di Erika Noschese
Ha raggiunto il Molo 3 Gennaio del porto commerciale di Salerno pochi minuti prima delle 10 la Open Arms, imbarcazione dell’ong spagnola, che la scorsa notte ha soccorso sei persone a bordo di un piccolo gommone ormai alla deriva. L’organizzazione ha immediatamente lanciato l’allarme e il porto sicuro assegnato è stato quello di Salerno, raggiunto nella mattinata di ieri per il primo sbarco del 2026. A bordo sei persone, quattro maggiorenni e due minorenni, tutte originarie della Somalia, tratte in salvo nei giorni scorsi nel Mediterraneo. Sul posto sono intervenuti, tra gli altri, anche gli assistenti sociali del Settore Politiche Sociali del Comune di Salerno, che hanno preso in carico i due minori non accompagnati. I quattro migranti maggiorenni resteranno in provincia di Salerno, mentre i due minorenni, di circa 16 anni, sono stati affidati ai progetti Fami (Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione), gestiti dal Ministero dell’Interno attraverso la rete dei Comuni. Al porto era operativa la macchina organizzativa ormai consolidata, coordinata dalla Prefettura, con la presenza del prefetto di Salerno, Francesco Esposito, del questore Giancarlo Conticchio, dei volontari della Croce Rossa Italiana, della Protezione Civile e degli interpreti. «Benché noi diciamo che la macchina organizzativa è rodata, ora deve seguire procedure nuove, introdotte con il Patto europeo su migrazione e asilo. Ci saranno screening sanitari molto più approfonditi, procedure di identificazione più accurate e, quando ricorreranno i presupposti – che in questo caso non sembrerebbero sussistere – saranno applicate anche le procedure accelerate di frontiera», ha dichiarato il prefetto Francesco Esposito. «Oggi è un nuovo inizio che parte con numeri piuttosto contenuti», ha aggiunto il prefetto, confermando che le persone adulte saranno tutte collocate in provincia di Salerno. «Sarebbe stato inutile, con numeri così bassi, far sopportare loro anche il sacrificio di un ulteriore trasferimento in altri territori». Tra le novità introdotte dalle nuove disposizioni figurano, oltre agli screening sanitari e alle procedure di identificazione, anche verifiche più approfondite delle condizioni di vulnerabilità dei migranti. In questo contesto assume un ruolo ancora più centrale la Croce Rossa Italiana, presente al porto con il team nazionale che sarà impegnato in tutti gli sbarchi per l’applicazione delle nuove procedure. Al momento non è possibile prevedere ulteriori approdi. «Gli sbarchi hanno ritmi variabili: ci sono momenti in cui sono più intensi e altri in cui sono meno frequenti. Anche il numero delle persone che stanno sbarcando, su tutto il territorio nazionale, mi sembra abbastanza contenuto rispetto allo scorso anno e, ancora di più, rispetto a due anni fa. Registriamo quindi numeri in diminuzione e una programmazione che tiene conto dell’andamento degli arrivi sul territorio nazionale», ha concluso il prefetto Esposito, ribadendo che «quando accogliamo sbarchi lo facciamo sempre con lo stesso spirito di accoglienza, garantendo la sicurezza e curando ogni singolo aspetto. Sappiamo che le procedure sono cambiate e che, in alcuni casi, potranno essere applicate le procedure accelerate di frontiera». A confermare l’introduzione delle nuove misure è stato anche il questore di Salerno, Giancarlo Conticchio. «Si tratta di procedure più rigorose, ma siamo già organizzati. A seguito degli incontri svolti in Prefettura con il prefetto e il suo staff, l’Ufficio Immigrazione è pronto ad applicare le nuove disposizioni», ha spiegato. «Sono misure previste dal nuovo regolamento europeo che garantiscono anche maggiore certezza e stabilità nella gestione dell’accoglienza». Di tutt’altro tenore la posizione della Open Arms che, attraverso una nota, ha criticato la scelta del porto di sbarco. «L’assegnazione di Salerno come porto di sbarco rappresenta l’ennesima applicazione della politica dei porti lontani. Una disposizione che costringe le navi delle Ong a navigare per giorni verso scali distanti dalle aree di soccorso, sottraendole al pattugliamento del Mediterraneo centrale e riducendo la capacità di risposta a nuove emergenze. Open Arms continua a considerare questa misura ingiustificata sul piano umanitario e controproducente su quello operativo».








