Se tu dai i voti a me io poi ti do un lavoro a te - Le Cronache Ultimora
Eboli Ultimora

Se tu dai i voti a me io poi ti do un lavoro a te

Se tu dai i voti a me io poi ti do un lavoro a te

 

 

Un sindaco del Cilento, portatore di consensi elettorali in favore di un candidato Pd imparentato col suo collega ebolitano, ottiene un posto grazie al meccanismo dello scorrimento di graduatorie. Intanto, scoppia l’ennesima rogna interna a Eboli: un dirigente amministrativo invoca l’Anticorruzione:“Pressioni su di me dall’alto per fare la manutenzione di strade private con i soldi pubblici, io non firmo nulla, in galera non voglio andare”

 

di Peppe Rinaldi

 

“Ah! Eccolo spiegato il motivo per il quale il nostro sindaco si spendeva così tanto per far votare quel candidato alla Regione, che, peraltro, non è neppure della nostra zona. Lo faceva per incrementare i livelli dell’occupazione: la propria”. Dice così a Le Cronache, sorniona e sarcastica, la fonte che ha seguito da vicino alcuni sviluppi della vicenda politico-istituzionale successiva all’ultima tornata elettorale campana in una parte del Cilento. Ma a cosa si riferisce? Al fatto che il “suo” sindaco del piccolo centro cilentano con poco più di 3mila abitanti e poco meno di 2600 elettori, abbia fatto campagna elettorale pancia a terra per un candidato al Consiglio regionale, convogliando su quest’ultimo oltre 100 voti di preferenza, che, tenuto conto delle proporzioni, rappresentano una cifra che sfiora il 3 per cento dell’intero corpo elettorale. Non c’è che dire, un bell’impegno e un ottimo risultato: soprattutto per il sindaco medesimo che, come contropartita, non ha ottenuto l’insediamento di un opificio industriale o l’avvio di investimenti per il territorio per incrementare l’occupazione locale o cose di questo genere, tutte ipotesi che renderebbero onore a tanta dedizione per un candidato. No, in cambio il sindaco di questo piccolo centro ha ottenuto sì un posto di lavoro ma per se stesso e proprio nel Comune oggi guidato dal parente stretto di questo candidato, cioè Eboli. Ricapitolando, io ti faccio votare, tu in cambio intercedi e mi fai ottenere un posto di lavoro pubblico nell’ente governato dai tuoi. Le carte saranno tutte “a posto”, s’intende.

Se tutto fosse come sembra al momento configurarsi, inizia a stagliarsi sullo sfondo l’ombra di un mercimonio, in astratto legittimo sul piano formale e che la legge ha tipizzato con chiarezza (Art. 86 Dpr 570/1960). Il sindaco, dunque, “fa uscire i voti” nel comune che amministra, la graduatoria concorsuale che lo riguarda scorre nel senso giusto e ottiene il posto di lavoro. Proprio in queste ore pare debba entrare in servizio.

 

Clima da fine impero

 

La storiella che abbiamo appena raccontato è una delle tante che caratterizzano l’ormai asfittico organo politico-amministrativo della città di Eboli, quarantamila abitanti e un ceto dirigente sbandato, senza guida, spesso corroso dall’acido muriatico del familismo oltre che da una manifesta inconsistenza strutturale, di maggioranza e minoranza, al netto di sparute, apprezzabili individualità. Non esattamente una novità né una rarità in tempi sgraziati come questi.

Belle parole, nobili intenzioni e supercazzole programmatiche, non hanno evitato l’accensione dei fari della magistratura sull’andazzo del Palazzo, come questo giornale ha negli ultimi giorni raccontato. Esiste, infatti, un’indagine sull’amministrazione comunale di Eboli partita qualche mese addietro, il cui raggio d’azione sembrerebbe essere abbastanza esteso, almeno stando a quanto è dato di sapere allo stato. Oltre alla necessità di approfondire quanto detto durante una pubblica adunanza del Consiglio da un membro di maggioranza (“Su di noi pressioni del crimine organizzato”, salvo ritrattare e ridimensionare il caso in sede di interrogatorio da parte dei carabinieri, e non è detto che se la siano bevuta facilmente), gli inquirenti sono interessati a sapere chi sia entrato ed uscito dal Municipio dal 1 gennaio 2024 al 28 febbraio 2026; che ruolo abbia svolto nelle stanze comunali il candidato del Pd alla Regionali di novembre scorso, l’avvocato Federico Conte (cugino del sindaco Mario), esplicitamente indicato negli atti investigativi preliminari; e, soprattutto, come sia strutturata la pianta organica dell’ente, le modalità di accesso al lavoro degli impiegati e quant’altro. Insomma, se non sarà la solita pesca a strascico con la rete che tira su due sardine striminzite, sembra che la traiettoria investigativa sia chiara. Si vedrà.

 

Il precedente

 

C’è da dire, ancora, che il centro cilentano da cui proviene la nuova risorsa amministrativa per la città di Eboli (sempre che vi resti, perché, si sa, in questi casi le graduatorie “tarocche” fungono da porte girevoli per andare e venire a piacimento da questo o quell’ente pubblico) si era già distinto per una faccenda simile. Sempre questo giornale, infatti, nello scorso ottobre ha pubblicato un articolo corredato da una registrazione audio della conversazione tra due soggetti che discutevano proprio della manipolazione di una graduatoria concorsuale e di come essi fossero stati avvisati dell’esistenza di un’indagine giudiziaria da un investigatore infedele: si trattava della sorella di un candidato a un concorso pubblico che discuteva col “sindaco-ombra” di questo stesso Comune, guidato oggi dal sindaco in arrivo a Eboli che, peraltro, con questa “ombra” è pure imparentato, un personaggio che disporrebbe, dicono, perfino di un ufficio privato nel comune quasi fosse il vero primo cittadino. Se tanto dà tanto, sarà allora lecito congetturare che un accordo elettorale di scambio di utilità possa essere stato onorato a valle della triangolazione: “…e tutto con i soldi degli altri…”, parafrasando la meravigliosa, memorabile definizione che Churchill diede, in generale, dei così detti progressisti.

 

Il dirigente sbotta e inguaia tutti

 

Che si tratti dei “soldi degli altri”, non c’è alcun dubbio. Tra l’altro, pare che questa manovra non sia stata l’unica ad originare dai piani alti dell’amministrazione: nella girandola delle graduatorie tra enti locali, che orientano e guidano i propri clienti come se si trattasse di aziende private proprie (si veda il qui già saccheggiato “filone Alfieri” tra Comunità montane, Unione dei Comuni, Asl, Distretti sanitari, segreterie di partito, Comuni, Provincia, Regione, etc.), ci sarebbe anche un ulteriore dipendente pubblico giunto da un altro lontano paesino del Cilento, particolarmente caro a un altro membro di vertice del Comune di Eboli. Insomma, ognuno si porta dietro chi può, chi vuole e come desidera, leggi e regolamenti vengono stirati, elasticizzati, spesso strappati a seconda della convenienza. C’è chi spera in Fico (sic!) e a lui si rivolge nella speranza di una rimessa in ordine del sistema. Speranza vana, quantomeno precaria, non solo per la natura propria del personale a 5 Stelle, ampiamente dimostrata prima e dopo Grillo, ma soprattutto perché accanto al nuovo governatore siede un beneficiario delle porte girevoli, proveniente suppergiù dalla medesima area geografica.

Ora, al clima mefitico permanente nei corridoi del palazzo ebolitano, tra faide più o meno familiari e spettacoli da operetta, va ad aggiungersi la recentissima (13 maggio) presa di posizione di un dirigente comunale, trascritta in una denuncia inviata a plurime cariche istituzionali. Il dirigente, esperto della vita interna dell’ente, ha chiesto l’intervento dell’anti-corruzione perché “il sindaco mi fa continue pressioni verbali, evitando di mettermelo per iscritto e aggirando le indicazioni istituzionali fissate, per ordinare la manutenzione di strade private o fuori dall’elenco delle opere ufficialmente approvato, con fondi da attingere a un lotto di spesa da 516mila euro: quindi, io non farò nulla, non firmerò nessuna carta perché in galera non ci voglio andare e perché dinanzi alla Corte dei Conti non voglio finire”. Parole più o meno testuali. Mala tempora…