di Alessandro Turchi
Non possiamo nascondercelo, l’anno che sta iniziando rappresenta per tutti noi un insieme di incertezze, niente si può prevedere e niente si può dare più per consolidato. Pensiamo a livello internazionale, con una guerra, quella fra Ucraina e Russia, che non accenna minimamente a terminare, fra schermaglie, propaganda, intromissioni, parole al vento e, quelli si, morti veri, quattrocentomila già solo quelli russi. Non dimenticando la tragedia di Gaza, la costruzione con la forza della grande Israele, il terrorismo che ne conseguirà, i mille dubbi e distinguo dei governi occidentali. E poi la variabile impazzita di Trump, che in pochi mesi ha travolto le tante certezze che avevamo sulla democrazia americana, sul diritto interazionale, sui rapporti fra Stati, sulla stampa libera. E l’I.A. (Intelligenza Artificiale), che sempre più invaderà la nostra vita e che sempre più ci condizionerà e ci sostituirà, nei posti di lavoro e in tante altre situazioni che neanche oggi immaginiamo. Ce n’è quanto basta per farci piombare tutti in uno stato catatonico e in preda a preoccupazioni infinite, all’avviarsi di un anno che mai è stato così incerto e che probabilmente ingigantirà i tanti dubbi che ci pervadono e che non ci fanno dormire sonni tranquilli. E poi la situazione nazionale che, al di là delle schermaglie ideologiche e delle convinzioni individuali, alimentate da propaganda e fake news, vede alcune certezze che non si possono ignorare. Una produzione industriale che cala sempre più, stipendi immobili, costo della vita alto e, soprattutto, una tassazione opprimente che difficilmente ci farà risollevare. In questo quadro nazionale ed internazionale, per riportarci ad un percorso più direttamente vicino a noi, non possiamo non citare le vicende che riguardano la nostra Regione e la nostra città. La caduta nei fatti dell’impero regionale targato De Luca, l’avvento di un nuovo governo che, pur con la presenza di alcuni centurioni della precedente amministrazione, segna comunque una nuova era per la Regione Campania, piena di incognite e, per molti, anche di speranze. Vicende che, apparentemente, sono lontane dalla nostra città, che in un loop infinito, continua a dibattersi in una serie di problemi che ci inducono costantemente a riassumere il tutto in uno sgradevole e per certi versi infinito, De Luca si o De Luca no. Eh già, terminata l’esperienza regionale, pare che l’ex Governatore, superati i piccoli intoppi burocratici e anche in questo caso facendo saltare schemi consolidati, farà dimettere l’attuale sindaco per tornare a governare la nostra città. Come se in questi trentadue anni a Salerno non ci sia sempre stata la sua “longa manus” a gestire l’amministrazione, le assunzioni, le cooperative, le aziende partecipate, fino a scendere nei gangli più nascosti e ad arrivare, addirittura, alla scelta delle luci per addobbare la città. De Luca ha sempre imposto il suo sistema, coadiuvato da una rete di vassalli e valvassori oggi pronti ad accoglierlo di nuovo in una città da cui nei fatti non se ne è mai andato. E mentre le opposizioni poco si oppongono, non si sa perché, mentre chi non vuole il suo ritorno si lamenta ma di nascosto, per evitare, diciamo così, ritorsioni e possibili ripercussioni, i cittadini discutono stancamente su come sia ridotta Salerno, fra mobilità insostenibile, anarchia dei comportamenti, scarsità di controlli, assenza di verde, cantieri che da decenni deturpano la città, sporcizia, zero manutenzione, in un lungo elenco che relega una bellissima città agli ultimi posti di tutte le classifiche nazionali sulla vivibilità. Mentre i vassalli ed i valvassori ci spiegano pazientemente che le chiancarelle non ci sono più, segno che Salerno non è più quella di trentadue anni fa, si dibatte sulle grandi opere spesso solo annunciate e mai realizzate, mentre si sogna un nuovo stadio, o un nuovo palazzetto dello sport o la vasca dei pescecani, la coppa Davis e mille altre suggestioni propagandistiche, ci si dimentica di chiedere la normalità, una città pulita, organizzata, con una mobilità sostenibile, efficiente, moderna e controllata. E che dia delle prospettive ai nostri giovani, costretti a partire. Buon 2026 cari concittadini, in bocca al lupo per le mille sfide che ci troveremo ad affrontare, possibilmente da uomini liberi.





