Sara Petrone: Patrimonio svalutato - Le Cronache Attualità
Attualità Salerno

Sara Petrone: Patrimonio svalutato

Sara Petrone: Patrimonio svalutato

Sara Petrone, già consigliera comunale e capolista di Salerno Democratica alle ultime elezioni comunali, accende i riflettori sulle criticità che, a suo avviso, emergerebbero dalla rimodulazione del Patto Salva Città. Una questione che, secondo l’ex consigliera, meriterebbe un approfondimento politico e amministrativo nelle sedi istituzionali, a partire dal Consiglio comunale e dalla Giunta guidata dal sindaco Vincenzo De Luca. Al centro delle osservazioni di Petrone c’è innanzitutto il tema della valorizzazione del patrimonio pubblico comunale destinato alla dismissione. Secondo i dati richiamati dall’ex consigliera, i beni che inizialmente sarebbero stati stimati in circa 51 milioni di euro risulterebbero oggi avere un valore inferiore ai 17,5 milioni. Una differenza di circa 34 milioni di euro e una riduzione che si aggirerebbe intorno al 65% nell’arco di tre anni. Un dato che Petrone ritiene necessario chiarire. «Esattamente nel maggio 2026, quale improvvisa crisi economica, pandemia o crollo dei mercati è occorso solo su Salerno, giustificando la necessità di approvare una revisione così incisiva del valore del patrimonio in vendita?», chiede. «Da quanto tempo si sapeva che la stima a cui si è fatto riferimento in questi tre anni di piano di rientro non era aderente alla realtà? Se il valore di un insieme di beni patrimoniali può essere ridotto del 65% in soli tre anni, si tratta di una questione di assoluta gravità. Potrebbe essere opportuno sollevare la questione davanti alla Corte dei Conti, a tutela della cittadinanza». La questione, dunque, non riguarderebbe soltanto una revisione tecnica delle previsioni economiche, ma, secondo Petrone, investirebbe direttamente la programmazione finanziaria dell’ente e le conseguenze delle scelte compiute in questi anni. Perché una riduzione così consistente delle entrate attese dalla vendita del patrimonio imporrebbe, inevitabilmente, di individuare altre risorse per garantire gli equilibri previsti dal piano. Ed è proprio qui che si innesta il secondo fronte della contestazione. Il minor gettito previsto dalle dismissioni sarebbe infatti compensato, secondo quanto evidenziato da Petrone, anche attraverso un ulteriore incremento dell’addizionale comunale Irpef. L’aliquota passerebbe dall’attuale 1,1% all’1,2%, almeno fino al 2030. Un aumento che andrebbe a incidere direttamente sui contribuenti salernitani e che riporta al centro del dibattito il peso complessivo della fiscalità locale. Petrone sottolinea come Salerno si collochi già ai livelli più elevati per quanto riguarda l’incidenza delle addizionali sul reddito dei cittadini, considerando il combinato tra imposizione comunale e regionale. Il tema dell’addizionale Irpef, inoltre, si inserisce nel più ampio quadro della condizione finanziaria del Comune e delle misure adottate per il riequilibrio dei conti. La normativa ordinaria stabilisce un tetto per l’addizionale comunale, prevedendo tuttavia specifiche possibilità derogatorie per gli enti che si trovano in particolari condizioni di difficoltà finanziaria. Ed è proprio questo il punto sul quale l’ex consigliera invita ad aprire una riflessione politica: fino a che punto le difficoltà del bilancio comunale debbano essere affrontate attraverso un ulteriore aggravio fiscale per i cittadini. Per Petrone, quanto sta emergendo non rappresenta un episodio isolato né una situazione maturata improvvisamente. «Chi ha amministrato in questi anni ha dato certezza dei propri limiti – dichiara – e sta dimostrando di non riservare sorprese in meglio, anzi. Solo chi non ha amministrato può dimostrare di saper fare di meglio. E i migliori esempi, in Italia e nel mondo, vengono solo e unicamente dal nuovo». Parole che assumono un evidente significato politico, soprattutto alla luce della nuova fase amministrativa apertasi a Salerno. L’ex consigliera di Salerno Democratica individua proprio nella necessità di un cambio di metodo e di classe dirigente la risposta alle difficoltà che, a suo giudizio, continuano a emergere nella gestione della macchina comunale. La denuncia sul Patto Salva Città si intreccia, inoltre, con un’altra vicenda che nelle ultime settimane ha animato il dibattito cittadino: quella relativa al Grand Hotel Salerno e ai tributi contestati dall’amministrazione comunale alla società che gestisce la struttura. Una partita economica rilevante, sulla quale è in corso un contenzioso davanti al Tar e il cui esito resta ancora da definire. Secondo Petrone, il quadro complessivo pone una questione di equità. Da un lato il Comune è impegnato nel recupero di consistenti somme nei confronti di grandi contribuenti e in contenziosi che potrebbero richiedere tempi non brevi; dall’altro, per far fronte alle esigenze finanziarie dell’ente, l’amministrazione interviene sulle entrate fiscali chiedendo un ulteriore sacrificio ai cittadini. Il rischio denunciato dall’ex consigliera è che, ancora una volta, siano i salernitani a sostenere direttamente il peso delle difficoltà finanziarie. Mentre sulle grandi posizioni debitorie si aprono verifiche, ricorsi e battaglie giudiziarie, il prelievo fiscale sui contribuenti ordinari resta uno degli strumenti più immediati sui quali intervenire per garantire le entrate. Da qui la richiesta, almeno sul piano politico, di maggiore trasparenza e di un confronto aperto nelle sedi istituzionali. Per Petrone occorre chiarire le ragioni che hanno portato alla revisione delle stime sul patrimonio comunale, verificare la correttezza e l’attendibilità delle valutazioni effettuate negli anni e comprendere quali siano le effettive conseguenze della rimodulazione del Patto Salva Città sulle tasche dei salernitani. Una partita che, secondo l’ex consigliera comunale, non può essere liquidata come una semplice operazione tecnica di bilancio. Dietro le cifre della rimodulazione ci sarebbero infatti immobili pubblici, entrate mancate, nuove previsioni finanziarie e, soprattutto, tasse che rischiano di aumentare per i cittadini. Ed è proprio su questo terreno che Petrone chiede all’amministrazione di fornire risposte chiare: come si è arrivati alla svalutazione del patrimonio e perché il riequilibrio dei conti debba passare ancora una volta attraverso un maggiore contributo richiesto ai salernitani.