Tre sacerdoti, tre domande e un silenzio che fa rumore - Le Cronache Ultimora
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Tre sacerdoti, tre domande e un silenzio che fa rumore

Tre sacerdoti, tre  domande e un silenzio che fa rumore

Nessun riscontro ai quesiti inviati dalla nostra redazione sui casi di don Gentile, don Virgilio D’Angelo e don Antonio Romano. La trasparenza verso i fedeli e la comunità può ancora attendere. C’è un silenzio che parla più di mille smentite, ed è quello che in queste ore avvolge i palazzi della Curia diocesana. Di fronte a interrogativi legittimi, sollevati nell’interesse della comunità e dei fedeli, l’istituzione ha scelto la via del “muro di gomma”. Unica nota anche stonata di uno scarno e mediocre comunicato per dire nulla, nessun commento di circostanza, nemmeno il classico “no comment” di cortesia, ma nel frattempo si obbligano preti diaconi a dare solidarietà don Gentile.Le tre domande formali inviate dal nostro giornale riguardo alle vicende e alle posizioni di don Gentile, don Virgilio D’Angelo e don Antonio Romano sono cadute nel vuoto. Tre storie, una sola richiesta di chiarezza Le questioni poste dalla nostra redazione non nascevano da una sterile curiosità, ma dal preciso dovere di cronaca che un organo d’informazione ha nei confronti dei propri lettori. Al centro dei nostri quesiti ci sono tre figure ben note sul territorio, le cui recenti vicende pastorali o amministrative e familiari hanno sollevato più di un dubbio tra i fedeli e i sacerdoti: Il caso don Gentile: su cui la comunità chiede se è vero che questi costringe preti a stipulare polizze assicurative presso la agenzia della sorella pena spada di damocle. Lavori di ristrutturazione di alcune opere date ad una ditta di Montoro il cui figlio è dipendente della Curia ed amico particolare di don Gentile e di un prete del centro storico che presto vi diremo anche chi è. La posizione di don Virgilio D’Angelo: il quale sembra più un commerciante che un sacerdote, ha fatto perfino vietare durante la festa di Sant’Agata le bancarelle degli ambulanti perché lui con la sua combriccola deve vendere panini e bibite. Deve forse pagare i debiti che ha fatto per la parrocchia? E la assunzione del fratello alla ex Colonia San Giuseppe e’ vera o falsa? La situazione di don Antonio Romano: il prete dei sabot, ma che ora usa scarpe firmate, sì perché la carità va firmata. Che grazie ai soldi dell’8×1000 ha costituito cooperative dove sono state assunti suoi familiari vero o falsi? “La verità vi farà liberi”, recita il Vangelo. Ma tra le mura della Curia sembra prevalere la vecchia regola della prudenza diplomatica, che troppo spesso confina con l’omertà istituzionale. Il diritto di sapere di una comunità smarrita Quando la Chiesa locale si chiude a riccio, a pagarne il prezzo più alto sono i fedeli. Le parrocchie non sono aziende private regolate da patti di riservatezza, ma comunità di persone che vivono di fiducia. Alimentare il mistero non fa altro che minare questa fiducia, lasciando spazio a speculazioni e malumori che rischiano di danneggiare l’intera comunità ecclesiale. Il nostro giornale ha cercato di fare da tramite, ponendo domande chiare, dirette e prive di pregiudizi. Avremmo voluto pubblicare le ragioni della Curia, le sue spiegazioni o anche solo una rassicurazione sul fatto che si stesse lavorando per il bene delle comunità coinvolte. La nostra promessa ai lettori La scelta di non rispondere è legittima, ma non è quasi mai lungimirante. Noi, dal canto nostro, non intendiamo arretrare. Continueremo a scavare, a chiedere e a cercare la verità sui casi di don Gentile, don Virgilio D’Angelo e don Antonio Romano. Le porte della nostra redazione restano aperte qualora la Curia decidesse che la trasparenza e il rispetto per i fedeli valgono più di un ostinato e imbarazzato silenzio. Fino ad allora, continueremo a fare il nostro lavoro: fare domande. Anche quelle scomode. Ora però si cerca solidarietà. Ma il Vescovo in tutto questo ha intrapreso la strada del silenzio perché? Connivente o cosa c’e’ dietro che difende a tutti i costi e con tutte le forze quel don Gentile che lo sta affossando e che oggi guarda caso va a dargli solidarietà perché giustamente usa il suo potere o meglio la procura generale per gestire una diocesi che era gloriosa ma che ora grazie ad un Vescovo che ha visioni tutt’altre che per la crescita umana e spirituale del suo gregge. Continua…..