SALERNO VOTA SI - Le Cronache Ultimora
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SALERNO VOTA SI

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Alberto Cuomo

 

Perché i cittadini di Salerno voteranno probabilmente SI al Referendum sulla separazione delle carriere di giudici e procuratori? La nostra città è stata testimone del potere delle procure e pertanto i salernitani di buona memoria ben possono comprendere la necessità di un voto favorevole alla proposta di modificare la costituzione (che oltretutto ormai è una carta già alterata) da parte del governo. Sebbene siano trascorsi più di quaranta anni qualcuno ricorderà la cosiddetta tangentopoli salernitana, le indagini cioè rivolte a ricercate tangenti pretese dai politici sugli appalti dei lavori pubblici. Non che non vi fossero perversioni nella politica amministrativa del salernitano, ma la procura di Salerno andò alla loro ricerca a partire da un reato che non riuscì a dimostrare, sebbene in nome suo furono rovinate molte vite. Dal momento si supponeva che le presunte tangenti si annidassero nell’esecuzione dei lavori pubblici e, particolarmente, nelle varianti alle opere in costruzione che i direttori dei lavori approvavano per consentire alle imprese di guadagnare oltre il ribasso presentato per vincere le gare, nel considerare che con tale surplus si potessero offrire dazioni ai politici, la procura prese di mira i progetti redatti dai tecnici ritenendo fossero imperfetti, ovvero “non esecutivi”, onde facilitare le varianti, e individuò nella presunta non-esecutività il reato di falso ideologico. Tutto ciò basato sulla opinione di consulenti privi di una solida esperienza professionale (uno di essi è indagato da diversi anni nell’inchiesta sul trasporto di rifiuti pericolosi in Tunisia) i quali colpevolizzavano i progetti che, prima della Legge Merloni sui lavori pubblici introduttiva, per così dire, di una doppia esecutività (nel merito ho più volte sfidato da queste colonne il procuratore Michelangelo Russo ad un confronto pubblico da lui non accettato) non potevano non considerarsi esecutivi. Niente di male in un procuratore che, in forza di consulenti corrivi, ritiene di dover approfondire una propria teoria, se non fosse che diverse persone, tecnici e politici, pagarono con la gogna mediatica e con il carcere preventivo le ipotesi della procura tali da rovinare loro la vita. Buona parte dei salernitani ricorderà il caso Tortora e l’errore dei procuratori napoletani che non impedì loro di fare carriera a dispetto del popolare presentatore il quale invece cadde in profonda depressione. A Salerno vi furono casi analoghi e, tra gli altri, quelli di due galantuomini eletti a prestigiosi incarichi pubblici venuti fuori, dall’esperienza delle indagini e del carcere, distrutti socialmente e psicologicamente sebbene innocenti.  Si tratta dell’ex Rettore dell’Università di Salerno, Roberto Racinaro, e dell’ex sindaco socialista della nostra città, Vincenzo Giordano. Racinaro, cattedratico di Filosofia Teoretica, era un raffinato studioso di Hegel, apprezzato in tutto il mondo e, divenuto Rettore a meno di 40 anni, era stato eletto presidente della conferenza dei Rettori. In questa veste aveva convocato, il primo Giugno 1995, a Salerno i “Magnifici” di tutta Italia onde discutere dell’avvenire dell’Università italiana. Chi era presente alla cerimonia di apertura del convegno ricorderà la passerella del procuratore capo della Repubblica di Salerno, il dottore Ermanno Addesso, seduto in prima fila ad ascoltare ed applaudire la prolusione di Racinaro avendo già firmato il suo mandato di arresto. E infatti, la notte stessa alle 4, quasi fosse un mafioso in procinto di darsi alla latitanza e non un ignaro, onesto, cittadino, i carabinieri si presentarono a casa del Rettore e lo arrestarono. Il calvario di Racinaro durò ben 16 anni prima di giungere all’assoluzione nei diversi processi riguardanti del tutto improbabili reati e, frattanto, il dolore gli procurò due ictus che lo condussero alla morte a soli 60 anni. E i procuratori? Tutti promossi! L’altro caso è quello forse più noto del sindaco Vincenzo Giordano pure arrestato incredulo mentre giocava a carte con gli amici nella corte del condominio e sbattuto con la foto in manette sulle prime pagine. Il procuratore che formulò le accuse fu il dottore Michelangelo Russo, collezionista di giocattoli e statuine presepiali del 700 nonché amante delle ceramiche vietresi del periodo tedesco, amico di Vincenzo De Luca, al tempo vicesindaco, il quale, come è noto, dopo l’arresto di Giordano, ebbe la strada spalancata per giungere alla prima poltrona cittadina. Anche in questo caso Giordano fu distrutto politicamente e umanamente, mentre il dottore Russo, il cui fratello veniva nominato presidente di un inutile Parco tecnologico, giungeva a meritare la corte d’appello. Nemo profeta in patria, e il motto a Salerno è stato confermato grazie alla procura. E però la nostra città non può rimuovere le ingiustizie sofferte dai suoi figli migliori e, essendo una città civile, sicuramente voterà SI al Referendum non certo quale gesto punitivo per le procure, quanto per iffrire l’indicazione di far pagare, mediante l’Alta Corte Disciplinare prevista dalla riforma-Nordio, agli inquirenti i loro errori, così come del scelsero già, nel 1987, gli italiani con larghissima maggioranza nel voto referendario sulla responsabilità civile dei magistrati, poi annacquata dalle legge Vassalli voluta da Craxi.