Referendum Giustizia, Carlo Taormina: "Toni si stanno inasprendo" - Le Cronache Ultimora
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Referendum Giustizia, Carlo Taormina: “Toni si stanno inasprendo”

Referendum Giustizia, Carlo Taormina: “Toni si stanno inasprendo”

di Arturo Calabrese

Partecipato e coinvolgente l’incontro tenutosi ieri nell’aula consiliare del Comune di Agropoli. Ad organizzare l’appuntamento, “Verso il Referendum Costituzionale sulla Separazione delle Carriere”, è stata l’Unione Italiana Forense. Tra i diversi partecipanti, gli avvocati Marco Nigro, Luca Monaco, presidente provinciale della realtà associativa, e il giovane Gennaro D’Amico; il già magistrato antimafia Paolo Itri, oggi presidente della Corte di Giustizia Tributaria di Napoli; la docente Sara Annachiara Spinelli. Ospite d’onore è stato Carlo Taormina, avvocato penalista e ordinario di Procedura Penale presso l’Università di Roma Tor Vergata. Il penalista sostiene con convinzione la separazione delle carriere e, nel suo intervento, pone l’accento sullo scadimento e sull’inasprimento del dibattito pubblico sulla tornata referendaria.

Avvocato Taormina, continuano gli incontri formativi…

“Alla luce di quanto sta accadendo, viene la tentazione di radicalizzare lo scontro proprio sul piano politico, però non dobbiamo cadere nella trappola, perché poi se ne pagano le conseguenze soprattutto sul piano della possibile e pericolosa astensione. Si tratta di entrare nel merito, di capire dove stiamo, di capire per quale ragione ci sono settori, parlo anche dell’avvocatura, che in questi ultimi giorni danno segni di qualche insofferenza rispetto al tipo di risposta da dare al quesito referendario, e bisogna approfondire per rendersi conto delle ragioni di questa sorta di svolta un po’ traditrice, soprattutto per quello che riguarda l’avvocatura”.

Cosa si sente di dire ai cittadini?

“C’è una Costituzione che è nata in un modo e si è modificata in un altro. Il 1999 è stato un anno fondamentale per i problemi di cui ci occupiamo oggi, perché è stato l’anno dell’introduzione del nuovo articolo 111 della Costituzione, dove per la prima volta veniva istituito il principio del giusto processo. Penso che siano 25 anni che aspettiamo di mettere a posto la Costituzione rispetto a quello che essa stessa ha ritenuto dover essere il cardine del processo penale. Lì si parla della parità delle parti e di un giudice imparziale, quello che io chiamo il triangolo isoscele, dove il giudice è al vertice e accusatore e accusato sono alla base, entrambi sullo stesso piano. Questo è quello che vuole la Carta e la mia opinione è che dobbiamo essere conseguenti e metterla a posto. Non riesco a capire poi, sul piano dell’oggettività e direi addirittura dell’ontologia, come si possa confondere la funzione di giudicare con la funzione di accusare, come fa qualcuno a ritenere che si giudichi accusando o che si accusi giudicando. Francamente, qualcuno me lo deve spiegare”.

Lei ha parlato di radicalizzazione: secondo un certo dibattito, questo referendum è una sfida tra destra e sinistra, addirittura un voto di fiducia al governo di Giorgia Meloni…

“Questo è il problema della radicalizzazione politica, che assolutamente deve essere evitata ed è colpa non soltanto delle sinistre, ma anche delle destre e quindi di tutti e due i settori della politica. A me non interessa né dell’uno né dell’altro, ma questo è il perché, in questo momento, l’intervento di Mattarella ha rotto gli equilibri. Se ne doveva, però, ricordare quando Palamara denunciava quello che succedeva nel Consiglio Superiore della Magistratura; invece è stato silente. Di contro, l’iniziativa che ha assunto di andare praticamente a svergognare il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, gli ha fatto prendere una posizione di parte a favore del No. Queste sono cose che in seguito si pagano. Dobbiamo essere cittadini consapevoli ed equilibrati e gli avvocati, i colleghi di foro e quindi tecnici anche del diritto, prima di tutto, almeno per quello che mi riguarda, devono assolvere a un compito preciso, quello dell’informazione, in questo ultimo scorcio di campagna referendaria. La popolazione fa fatica a trovare le fonti a cui rivolgersi per informarsi. Qualcuno ha ritenuto che la scorciatoia potesse essere quella della politicizzazione tra destra e sinistra, la destra per il Sì e la sinistra per il No, e invece non è così, perché bisogna entrare nel merito e soprattutto essere oggettivi. Di fronte a una Costituzione che dice che Pubblico Ministero e avvocato debbono stare sullo stesso piano, come si fa a sostenere cose diverse? Quella riforma non l’ha fatta la destra, l’ha fatta la sinistra, perché al governo c’era D’Alema con l’Ulivo, un governo molto importante che aprì anche alla Commissione per la Riforma della Costituzione, nella quale si parlò per la prima volta dell’Alta Corte di Giustizia per i magistrati. Elementi che la sinistra ha messo sul banco dell’analisi per farli diventare dati della Costituzione e oggi sembra che se ne sia dimenticata”.