Franco Picarone consigliere regionale del Pd, già presidente della commissione bilancio.
Come valuta questi primi mesi della Presidenza Fico e che differenze con la gestione De Luca?
«Con De Luca la catena di decisione era più corta e quindi piu immediata. Conosco il suo modo, meno quello di Fico. De Luca è costantemente sul pezzo. Sa informarsi per tempo, e comunque in tempi rapidi. La decisione politica, che può piacere o meno, non tarda quindi ad arrivare. Fico guida una coalizione ampia. Una vicenda amministrativa direi sostanzialmente diversa. Ancora presto per dare un giudizio definito sull’efficacia amministrativa di questa nuova giunta.
Come valuta il documento economico della maggioranza?
«Ha consentito di ampliare non poco la manovra grazie alle risorse che si sono liberate con l’uscita dal disavanzo. 58 milioni nel 2026, 36 milioni nel 2027, 27 milioni nel 2028. E poi 56 milioni 2026 derivanti da rinegoziazione di mutui mef. Risorse che prima non si potevano spendere e che sono andate su capitoli importanti. Ne citiamo alcuni: compartecipazione della quota regionale per i fondi europei, acqua e depurazione, restituzione delle quote libere al servizio sanitario di quanto assegnato impropriamente all’Arpac, difesa suolo e mareggiate, interessi su debiti fuori bilancio, disapplicazione addizionale comunale aeroporto Pontecagnano da trasferire allo Stato. Tutte cose importantissime.
Al di là dei tecnicismi e della destinazione specifica della spesa la mia valutazione politica è positiva perché ciò che si è speso in più lo si è speso nell’interesse della Campania. Rimarco, ma l’ho già fatto in Consiglio in occasione dell’approvazione del bilancio preventivo a marzo scorso, che l’uscita dal disavanzo di 5,5 miliardi di euro, con largo anticipo, la dobbiamo ad un grande lavoro durato dieci anni, cui ho potuto contribuire anch’io per la mia piccola parte di competenza per il ruolo ricoperto. La giunta di questa consiliatura ha definito la fase ultima con l’approvazione, opportunamente, della delibera di giunta del febbraio scorso che ha consentito, seguendo le indicazioni della legge di bilancio dello Stato, di scomputare dal disavanzo il fondo per le anticipazioni di liquidità per 1,9 miliardi, azzerando così di fatto lo squilibrio residuo.
Polemiche sulla rottamazione cui Fico ha dato via libera ma si ritrova un emendamento contro del Gruppo A Testa Alta: che succede nella maggioranza?
«Nulla di che. Francamente la Regione accerta sostanzialmente per cassa. Non sono iscritte a bilancio né sanzioni né interessi sul mancato pagamento del bollo o di altre imposte: quindi nessuna rinuncia contabile a crediti dell’ente. Non mi pare una operazione strategica. Serve solo a fare un po’ di pulizia nei residui. Non la enfatizzerei. Io ho votato a favore».
Quale sarà il suo impegno in questa consiliatura?
«Sanità e agricoltura soprattutto. Commissioni di cui faccio parte insieme alla commissione bilancio dove metto a disposizione volentieri la mia decennale esperienza di presidente».
Quali sono le tre emergenze che ritiene debbano essere affrontate con urgenza in Campania?
«La Campania è terra complicata. Nei dieci anni precedenti ci siamo tirati fuori dal baratro lavorando duro. Ma ci sono ancora tante criticità. In tutti i settori. Ora si tratta di dare nuovo slancio, anche con propositi e nuove idee. Penso al fatto che siamo usciti dal disavanzo con il bilancio e dal piano di rientro in sanità. Ci sono le condizioni per fare di più per i cittadini campani. Questo è anche il mio fronte di impegno».
La sanità campana continua a registrare criticità, soprattutto nelle liste d’attesa e nella carenza di personale. Quali interventi ritiene prioritari?
Ho detto, anche in campagna elettorale, che dobbiamo essere di lotta e di governo. Molte risposte spettano a noi, altrettante al governo. Quanto al governo nazionale, penso alle battaglie da fare per l’equo riparto dei fondi per la sanità che ci penalizza ancora, per l’incremento degli stipendi dei medici, per la riforma delle scuole di specializzazione, per il potenziamento del fondo sanitario. Noi in Campania dobbiamo invece continuare a lavorare duro per ridurre le liste d’attesa. E lo dobbiamo fare con sano realismo, considerando che siamo ancora fanalino di coda per numero di addetti nella sanità (paghiamo ancora il blocco delle assunzioni per 10 anni di commissariamento). In questo senso la sanità privata accreditata non va secondo me demonizzata. Va certamente monitorata e controllata. In tantissimi casi però ha consentito di evitare in questi anni l’interruzione delle prestazioni. Io la considero una gamba della sanità pubblica. Essenziale ancora per molto tempo per contribuire ad offrire servizi sanitari adeguati ai cittadini, comunque la si voglia pensare.
Lei ha già presentato iniziative di legge interessanti. Ci può riferire?
«Due sono già state presentate. La prima riguarda l’assistenza sanitaria ai senza fissa dimora, legge che io considero di civiltà, già approvata in commissione sanità, e la seconda sull’intelligenza artificiale (IA), che contiene un osservatorio per valutare gli impatti di questa grande rivoluzione su tutti gli aspetti della vita della nostra regione, coinvolgendo personalità scientifiche di altissimo livello. Ho anche presentato due mozioni: una sul Made in Italy, per dare certezza ai consumatori sul contenuto dei nostri prodotti della filiera agroalimentare, e un’altra sull’introduzione del voto di preferenza in vista della riforma elettorale in corso a Roma. Con orgoglio dico che è stata votata da tutto il consiglio regionale con una sola astensione. Penso che siamo l’unica assemblea regionale ad essersi pronunciata in tal senso.
In finanziaria sono stati approvati sette miei emendamenti. In corso di presentazione ho altre due leggi, di cui non posso dire fino alla presentazione. Dico solo che sono due riforme molto importanti».








