Pm Katia Cardillo: No, il Pm non sia un superpoliziotto - Le Cronache Attualità
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Pm Katia Cardillo: No, il Pm non sia un superpoliziotto

Pm Katia Cardillo: No, il Pm non sia un superpoliziotto

di Mario Rinaldi

 

 

Mancano pochi giorni per il voto sul referendum giustizia. Le correnti del sì e del no si stanno attivando su tutti i fronti per cercare di ottenere i consensi utili a raggiungere quei voti in più rispetto agli avversari, che vorrebbero dire vittoria, dato che trattandosi di referendum confermativo non necessita di alcun quorum per renderlo valido. Chi si sta battendo strenuamente per il no è il sostituto procuratore della Procura di Salerno, dottoressa Katia Cardillo, che ha giustificato questa sua scelta in modo chiaro, preciso e puntuale.

Pochi giorni prima del voto sul referendum giustizia. Che aria si respira?

“Si respira aria di partecipazione e di interesse per capire fino in fondo il merito della riforma, oltre gli slogan urlati e i luoghi comuni”.

Lei sostiene le ragioni del NO. Può spiegarci, in sintesi, le motivazioni di questa scelta?

“Sostengo convintamente le ragioni del NO per conservare un pubblico ministero che non sia una sorta di superpoliziotto ma che abbia la cultura della giurisdizione in funzione di garanzia dei cittadini e che rimanga, perciò, “parte imparziale”  che non deve vincere a tutti i costi ma che ragioni come il Giudice e che continui a cercare le prove anche a favore dell’indagato; perché indebolire la Magistratura sarebbe un danno per i cittadini; perché questa riforma, che pure è stata definita con tanta enfasi la riforma epocale, non si preoccupa di dotare la macchina giudiziaria di più risorse umane ed economiche, di snellire le procedure, di intervenire sui Tribunali allo stremo e che non riescono ad offrire risposte alla domanda di giustizia, non si preoccupa di rendere ragionevoli i tempi dei processi civili e penali”.

Un dibattito che è stato molto politicizzato, con tanti interventi di esponenti di destra e di sinistra. Ma la politica realmente assume un ruolo in questo referendum? Se sì, in che misura?

“Ogni referendum inevitabilmente si presta ad essere politicizzato. Ma non è questo il problema perché la Costituzione non ha colori politici ed è di tutti. Questa riforma ha in sé il rischio concreto che il potere politico si infiltri nella Magistratura condizionandone autonomia ed indipendenza che, è bene ricordare, non è un privilegio dei Magistrati ma la garanzia che la legge sia eguale per tutti, potenti e deboli, forti e fragili, abbienti e meno abbienti”.

Molti sostengono che questo tema referendario sia molto tecnico, per addetti ai lavori. Potrebbe spiegare semplicemente agli elettori, soprattutto quelli meno addentrati nella materia, cosa si va a votare e se questo voto incide sulle vite dei cittadini?

“La materia è molto tecnica, tuttavia, non riguarda solo gli addetti ai lavori ma tutti i cittadini, le nostre garanzie e i nostri diritti. Innanzitutto si va a votare un testo che non essendo definito nei suoi aspetti essenziali rende il voto un salto nel buio; nel merito si va a votare lo stravolgimento dei presidi che la Costituzione, dopo la dittatura fascista, volle scolpire, a garanzia dei cittadini, per garantire alla Magistratura autonomia ed indipendenza da ogni altro potere e da ogni forma di condizionamento, prevedendo un unico Consiglio Superiore della Magistratura, eletto e con competenza disciplinare. La riforma spezzetta il CSM, introduce diverse modalità per la sua composizione sorteggiando i magistrati e scegliendo invece, di fatto, i laici di nomina politica, sottrae al CSM la giurisdizione disciplinare affidandola ad un giudice speciale, l’Alta Corte disciplinare, che è costruito come un’arma di pressione e di condizionamento. Un magistrato condizionato è un Magistrato meno libero e quindi meno giusto. Autonomia ed indipendenza significa assumere decisioni rilevanti nella vita dei cittadini senza interferenze e senza pressioni esterne”.

L’altro giorno è stata ospitata all’Università di Salerno per un confronto tra le ragioni del SI’ e del NO. C’è stata grande partecipazione degli studenti. I giovani come hanno approcciato a questo referendum? In un’epoca caratterizzata da tante incognite, sia sul piano nazionale che internazionale, che futuro vede per i giovani?

“L’incontro all’Università degli studi di Salerno è stato pieno di stimoli e molto partecipato dai giovani studenti. È stato molto piacevole essermi trattenuta con alcuni di loro fuori dall’aula per un ulteriore approfondimento. Erano desiderosi di comprendere fino in fondo gli aspetti tecnici della riforma. Partecipare da parte loro con consapevolezza a questo referendum è un importante esercizio di libertà. L’augurio che mi sento di fare ai giovani è di essere custodi della nostra Costituzione, di avere cura dei principi e dei valori in essa espressi. Per il loro futuro”. Ragioni del no che, nelle modalità espletate dalla dottoressa Cardillo, cercano di andare oltre gli steccati per tutelare, a suo dire, la Costituzione e gli interessi dei cittadini.