Pisano: Cosmi, dichiarazioni sbagliate - Le Cronache Salernitana
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Pisano: Cosmi, dichiarazioni sbagliate

Pisano: Cosmi, dichiarazioni sbagliate

“E segna sempre lui” cantavano in 2000 nel giorno del compleanno numero 107 della Salernitana, a conferma di quanto sia indissolubile il patto di sangue sottoscritto nei magici anni Novanta e che durerà per tutta la vita. E a intonare con le lacrime agli occhi uno dei motivetti che spopolavano all’Arechi nell’era di Rossilandia non erano soltanto i tifosi che hanno avuto la fortuna di vivere quelle emozioni in prima persona, ma anche quelle nuove generazioni che conoscono la squadra forse più forte di sempre grazie ai racconti di nonni e genitori e che inventerebbero la macchina del tempo solo per tornare indietro e godersi una Salernitana magica. E non solo per i risultati e per il gioco espresso. Dici Giovanni Pisano e la mente fa un salto all’indietro, con la Bersagliera che dava spettacolo in giro per l’Italia e il vero 4-3-3 che esaltò le peculiarità di uno dei bomber più forti in assoluto. In un momento in cui la società fatica a creare quell’imprescindibile rapporto di simbiosi tra la squadra e il territorio, ecco che la redazione di Cronache ha avuto il piacere di intervistare in esclusiva chi incarna in pieno i valori della curva e di un popolo che ha sottoscritto quasi 7000 abbonamenti nonostante un triennio fallimentare alle spalle. Ecco le dichiarazioni dell’indimenticato numero 9:

Come giudica il mercato condotto sin qui dalla Salernitana? La sensazione è che si vada al risparmio e che si fatichi a piazzare i colpi più importanti…

“Parto da una premessa: per me il direttore sportivo Faggiano è un capace uomo di calcio che, però, andrebbe messo nelle condizioni di operare senza paletti come accade per esempio ad Angelozzi in quel di La Spezia. Se si punta prima a cedere e poi ad acquistare diventa dura e la società sta commettendo un grosso sbaglio. Il Bari è in ritardo, a Catania sappiamo tutti quello che sta succedendo e la Salernitana deve assolutamente approfittarne. Dispiace che, a ridosso dell’inizio della nuova stagione, non sia stato ancora preso un attaccante forte oltre che un centrale difensivo affidabile. Il nome di Capuano circola da settimane, ma quando lo ufficializzano?”.

C’è il rischio di vivere una stagione anonima?

“Chi rappresenta la Salernitana non può permettersi di propinare al pubblico un anno di galleggiamento o di assestamento. Stiamo parlando di una piazza che ha sottoscritto settemila abbonamenti dopo un triennio disastroso. Sia chiaro: io sono curioso di vedere all’opera i nuovi arrivati. Di Llano si parla molto bene e spero possa ripetersi in un contesto particolare come quello di Salerno. Ma occorrono altri rinforzi, in tutti i reparti. E spero che l’allenatore dia un gioco alla squadra”.

Non è convinto della scelta di rinnovare il contratto a Cosmi?

“Non dico questo. Ma è evidente che la Salernitana della passata stagione non avesse un gioco. Puoi avere gli attaccanti più forti del mondo, ma se non li metti in condizioni di esprimersi fai fatica. E c’è una cosa che proprio non mi scende…”.

Dica…

“Le dichiarazioni che ha fatto dopo l’ultima amichevole. I panni sporchi si lavano in famiglia. Non è possibile che un dirigente lavori sotto traccia per provare a rinforzare la squadra tra mille difficoltà indipendenti dalla sua volontà e l’allenatore si lamenta pubblicamente. Al massimo ti chiudi in sede e discuti esprimendo le tue idee. Così si crea confusione. Certo, con una società maggiormente presente e formata da uomini di calcio certe cose non succederebbero…”.

Lescano-Ferrari coppia complementare?

“Torniamo al discorso di prima. Indiscutibilmente stiamo parlando di due top player per la categoria, ma se non hai gioco li esponi a brutte figure. Devono stare in area di rigore e ricevere palloni dai compagni. A me questo calcio moderno, con il centravanti che fa le sponde e girovaga per il campo, non piace per niente. Un attaccante deve fare gol, punto! E un altro giocatore con caratteristiche diverse deve essere preso, a maggior ragione dopo l’addio di Roberto Inglese. Nulla contro Bevilacqua, un giovane che avrà modo di dimostrare il suo valore, ma l’asticella va alzata in ogni reparto”.

Oltre all’aspetto tecnico è d’accordo con chi dice che manchi attaccamento alla maglia?

“Torniamo indietro alla doppia gara col Brescia. Ma possibile che, in una semifinale playoff e davanti a 30mila spettatori, tiri in porta una sola volta? Ci sta prendere gol alla fine, la Salernitana è stata anche sfortunata, ma che gioco avete visto? Al Rigamonti ancora peggio: il colpo di testa di Inglese e poi il vuoto: 2-0 e tutti a casa. Una roba veramente triste. L’atteggiamento non deve mai mancare, noi facevamo parte di un calcio in cui se perdevi ti sentivi in colpa nei confronti della gente. Oggi invece, tra porte chiuse e calciatori che battono la mano sul petto per poi chiedere di essere ceduti, c’è un modus operandi diametralmente opposto a quello che meriterebbe una piazza come quella granata”.

Tanti abbonati, Arechi che nell’esordio col Sorrento offrirà un bel colpo d’occhio. Giusto così o ci vorrebbe qualche civile, ma dura presa di posizione rispetto all’ennesimo mercato a rilento?

“Ci vorrebbe una giusta via di mezzo. Il presupposto non cambia mai: Salerno è innamorata della maglia, ha un senso d’appartenenza fuori dal comune e ha inteso dimostrare che la categoria o il triennio disastroso non hanno scalfito l’amore per il cavalluccio marino. Però è chiaro che la società debba far capire al pubblico cosa voglia fare da grande, questa piazza non può vivacchiare in serie C dopo due retrocessioni che gridano vendetta. Ai miei tempi credo che un periodo così lungo di errori e sconfitte sarebbe stato accompagnato da ben altre pressioni e prese di posizione. Chapeau a uno stadio da 20-25mila anche in C, ora tocca al presidente”.

Deluso da Iervolino?

“C’erano stati tanti proclami in avvio, poi è andata come tutti sappiamo. Chi se la prende principalmente con Faggiano ricordi sempre che un direttore sportivo si muove in base ai parametri imposti dalla società. Io credo che dovrebbe circondarsi solo di uomini di calcio. Ed è fondamentale rinforzare questa squadra, la C va vinta direttamente perché i playoff quest’anno saranno tra i più duri di sempre. Nell’altro girone ci sono Spezia, Ravenna, Reggiana, Pescara e Perugia. Aggiungiamo almeno una tra Catania e Bari, oltre a Cittadella, Brescia e altri campi infuocati laddove per la Salernitana sarebbe durissima. Non approfittare delle difficoltà sul mercato delle dirette concorrenti sarebbe un autogol inspiegabile. Iervolino, Salerno deve lottare per vincere. Ha un pubblico meraviglioso ed è tempo di risalire la china dopo un progressivo tracollo”.

Quanto sembrano lontani i tempi in cui la Salernitana e la gente erano una cosa sola…

“La differenza la noti quando ci sono eventi dedicati alla storia. Anche chi non ci ha visto giocare snocciola a memoria la formazione degli anni Novanta e si emoziona quando fa una foto con noi. Era un gruppo vero, composto da gente che amava e ama visceralmente la curva Sud e la Salernitana. Se perdevi stavi male, quando vincevi sentivi di aver fatto felice un popolo che spingeva e ti aiutava per tutto l’anno. Altro che allenamenti a porte chiuse: avevamo voglia di tastare con mano l’umore della gente, di coinvolgerla 365 giorni su 365 e non solo quando c’era da pagare il biglietto per venire allo stadio. Ci hanno riconosciuto il rispetto per la maglia, erano per davvero il dodicesimo uomo in campo. A distanza di lustri la passione del popolo salernitano è rimasta immutata, tocca alla società capire quale patrimonio di inestimabile valore rischi di disperdere. E non è solo questione di risultati”.

Gaetano Ferraiuolo