Pagani. “Con il nuovo assetto del clan, Alfonso Cicalese assumeva il ruolo di cassiere del capo clan Francesco Fezza, detenuto”. Ancora un ricorso respinto della Corte di Cassazione per gli indagati ritenuti esponenti della cosca del Bronx di Pagani arrestati a settembre scorso. Nessuna misura cautelare meno afflittiva del carcere per Alfonso Cicalese, difeso da Rino Carrara, finito in manette a 5 mesi fa su input della Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno. Cicalese sarebbe autore di una serie di reati in materia di armi, ricettazione e detenzione e cessione di hashish e cocaina. Oltre che cessione di armi. Aveva chiesto l’annullamento dell’ordinanza o, in alternativa, gli arresti domiciliari. Il ricorso è inammissibile. Per la Cassazione il quadro indiziario delineato dal Gip e confermato dal Tribunale del riesame, contiene una ricostruzione storica e una valutazione giuridica, allo stato delle indagini, sufficientemente giustificative della ritenuta sussistenza del delitto di associazione mafiosa con la qualifica di partecipe attribuita a Cicalese. “Fulcro di questo convincimento deriva dalle intercettazioni in cui gli indagati, tra cui Cicalese, discutono di armi e del prezzo di acquisto di quattro pistole di fabbricazione sovietica”. Il Riesame inoltre ha evidenziato che Cicalese pur non partecipando materialmente all’operazione, apportava un contributo alla spedizione punitiva eseguita dai membri del clan “Fezza – De Vivo”, in danno di un uomo ritenuto essere un traditore, in quanto, presente all’interno del noleggio di Angri, luogo di incontro di tutti gli indagati, quale alter ego di Fezza Francesco, aveva il compito di verificare, in itinere, l’esecuzione dell’azione criminosa. “L’episodio, compiuto nell’ambito di un contesto camorristico, correttamente, quindi, è stato ritenuto elemento gravemente indiziante di partecipazione dell’indagato al gruppo criminale tenuto conto, poi, che Cicalese, all’esito del nuovo assetto delineatosi all’interno del gruppo camorristico, assumeva il ruolo di cassiere e alter ego del capo clan Francesco Fezza”, conclude la Cassazione..





