Cava de’ Tirreni/Nocera Inferiore. Nessuno sconto dalla Corte di Cassazione per Gerardo Bartiromo, alias Gelsomino, arrestato nella scorsa estate perché ritenuto esponente del clan Zullo dedito alle estorsioni. Confermata quindi la decisione del Riesame di Salerno che a settembre aveva respinto l’istanza dell’avvocato difensore. La difesa chiedeva la rivalutazione dei gravi indizi di colpevolezza per le ipotesi contestate,. Il Tribunale rigettava l’appello, confermando la sussistenza di un grave quadro indiziario per le ipotesi contestate e ravvisando persistente attualità delle esigenze cautelari di prevenzione speciale, tutelabili solo con la misura in carcere e proporzione della durata della misura rispetto ai termini massimi della fase. Per Gelsomino Bartiromo si procede per due delitti di concorso in usura aggravata ed estorsione in concorso, fatti aggravati anche dal metodo e dalle finalità di agevolazione mafiosa ed indicati in imputazione come commessi negli anni 2023 e 2024. Per la difesa l’ordinanza impugnata avrebbe fondato la ritenuta sussistenza del quadro indiziario sulla presunta esistenza di minacce o pressioni esercitate da Vincenzo Zullo nei confronti di Bartiromo, nonché sull’asserita iniziativa autonoma dello stesso Bartiromo nel proseguire l’attività estorsiva. E sarebbero tuttavia equivoche e non rispondenti alle emergenze processuali. La difesa sottolinea che il Tribunale non ha tenuto conto del fatto che parte rilevante della messaggistica tra i due risulta irrimediabilmente perduta, poiché, come dichiarato dallo stesso Bartiromo in sede di interrogatorio di garanzia, Zullo era solito utilizzare messaggi dotati di timer di autodistruzione, allo scopo di impedire la conservazione delle conversazioni. Inoltre, dalle dichiarazioni scritte di Bartiromo sarebbe emersa con chiarezza una condotta illecita attribuibile a Zullo ai danni del primo. Non è d’accordo la Cassazione. “Il Tribunale ha ritenuto pacificamente integrato il quadro indiziario relativo alle ipotesi di reato contestate nella forma aggravata, sottolineando come emerga la piena consapevolezza di Bartiromo di avere fornito, con la propria condotta, un contributo agevolativo al contesto illecito in cui opera Zullo, condividendone, di fatto, le scelte criminali. Ed operando nell’illecito con un metodo che impone alle persone offese prestazioni dovute in ragione del “peso” che grava che quel determinato territorio e ne soffoca gli aneliti imprenditoriali”., scrive la Suprema Corte.





