Pagani. Appalti pilotati, assunzioni e favori al boss latitante - Le Cronache Ultimora
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Pagani. Appalti pilotati, assunzioni e favori al boss latitante

Pagani. Appalti pilotati, assunzioni e favori al boss latitante

Pagani. Appalti pilotati, assunzioni di clan, voti di scambio e la complicità di politici e dirigenti di Palazzo San Carlo: è la fotografia del Viminale con motivazioni che hanno portato allo scioglimento del consiglio comunale di Palazzo San Carlo. E mentre l’ex sindaco De Prisco (oltre a Italia Viva con Anna Rosa Sessa) ha formalizzato richiesta al prefetto di accesso agli atti, emerge uno spaccato di “mala gestio” e “concessioni” al malaffare nella città liguorina. Al centro delle attività investigative dei commissari non ci sono solo i rapporti con Marrazzo ma anche altri problemi amministrativi non risolti da anni. Uno di questi è lo storico problema di fondo Criscuolo, dal 1990 residenza della famiglia Gioacchino D’Aria Petrosino, detto “Sparaspara”, noto pregiudicato paganese per gravi reati, e della moglie. A fronte di una presunta occupazione senza titolo del fondo agricolo e di alcuni abusi edilizi, il Comune di Pagani fece un accordo transattivo dove rinunciava a perseguire l’interesse pubblico in cambio di due appartamenti da dare agli occupanti oltre a 200mila euro. Un accordo che ha lasciato allibiti e che ora è in fase giudiziaria seguita dalla tenace dirigente dell’ufficio legale subentrata dalla fine del 2023. Proprio questo ufficio si sarebbe impegnato anche per affrontare molti di quegli abusi edilizi legati ai vertici del clan di cui si parla ne decreto di scioglimento. Con l’arrivo della nuova dirigente dell’ufficio legale del Ente, l’avocato Valeria Galasso, la situazione è stata ripresa e sono state individuate dettagliatamente le opere abusi nel fondo, contestate e a seguito di ricorsi, il legale del Comune ha vinto più volte. Grazie al suo apporto oggi pende un giudizio per risoluzione contrattuale davanti il tribunale di Nocera Inferiore, sezione agraria. Il prefetto di Salerno ha posto l’accento su abusi riscontrati nel 2023, durante le ricerche di un elemento di spicco del clan, resosi latitante. La commissione d’indagine si sofferma “sull’installazione di taluni manufatti – paletti dissuasori dinanzi al garage di un’abitazione di proprietà dello stesso latitante – emblematicamente autorizzati dall’ufficio della polizia locale nel febbraio 2022 violazione delle vigenti disposizioni del codice della strada”. Il Comune non avrebbe perseguito efficacemente alcuni abusi edilizi di pareti di boss. In un caso producendo anche atti poi annullati dalla giustizia amministrativa e in un caso, nonostante un parere di un docente universitario, però non seguito. Centrali sono i rapporti tra Comune e la Pedema, società ritenuta del clan Fezza/De Vivo. Facendosi largo tra gli omissis si intuisce che i commissari hanno esaminato in primis i rapporti che la Pedema, la cooperativa in capo a Marrazzo, aveva avuto con Palazzo San Carlo, in particolare con alcuni funzionari. In quell’inchiesta era stato indagato anche l’attuale sindaco, Raffaele Maria De Prisco, poi archiviato, assieme all’assessore comunale Pietro Sessa, prosciolto. Attenzione massima anche sugli addetti a servizio di spazzamento con la Sam e i legami con la criminalità.