TRA CANTONE E DE ROBERTO - Le Cronache Cronaca
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Cronaca

TRA CANTONE E DE ROBERTO

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Alberto Cuomo

“Gli assassini tornano sempre sul luogo del delitto” è l’aforisma della criminologia e della giallistica cui, nel caso dell’architetto Bianca De Roberto, richiamata a circa 80 anni quale consulente dell’Ufficio Urbanistica del Comune, può aggiungersi il motto “il pericolo è il mio mestiere” dato il suo non temere di essere coinvolta in questioni giuridiche complesse, oltretutto con la stella di De Luca calante. L’architetto De Roberto era dirigente urbanista del Comune di Salerno allorchè fu redatto, con il suo significativo contributo, il disastroso Puc firmato Bohigas che ha consentito di affogare la nostra città nel cemento speculativo. Ciò malgrado con De Luca fosse edotta dall’ex sindaco Vincenzo Giordano, del fatto che, priva di servizi, Salerno non avrebbe potuto avere neppure un metrocubo residenziale oltre quelli in essere. E infatti anni prima Giordano, con la scelta di far redigere un nuovo Piano regolatore mediante la cosiddetta “manovra urbanistica”, ovvero definendo progetti attuativi per ciascun quartiere, emanò nel 1989 la delibera 71 secondo cui: era impedito avviare nuove lottizzazioni al di fuori dei piani già approvati; erano congelate le aree di espansione; venivano vincolate grandi porzioni di territorio a destinazioni d’uso pubbliche o di interesse collettivo intese a reperire gli standard dei servizi. La storia è nota: la forte opposizione degli speculatori edilizi mise in difficoltà Giordano, ostacolato dai suoi alleati di governo e dal suo stesso partito, il PSI facente capo all’allora ministro Carmelo Conte, sino alla finale batosta dell’accusa penale con carcere per reati inesistenti inflittagli dal sostituto procuratore Michelangelo Russo. Ora De Luca, si direbbe in una goffa parodia di Giordano, declama a sua volta lo slogan “cemento zero” mentre riconferma in toto il Piano-Bohigas anche chiamando a consulere l’architetto De Roberto, responsabile di quel Piano che ha annientato Salerno e la sua storia.Viene da pensare che, invece di fare da consulente tecnico, l’architetto De Roberto debba agire da assessore-ombra all’urbanistica, dal momento quello in carica, Dario Loffredo, non si mostra padrone della materia. Oltretutto Loffredo ha spesso magnificato l’intervento del “Parco D’Agostino” senza sapere forse che l’impresa Marinelli, magna pars nel lavoro, è stata colpita da interdittiva antimafia e che l’ente appaltante ben potrebbe sostituirla nel consorzio. Al contrario l’assessore si astiene dal farlo e frattanto deforma la fabbrica “Ernestine”, gioiellino modernista salernitano per sostituirla forse con altro cemento. Né si comprende perchè esalti tanto il progetto del parco in un’area poco urbanizzata, dal momento si sa, sin dal primo Novecento, che i parchi sono il grimaldello utile ad aprire i territori circostanti verso corpose urbanizzazioni, come fu per Central Park a New York nel 1875. Considerando che l’impresa Marinelli interdetta è anche appaltatrice dei lavori per la cosiddetta porta-ovest, è legittimo chiedersi quale atteggiamento assumerà l’architetto De Roberto nei suoi confronti. Qual è il suo parere sugli assurdi svincoli volanti intesi a raccordare il porto all’autostrada, o sul banchinamento del mare nel porto commerciale, o sul progetto del porticciolo. Un’altra gatta da pelare che l’attende riguarda il progetto del nuovo albergo alla foce dell’Irno, e forse per questo De Luca l’ha chiamata di nuovo essendo stata l’interprete della legge del post terremoto. Orbene l’art.8 della legge 730/86 impone che la destinazione delle aree di sedime degli stabilimenti ammessi alla delocalizzazione ai sensi dell’articolo 21 della legge 14 maggio 1981, n. 219 sia determinata con convenzione da stipularsi tra Ministero e comune, ”vincolata a soddisfare esigenze produttive, sociali e pubbliche”. Orbene, in quella stipulata a Salerno l’area della foce dell’Irno è stata esplicitamente destinata a “pubblica utilità” in ragione del prezzo agevolato, tale da non consentire utili in proprio da parte dell’amministrazione. In particolare, con il Certificato di Destinazione Urbanistica allegato al rogito notarile si qualificavano formalmente le particelle di terreno dell’ex cementificio come “aree destinate al recupero degli standard, a spazi e attrezzature pubbliche, verde e parcheggi”. Si profila in tal modo il danno sia per la comunità che vede sottratto un suo bene a vantaggio di un privato (anche in questo caso pare ci sia l’ombra di Marinelli) sia del contraente privato, l’Italcementi, che ben avrebbe potuto chiedere di partecipare ad una utilizzazione dell’area molto remunerativa, avendola ceduta ad un prezzo conveniente per l’Ente comunale, inferiore al suo valore di suolo edificabile. Sebbene diverse leggi riconoscano gli alberghi tra le attività produttive il Piano Urbanistico di Salerno entrato in vigore il 24 gennaio 2007 indica all’art. 41 delle Norme Tecniche di Attuazione quali siano le “Destinazioni produttive” senza vi siano nominati gli alberghi, fissati invece autonomamente nell’articolo n. 42. Né essi corrispondono a “esigenze sociali e pubbliche” intese propriamente nei servizi (verde, scuole parcheggi) essendo strutture private rivolte a esigenze private secondo quanto annota la Cassazione penale individuandoli quali “private dimore”. E’ indubbio che la questione sia complessa, ma anche che la mggioranza dei cittadini si senta defraudata per aver perso un suolo indicato, non solo dalle carte burocratiche, ad accogliere servizi pubblici… poi ci si lamenti poi che gli studenti con le casalinghe scendano in piazza.