«Prendo atto delle dichiarazioni rese dal Consigliere delegato all’Ambiente, Castelluccio, a margine dell’intervento di rimozione dei rifiuti abbandonati in Litoranea. Alla luce di tali dichiarazioni, si rende quantomeno necessario e opportuno chiarire alcuni aspetti al Consigliere», ha dichiarato Silvestri. «Dall’accesso agli atti che ho effettuato in data 9 aprile scorso emerge inequivocabilmente un dato oggettivo che smentisce la tesi dell’“allarmismo” paventata dal Consigliere: i rifiuti abbandonati sono classificati come “rifiuti speciali pericolosi”, con codici HP7 – cancerogeni – e HP14 – ecotossici. Pubblico, a tal proposito, uno stralcio del documento rilasciato dal laboratorio specializzato che ha eseguito le analisi sui rifiuti abbandonati. Il Consigliere delegato all’Ambiente, riferendosi proprio all’accesso agli atti, ha dichiarato chiaramente: “La verità è che non avete trovato nulla”, invitando anche a renderli pubblici integralmente. Dalle analisi, come si può constatare, emerge esattamente il contrario. Quando un rischio di questo tipo viene accertato, non si può parlare di “narrazione” né di “bomba ambientale” creata ad arte. Si parla di salute pubblica e di obblighi di legge». L’esponente dell’opposizione ha poi ricordato che «il rimorchio contenente tali rifiuti è rimasto sotto sequestro per mesi. In otto mesi, le coperture si sono progressivamente deteriorate e rimosse a causa delle intemperie. I rifiuti speciali pericolosi sono rimasti all’aria aperta, esposti al vento, e parte del materiale è finita anche sul terreno circostante. In una situazione del genere – con il mezzo sottoposto a sequestro – il compito del Consigliere delegato all’Ambiente era chiaro: informare immediatamente la Procura della Repubblica, titolare delle indagini, affinché fosse resa edotta della situazione e potesse autorizzare interventi di messa in sicurezza dei rifiuti speciali pericolosi» – ha aggiunto. «Il Consigliere delegato all’Ambiente ha informato la Procura? Inoltre, a partire dal dissequestro del 20 gennaio 2026, il suo compito era altrettanto chiaro: attivare immediatamente azioni volte a mettere in sicurezza il rimorchio, senza attendere l’intervento del deputato Borrelli, avvenuto a metà marzo. Di fatto, la messa in sicurezza dei rifiuti speciali pericolosi presenti sul rimorchio, con il ripristino delle coperture, è avvenuta soltanto dopo l’intervento del deputato. Perché il Consigliere delegato all’Ambiente non è intervenuto prima?» «Chiarito tutto questo, va detto che la rimozione avvenuta nei giorni scorsi è il risultato di un percorso amministrativo che ha dovuto seguire le proprie tempistiche: predisposizione della gara d’appalto, termini per la presentazione delle offerte, valutazione delle stesse, aggiudicazione e così via. Tutte fasi che richiedono tempi tecnici precisi». E ancora: «Non si può però riscrivere la storia. Chi ha denunciato, seguito questa vicenda in tutte le sue fasi, chi ha chiesto trasparenza e informato i cittadini del rischio ambientale e sanitario non ha creato allarmismo: ha semplicemente svolto il proprio dovere. Ai cittadini non servono comunicati finalizzati a sminuire chi solleva un problema. Servono atti chiari, interventi tempestivi e, soprattutto, la verità documentale», ha concluso il consigliere di FdI.





