di Arturo Calabrese
Quello dei cinghiali è ormai diventato un problema che riguarda da vicino gran parte del Cilento e che non sembra più confinato alle campagne o alle aree boschive. Gli avvistamenti si moltiplicano anche nelle zone abitate, con gli animali che si spingono sempre più vicino alle case, alle strade e ai luoghi frequentati quotidianamente dalle persone. Negli ultimi giorni, a Pellare, frazione di Moio della Civitella, alcuni cinghiali sono stati avvistati addirittura in piazza Santa Caterina, nel cuore del centro abitato. Un episodio tutt’altro che isolato: ad Agropoli, nei mesi scorsi, un esemplare è arrivato fin sulla spiaggia di San Marco, muovendosi tra i bagnanti e arrivando anche in acqua, mentre ad Omignano capoluogo altri animali sono stati segnalati persino all’interno di un parco giochi. A Castellabate, invece, gli avvistamenti hanno riguardato zone a pochi passi dalle abitazioni. Il fenomeno sembra dunque assumere dimensioni sempre più difficili da ignorare: i cinghiali non sono più soltanto una presenza delle aree rurali, ma fanno ormai parte, loro malgrado, della cronaca dei centri abitati cilentani. E oltre alla curiosità suscitata dalle immagini, aumentano le preoccupazioni per la sicurezza di automobilisti, residenti e turisti, oltre che per i danni alle coltivazioni e al territorio. Un problema che, con l’avvicinarsi della stagione autunnale, rischia di tornare con ancora maggiore forza al centro del dibattito. La preoccupazione, adesso, riguarda anche le colture autunnali, a partire dall’uva, con gli agricoltori che temono possibili incursioni proprio nel periodo della raccolta. I vigneti rappresentano una delle produzioni più importanti del territorio e il timore è che la presenza sempre più frequente dei cinghiali possa trasformarsi in un ulteriore danno per chi vive del lavoro nei campi. Anche sulla produzione dell’olio potrebbero esserci delle ricadute, considerando che la presenza sempre più frequente dei cinghiali nelle aree rurali rischia di provocare danni agli uliveti proprio in una fase delicata dell’anno. Gli animali, infatti, possono entrare nei terreni coltivati, danneggiare le piante e compromettere parte del raccolto, aggiungendo ulteriori difficoltà a un comparto già alle prese con le incognite legate alla produzione. La preoccupazione degli agricoltori riguarda quindi non soltanto l’uva e le altre colture autunnali, ma anche le olive, con il timore che l’aumento degli avvistamenti possa tradursi in conseguenze concrete per la prossima campagna olearia. Sul fronte del contenimento, il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni ha avviato una serie di iniziative per ridurre la presenza dei cinghiali e limitare i danni al territorio. Il piano prevede il controllo selettivo attraverso operatori appositamente abilitati, mentre l’Ente ha anche rafforzato le procedure per la gestione degli animali abbattuti, con l’obiettivo di rendere più efficace e ordinata l’attività di contenimento. Un intervento necessario per cercare di riportare la presenza dei cinghiali entro livelli compatibili con la tutela dell’ambiente, delle coltivazioni e della sicurezza dei cittadini.








