Di Olga Chieffi
“E’ Wingardium Leviosa, non Leviosà” la celebre correzione di Hermione Granger a Ron Weasley nel primo film della saga di Harry Potter è balenato in mente un po’ a tutti, quando il Maestro Daniel Oren ha rettificato il Maestro Antonio Marzullo circa l’accento da dare al suo cognome. “’Oren e non Orèn” – ha precisato sempre con il sorriso e la sua voce di baritono, il Maestro ad Antonio Marzullo – rivelando, poi di essere israeliano con ascendenze palestinesi, gioco coi cognomi che è continuato con Panica, Panico, il nome del commissario prefettizio, Vincenzo, il quale ha rivelato di condividere il comune di nascita con l’indimenticato Maestro Vincenzo Alise e avendo affermato che un momento quale è l’incontrarsi in un luogo d’arte quale è il teatro e illustrarne la programmazione è un segno di distinzione per l’intera comunità, il Maestro Antonio Marzullo da trombonista e grande amante della banda, come tutti i fiati salernitani, ha richiesto un applauso per il grande direttore di banda. Ci vogliono i giusti accenti per fare la magia, è così, ed allora si riparte, in primis con la campagna abbonamenti con la prelazione per quanti vorranno rinnovare il carnet, incluso le scuole che sono ammesse a vedere le prove generali, di tutte le opere e i matinée de’ La Vedova Allegra. La stagione comunque allestita in un momento non facile per il Comune di Salerno, vivrà la sua inaugurazione il 16 aprile, con Il Trovatore affidato alla regia di Pier Francesco Maestrini, per la direzione di Leonardo Sini, il tenore Francesco Galasso nel ruolo del titolo, Maria Josè Siri che darà la voce a Leonora e Ksenia Dudnikova che sarà Azucena. Stride la vampa, il fuoco ci racconta di questo Trovatore con il suo linguaggio così incalzante, così ricco di “idee” musicali, di ritmi e motivi, che le “idee” del libretto sembrano quasi di peso, e quel fuoco sempre presente in scena, come fiamma che riscalda i soldati di guardia, che brucia nell’accampamento degli zingari e che, nel ricordo delirante di Azucena, arde sotto il rogo, sembra proprio rimandare all’altro fuoco, intangibile ma egualmente cocente: quello che infiamma gli animi dei protagonisti tormentati dalle passioni. Il 25 aprile rivedremo ancora Carmen, “Un demonio”, “una strega”, il fiore di gaggia all’orecchio, le gambe sottili e bellissime, la figura minuta, gli occhi lucenti come diamante, lo scatto dei reni pari a quello di un felino, una forza d’inferno, una inafferrabile forza amorosa, dove amore sta per devastazione e morte, come negra esaltazione e guerra”, così come la descrisse Mérimée, ma stavolta in forma di balletto, con le coreografie di Agnese Omodei Salè e Federico Veratti con le stelle del Balletto di Milano, con Giusy Villarà e Alessia Sasso che si alterneranno nel ruolo del titolo e Mattia Imperatore e Massimo Colonna Romano, in quello di Don Josè. L’opera per il Verdi quale teatro di tradizione e che ha nella sua mission di proporre opere poco rappresentate, porterà sul palcoscenico del massimo cittadino, forse per la prima volta, l’8 e il 10 maggio, “Il Signor Bruschino” di Gioachino Rossini, tra inganni, intrighi e astuzie nella migliore tradizione della farsa veneziana, che a dispetto della sua pessima fortuna, rivela una fattura estremamente accurata: funziona come una perfetta macchina teatrale. Sul podio salirà Jordi Bernàcer la regia, invece sarà di Raffaele Di Florio. Famiglia Lepore in palcoscenico con Carlo Lepore che sarà Gaudenzio e la figlia Giulia che debutterà al Verdi che ha lanciato tanti luminosi talenti, nel ruolo di Marianna, con Fabio Capitanucci nei panni di Bruschino e Maria Sardarian in quelli di Sofia. La condotta vocale e la strumentazione delle arie e degli insiemi di grande perizia: si veda la cavatina di Gaudenzio (“Nel teatro del gran mondo”), o il terzetto (“Per un figlio già pentito”), o il finale, con il gioco onomatopeico della ripetizione delle ultime sillabe o ancora l’aria di Sofia (Ah donate il caro sposo), impreziosita dal corno inglese in funzione concertante. La musica è improntata a una gioiosa leggerezza, che trascina l’esile ordito drammaturgico senza una battuta d’arresto verso il vorticoso finale. Torna maggio e torna Oren, il 29 e 31 maggio, con il Barbiere di Siviglia, di Gioachino Rossini, personaggi quelli di questo capolavoro che il pubblico ama da sempre, con un consenso che non accenna a diminuire, trascinato in un’esaltazione dionisiaca, da cantanti e strumenti che sono anch’essi protagonisti della vicenda, che come loro, dialogano, si pavoneggiano, si pizzicano, si inseguono, si prendono e si lasciano, aumentando via via la loro effervescenza strumentale. Con Oren torna anche un regista amato dal pubblico, quanto l’opera che andrà a firmare, Riccardo Canessa, “un vulcano la sua mente” per questo titolo diverrà. La Rosina viperetta avrà la splendida voce di Francesca di Sauro, un debutto il suo, con Maxim Lisiin nel ruolo di Figaro. Ritorno di Ambrogio Maestri, che ricordiamo insuperabile barone Scarpia, qui a Salerno, nel ruolo di Don Bartolo, mentre Yaroslav Abaimov sarà il Conte. Poi chissà se riuscirà, in agosto, una trasferta in Cina al seguito del Maestro Oren per esportare la nostra visione di Turandot. Estate di fuoco per la Filarmonica Giuseppe Verdi, impegnata su due fronti: tournée in Bulgaria tra Varna e Sofia e il Ravello Festival dove sarà impegnata nel concerto all’alba, quindi doppia formazione.





