non dà soluzioni e non sostituisce la politica, però può aprire uno spazio nel quale le persone si riconoscono, discutono e si sentono meno sole. Può dare voce a un disagio prima che quel disagio trovi le parole adatte per diventare una richiesta collettiva». Riflettendo poi sul concetto stesso di politica, l’artista ha voluto allargarne il perimetro oltre le sole istituzioni: «La politica non è soltanto quella dei palazzi, delle elezioni, dei programmi e della propaganda. È anche il modo in cui una società decide chi ascoltare, chi proteggere e chi lasciare ai margini. A volte basta una frase per sentirsi meno soli e se poi la cantano in sessantamila la solitudine diventa appartenenza. La vera responsabilità è fare in modo che, dopo aver cantato insieme, resti qualcosa: una consapevolezza, una domanda, magari il coraggio di guardare gli altri con un po’ più di attenzione». Non sono mancati i riferimenti al peso della parola nella società contemporanea, segnata dall’iper-presenza dei media e delle piattaforme digitali. «La parola per me è importantissima. È un’arma potentissima, può manipolare, semplificare la realtà, creare nemici e vendere paure. Ma può anche dare voce a chi non riesce a farsi sentire, contrastare l’arroganza, difendere la tolleranza e l’inclusione. E qualche volta può essere una grande consolazione. Per questo chi comunica pubblicamente ha una responsabilità: deve sapere che ogni parola costruisce un clima, può alimentare cinismo o fiducia, odio o confronto, rassegnazione o voglia di reagire. Anche il silenzio comunica e perfino una battuta può avere conseguenze, soprattutto quando arriva a molte persone. Essere ascoltati non significa avere sempre ragione, significa sapere che ciò che diciamo può essere ripreso, interpretato e trasformato. Prima di parlare bisognerebbe imparare ad ascoltare, perché avere più microfoni non significa avere più chiarezza». Soffermandosi sull’accoglienza ricevuta dall’Ateneo e sul superamento dei pregiudizi, il Blasco ha ricordato il valore dello studio. «Quando ho saputo che il conferimento di questo dottorato era stato votato all’unanimità sono rimasto davvero sorpreso. All’unanimità a me, che sono sempre stato considerato divisivo? Questa unanimità per me è la prova concreta che lo studio e la conoscenza aprono le menti e rendono davvero liberi dall’ignoranza e dai pregiudizi. Quando mi chiedono cosa significhi essere Vasco Rossi la risposta breve è una grande responsabilità: restare me stesso senza tradire quello che sono per piacere a qualcuno. Quando una canzone entra nella vita degli altri non appartiene più soltanto a chi l’ha scritta e se esiste una mia poetica è tutta qui: dire le cose come le sento, senza trasformare la fragilità in una vergogna e senza confondere la libertà con il diritto di fregarsene degli altri». Sull’importanza scientifica e culturale dell’iniziativa si è espressa la professoressa Carla Pedicino, presidente del consiglio didattico di Scienze Politiche dell’Università di Salerno: «Sono molto contenta, Vasco era contento e ne è valsa assolutamente la pena. È stato un percorso faticoso, ma la risposta della piazza, della gente e l’entusiasmo travolgente ci hanno restituito tutto il lavoro di questi giorni. Ci tenevo moltissimo che fosse Vasco Rossi ad aprire questa serie di eventi. Mettere in piedi un appuntamento così impegnativo non è stato semplice, ma ero convinta che ne valesse la pena e alla fine ce l’abbiamo fatta». Sulla stessa linea il rettore dell’Ateneo, Virgilio D’Antonio, che ha rimarcato il valore simbolico dell’evento per la comunità accademica: «È stata una giornata speciale per l’Università di Salerno, in cui abbiamo accolto Vasco Rossi e la sua straordinaria fan base. C’era tanto entusiasmo e l’artista ha tenuto una bellissima lezione dottorale. Abbiamo dimostrato non soltanto come l’università sappia aprirsi a saperi che si formano oltre le aule accademiche, ma anche che siamo una comunità capace di accogliere e gestire grandi eventi».







